Editoriale

Siamo logorati dalla speranza. È questo il problema di coloro che hanno cercato di difendere gli ecosistemi della terra. Ogni volta che i governi si incontrano per discutere della crisi ambientale, ci sentiamo dire che si tratta del vertice dell’ “ora o mai più” dal quale dipende il futuro del mondo.
Le premesse del Summit Rio 2012 erano celebrative di un evento che vent’anni prima (Rio 1992) aveva suscitato presa di coscienza mondiale e legittime aspettative. Proprio questo approccio commemorativo avrebbe consentito e meritato più coraggio, più partecipazione e visionarietà. Ma i grandi della terra si sono via via defilati svuotando questo appuntamento da qualsiasi impegno negoziale. “The Future We Want”, il documento finale, è stato figlio di un compromesso inutile che non serve e scontenta tutti. L’ennesimo inganno.
Quello che a Rio nel 1992 era un dubbio oggi è diventato così una certezza: sono pochissimi gli uomini e i governi che si impegnano realmente a cambiare rotta. Forse il tempo dei grandi Summit sulla Terra è finito: per salvare il pianeta servono atti concreti.
In questo grave contesto di immobilità delle politiche nazionali per l’ambiente (e della politica internazionale) è interessante, notare che sempre più cittadini del mondo, nelle diverse realtà geografiche, “fanno da soli”, creano nel loro lavoro, nella loro personale economia di vita (di sostentamento) forme di “sviluppo verde”, a prescindere da ogni appoggio politico, che non viene, che non c’è.
La sovrappopolazione e la crisi ecologica porteranno alla fine delle risorse e delle fonti energetiche tradizionali, all’inquinamento generalizzato, a mutazioni dell’eco-sistema e alla perdita di benessere del genere umano. I danni ambientali non si scaricano tutti insieme in un contesto ben definito, ma si distribuiscono giorno per giorno accumulandosi in maniera impercettibile (per ora). Come si può pensare a una reazione significativa se il danno non è percepibile? Ed allora, siccome ancora “non succede”, l’illuminata èlite che governa la Terra può sempre sperare che avvenga il più tardi possibile.


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