UN CONCENTRATO DI SOLFATI, NITRATI, METALLI È QUELLO CHE RESPIRIAMO QUOTIDIANAMENTE

Emergenza smog nelle città italiane

Intervista con Giorgio Zampetti Responsabile Scientifico LEGAMBIENTE

Qualità dell'aria sempre più scarsa nei nostri centri urbani a causa delle famigerate poleveri sottili - PM10 - emesse in larga parte dal traffico veicolare. Per la loro capacità di penetrare profondamente l'apparato respiratorio costituiscono una seria minaccia per la salute.
La normativa italiana stabilisce un limite di tolleranza giornaliero di concentrazione nell'aria di PM10 (50 ug/m³) che non deve essere superato per più di 35 giorni all'anno. È fondamentale tenerlo continuamente sotto controllo per poter intervenire tempestivamente in caso di superamento dei limiti. Se questo accade le amministrazioni locali sono tenute a prendere provvedimenti necessari per tutelare la salute dei cittadini e riportare la situazione nella norma. Purtroppo nelle nostre città esistono molti casi di superamento del limite di guardia stabilito dalla legge. Per informare i cittadini e stimolare le amministrazioni locali ad agire, dal 1 gennaio 2006 Legambiente stila una classifica periodica dei principali capoluoghi italiani con il più alto livello di concentrazioni di polveri sottili. La classifica viene elaborata in base ai dati raccolti attraverso la consultazione dei siti internet di Comuni, Province, Regioni e Arpa.


Dr. Zampetti: l’inquinamento delle nostre città. È questo un tema caldo, sempre al centro dei dibattito. Come stanno le cose?
Purtroppo ancora oggi nelle città italiane i cittadini devono convivere con lo smog e l’inquinamento atmosferico, un problema che non accenna a placarsi, soprattutto per la presenza di biossido di azoto e del PM10. Nel 2011, secondo la classifica di Legambiente “PM10 ti tengo d’occhio”, sono state 55 (sulle 82 monitorate) le città che hanno esaurito i 35 superamenti all’anno del limite di legge giornaliero per la protezione umana del PM10. Torino, Milano e Verona sono le prime tre città in classifica, rispettivamente con 158, 131 e 130 superamenti registrati nella centralina peggiore della città. Anche nei primi mesi del 2012 già si è ripresentato il problema. A meno di 4 mesi dall’inizio dell’anno, secondo il nostro ultimo aggiornamento, erano già 39 i capoluoghi off-limits per aver superato il bonus di 35 giorni di superamento della concentrazione massima media giornaliera di PM10 concesso dalla legge in un anno.

Che origine hanno le emissioni di polveri? In che percentuale sono responsabili le auto, gli impianti termici, gli inceneritori?
Le principali cause dell’inquinamento atmosferico sono i processi industriali e di produzione di energia, e in città prevalentemente il traffico veicolare e i riscaldamenti costituiscono le principali fonti di emissione soprattutto per le polveri fini, ma anche di ossidi di azoto, dei precursori dell’ozono e degli altri inquinanti come gli idrocarburi policiclici aromatici o il monossido di carbonio. Ed è su questi settori che bisogna intervenire. Per quanto riguarda il PM10, stando ai dati dell’Ispra riportati nel rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, nelle città solitamente la fonte di emissione più rilevante è rappresentata dal trasporto su strada, in alcuni casi anche con percentuali decisamente consistenti (il 50% a Roma, il 45% circa a Milano, Palermo e Aosta). Un’altra fonte molto influente è quella dei riscaldamenti, che in alcuni casi supera anche il contributo delle automobili, come ad esempio a Bolzano, Trento, Cagliari, Genova o Ancona e Firenze dove i due contributi sono paragonabili. A Venezia e Trieste invece è l’industria invece il settore che registra le emissioni peggiori.

Alla luce delle normative europee, l’aria nel nostro Paese è fuorilegge?
La Commissione Europea, negli ultimi anni ha ammonito il nostro Governo per farci rispettare i limiti imposti dalla normativa comunitaria già dal 2005. Al punto che è arrivata la definitiva comunicazione della Commissione sul deferimento del nostro paese alla Corte di Giustizia per il non rispetto della Direttiva Europea sulla qualità dell'aria in particolare rispetto ai limiti del PM10. Un provvedimento che ci costerà caro sia dal punto di vista economico, per l'ennesima multa che colpirà l'Italia, ma anche e soprattutto in termini di rischi per la salute umana, visti anche i termini del problema.

L’allarme smog riguarda alcune Regioni più di altre? Alcuni Comuni più di altri?
Dai dati riportati all’inizio, è evidente come lo smog sia un problema comune a gran parte delle città italiane, da nord a sud del Paese. Però sia nel 2011 che ne l2012, è ancora il nord Italia, in particolare l'area della Pianura Padana, si conferma come la zona più critica: lo scorso anno tutti i capoluoghi lombardi hanno superato il “bonus” dei 35 giorni, in Piemonte si salva solo Verbania, in Veneto solo Belluno rispetta la legge, salve anche Cesena in Emilia Romagna e Gorizia in Friuli Venezia Giulia.

Qual è l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute?
Oggi nessuno dubita più che il traffico stradale e le attività industriali siano fonte, per le sostanze nocive che diffondono nell’aria, di un inquinamento continuo e dannoso per la salute.
Lo smog agisce sulle vie respiratorie rendendole più vulnerabili. In questo modo si facilita l’assorbimento di sostanze tossiche disciolte nell’aria e l’attecchimento di germi patogeni. Il danno alla respirazione si ripercuote poi direttamente sulle funzioni del cuore. Infine, l’assorbimento dei gas tossici può provocare danni imprevedibili a tutti gli organi, pregiudicandone le funzioni e partecipando allo sviluppo di patologie tumorali. L’inquinamento peggiora la salute di tutti e ci pone di fronte all’urgenza di esigere, da parte delle amministrazioni pubbliche, politiche serie ed efficaci per ridurre l’inquinamento atmosferico.

Se dovesse indicare le cose da fare per intervenire subito?
Come si è visto in città è il traffico a farla da padrone, seguito dal riscaldamento domestico, soprattutto nelle città del nord. Allora per migliorare l’aria che respiriamo occorre puntare su soluzioni adeguate. Per quanto riguarda la mobilità urbana, la proposta di Legambiente punta ad un obiettivo riassumibile nella formula 30-30-30. Il traguardo da proporre, per il 2020 è quello di portare al 30% sul totale la percentuale di spostamenti in bicicletta in ambito urbano, trasformare in corsia preferenziale almeno il 30% della rete del servizio di trasporto pubblico locale di superficie, ampliare le zone 30, le Ztl e le isole pedonali. Per il riscaldamento occorre investire nella riqualificazione degli edifici anche dal punto di vista dell’isolamento termico e ricorrere a combustibili e fonti energetiche meno inquinanti possibili.

Ci sono degli esempi virtuosi in Italia, ma anche molte amministrazioni che ancora non hanno elaborato piani di risanamento. È un problema di costi, di burocrazia, di volontà, di incapacità o cos’altro?
Al traffico si risponde troppo spesso con interventi occasionali di emergenza, come blocchi del traffico o targhe alterne, che, se portano benefici un giorno, risultano già annullati il giorno dopo. Il blocco del traffico può servire a qualcosa solo se programmato in modo continuo nel tempo, e associato a provvedimenti strutturali. Eppure non c’è sindaco, non c’è amministrazione locale, che non abbia messo ai primi punti del suo programma di governo urbano la gestione e la risoluzione dei problemi legati al traffico. Qualcosa è successo ma non sono ancora numeri insufficienti. La soluzione è possibile, richiede solo più coraggio da parte degli amministratori, e più responsabilità da parte dei cittadini.



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