PAGELLE VERDI AI COMUNI ITALIANI

Per trovare le città più sostenibili bisogna andare a Nord. Di limiti, di lacune, di pecche abbonda invece il Sud. In mezzo a questi due estremi non solo geografici c’è l’Italia dei centri urbani, luoghi dove – anche con un grande sforzo di ottimismo – si fa fatica a rintracciare qualche segno di indiscutibile miglioramento. Se è vero che qualche dato, qualche numero, segnala lievi progressi è altrettanto vero che siamo ancora in piena emergenza. È questo il quadro che emerge dalla 18esima edizione di Ecosistema Urbano, l’indagine di Legambiente, realizzata in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che presenta importanti novità. La graduatoria per la prima volta è stata suddivisa in tre gruppi in base alla popolazione (città grandi, medie e piccole) in modo da rendere più veritiero il confronto finale. Spetta a Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Nazionale Legambiente, introdurci alla Ricerca e a Giorgio Orsoni (Sindaco di Venezia), Massimo Federici (Sindaco di La Spezia) e Marco Zacchera (Sindaco di Verbania), raccontarci cosa rende quei Comuni i Comuni tra i più eco-sostenibili d’Italia.


PAURA DI INNOVARE?
A cura di Vittorio Cogliati Dezza - Presidente Nazionale Legambiente

Il pregio di indagini che si ripetono annualmente è che, nella serie storica che via via si va costruendo, è possibile leggere, anno dopo anno, le tendenze, le svolte, i rallentamenti sullo sfondo di un’idea, di un disegno, di una prospettiva. Se c’è.

Ecosistema Urbano risponde in pieno a questo compito. Alla sua 18° edizione sta proprio qui, forse, il suo significato più pregnante, perché Ecosistema Urbano evolve e man mano che emer¬gono nuovi problemi si dota degli strumenti più adeguati per registrare le novità.
La novità principale di quest’ultima edizione è il dimensionamento delle classifiche secondo tre grandi cate¬gorie: 15 grandi città sopra i 200.000 abitanti, 44 medie città tra 200.000 e 80.000 abitanti e 45 piccole città sotto gli 80.000 abitanti. Ad ognuno secondo le sue difficoltà, si potrebbe dire. Così la classifica si fa più trasparente e il confronto tra esperienze e risultati raggiunti sarà più fruttuoso. Ma sarà anche più difficile nascondere le proprie responsabilità o inettitudini. Perché è proprio questo che preoccupa Legambiente. Al di là della posizione in classifica, se si va a guardare il punteggio di ogni città, salta agli occhi che non ci sono sostanziali variazioni rispetto al 2009, e se ci sono, nella maggioranza dei casi, sono in negativo, vale per Varese come per Reggio Calabria. Un vero e proprio stallo. Perché? Non c’è innovazione, le ammini¬strazioni locali hanno avuto paura di cambiare passo e di imboccare con determinazione la stra¬da del cambiamento nelle politiche per le risorse idriche, dove eccesso di consumi e dispersione della rete rappresentano una drammatica costante, come nel governo della mobilità, dove non solo le pedonalizzazioni, ma persino le corsie preferenziali per i mezzi pubblici, che sono a co¬sto zero, sono bloccate, o ancora nelle politiche per abbattere le emissioni di CO2 e sviluppare la riqualificazione energetica in edilizia, nonostante i regolamenti edilizi siano spesso strumenti ben fatti. Qui, in particolare, se qualcosa si è fatto è stato grazie ai singoli cittadini che con il 55% hanno investito nella propria abitazione, mentre, al contrario di quello che sta succedendo in Europa, non vediamo ecoquartieri, ma neanche edifici a zero emissioni, se non in pochi casi isolati, spesso più diffusi nei piccoli comuni che nelle città medio grandi.
Manca una capacità politica di pensare, di immaginare, prima ancora di realizzare, un altro modo di muoversi in città, di consumare, di usare l’energia, un’idea diversa del modo di essere comunità urbana. Il modello è sempre quello della dispersione energetica, del trasporto privato, dello spreco di acqua. E poi si interviene con misure tampone, iniziative spot, incapaci di rispon¬dere alle direttive europee. Manca la politica, a livello nazionale, perché non ci sono standard, obiettivi, obblighi a cui rispondere sul territorio e mancano le esperienze innovative. La riprova, paradossalmente, ce l’abbiamo là dove qualcosa sta cambiando: il mondo dei rifiuti, l’unico settore dove modelli organizzativi sperimentati hanno fatto impennare la raccolta differenziata, al nord come al sud. Negli altri settori la situazione è stazionaria, anche iniziative innovative come l’ecopass o il car sharing, segnano il passo, non hanno alcuna espansione virale. Sempre più somigliano a cattedrali nel deserto, in cui i lavori si sono interrotti a metà e non hanno creato intorno a sé nessun tessuto virtuoso. Esperienze positive, ma isolate che non riescono a crescere, che non fanno tendenza.
Quest’anno, poi, con Ecosistema Urbano vogliamo accendere i riflettori su un aspetto che nelle tornate elettorali degli ultimi anni ha attirato l’attenzione dei mass media e la propaganda politi¬ca: il tema della sicurezza. Troppo spesso ridotta solo alla sicurezza nei confronti della delin¬quenza, di origine italiana o straniera. Eppure in città ci sono altri rischi, ben più consistenti, e se si dovesse tracciare una mappa del rischio per gli abitanti delle nostre città scatterebbero in cima alla classifica il traffico automobilistico, il lavoro, lo smog, la siccità e la saltuarietà dell’approv¬vigionamento idrico. Per non parlare del rischio sismico o di quello provocato dalla presenza di grandi impianti industriali. Se si volesse davvero avviare una nuova stagione di politiche urbane bisognerebbe cominciare da qui per costruire una città a misura dei suoi abitanti. Per affrontare le tante emergenze con idee nuove, con tecnologie avanzate, con nuove forme di partecipazio¬ne e coinvolgimento degli abitanti.
Il persistere dello stallo emana ombre inquietanti sul futuro prossimo delle nostre città. Come sarà possibile in una situazione di pesanti ristrettezze economiche avviare le politiche innovative di cui parliamo da qualche anno? Se nel 2012 le risorse regionali per il trasporto locale saranno ridot¬te al 25% di quelle del 2010, se servono 60 mld per risanare il sistema idrico, che in gran parte coinvolge anche i centri urbani, se le finanze locali sono già allo stremo, se l’evasione fiscale e l’illegalità organizzata mettono a repentaglio il futuro del Paese, se l’unica prospettiva è quella di vendere i gioielli di famiglia e gli oneri di urbanizzazione continuano ad essere l’unica fonte per ripianare i debiti e provare a riempire le casse esauste dei comuni, se tutto ciò procede lungo il pendio così avventuristicamente imboccato, cosa succederà alle politiche urbane? Eppure da qui passa gran parte della risposta alla crisi economica. Dai nuovi stili di vita e dalle domande di nuovi prodotti che verranno dalle città e dai suoi abitanti c’è la possibilità di sostenere e solle¬citare nuove filiere industriali, nuovi consumi,a partire dalla riqualificazione urbana. Perché non vincolare, ad esempio, gli oneri di urbanizzazione solo al recupero del patrimonio esistente?
Non spetta ad Ecosistema Urbano il compito di ragionare di proposte, ma certamente Ecosiste¬ma Urbano continua ad essere una grande fotografia delle politiche ambientali urbane. È quindi questa un’occasione per segnalare non solo cosa non si fa, ma anche le potenzialità che oggi si intravedono nel rispondere contestualmente alle emergenze delle città e alla crisi economica. Un buon termometro della qualità delle nostre città che quest’anno deve registrare l’irrompere della questione etica. Non abbiamo indicatori che diano la misura di questa deriva, ma certamente Legambiente non può rimanere in silenzio davanti al degrado di quanto successo nel Comune di Parma. Una città che nel corso di questi anni è riuscita a costruire un livello invidiabile di qualità urbana, nonostante gli indicatori negli ultimissimi anni non abbiamo registrato alcun miglioramen¬to. La tempesta giudiziaria che ha investito la Giunta comunale ci obbliga e collocare Parma fuori classifica. Anche se i dati ambientali continuano a rimanere buoni rispetto al resto d’Italia, pensiamo che l’etica pubblica sia un valore sovraordinato a cui non possiamo rinunciare. Con estrema trasparenza, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, vogliamo segnalare pubblica¬mente il rischio del degrado nella vita civile del Paese, là dove anche il solo sospetto di corruzio¬ne e irregolarità offuschi il governo del bene pubblico.


GRANDI CITTÀ: È VENEZIA LA REGINA
Intervista con Giorgio Orsoni, Sindaco di Venezia

La città lagunare grazie alla sua particolarità, sovrasta tutti gli altri centri urbani più grandi principalmente per le bune performance che colleziona in alcuni degli indicatori più importanti del rapporto: dai rifiuti alle piste ciclabili all’illuminazione pubblica, ma anche dal contrasto all’inquinamento atmosferico allo sviluppo costante del patrimonio verde disponibile, senza dimenticare il trasporto pubblico. “Il primo posto di oggi – ci dice il Sindaco Orsini – è l’esito di un lavoro di squadra, che viene da un ciclo lungo di governo locale virtuoso, che nel tempo ha prodotto questa svolta significativa”.

Tra le grandi città spicca Venezia. È per voi una sorpresa o vi aspettavate questo riconoscimento?
Al di là dei riconoscimenti, certo graditi, noi stiamo da tempo lavorando con grande impegno sul fronte dell’ecosistema urbano. È un risultato che, naturalmente, ci rallegra ma che soprattutto ci motiva a rafforzare ancor più il nostro impegno.

Quali indicatori fanno della città lagunare la regina della classifica?
Il primo posto di oggi è l’esito di un lavoro di squadra, che viene da un ciclo lungo di governo locale virtuoso, che nel tempo ha prodotto questa svolta significativa. Resta molto da fare. Alcune ulteriori scelte sono già state compiute, anche se non hanno ancora potuto essere conteggiate nella edizione attuale di “Ecosistema urbano”, come il nuovo piano rifiuti (con più differenziata e riduzione a monte dei rifiuti prodotti) o il nuovo piano per le piste ciclabili o quello per l’illuminazione pubblica a bassi consumi e a risparmio energetico (che sta suscitando interesse in tutto il mondo). Ma le nostre “performance” in questi stessi campi oltre che nel contrasto all’inquinamento atmosferico e lo sviluppo costante del patrimonio verde disponibile e del trasporto pubblico, il contrasto alle diverse fonti di inquinamento, rendono oggi possibile il nostro primato. Sarà uno stimolo a fare ancora di più, ad affrontare sempre meglio i problemi che restano.

Va tutto bene a Venezia o c’è qualcosa su cui lavorare per migliorare ulteriormente questa performance?
Sono ancora molti i problemi aperti, specialmente in un’area urbana come la nostra che ha subito gli esiti pesantissimi di una sregolata crescita urbana, l’impatto di uno sviluppo industriale che poco conto ha tenuto della salute umana e dell’ambiente e quello di una modernità che, soprattutto nella città storica e in laguna, ha spesso stravolto antichi, preziosi equilibri. Un’area dall’enorme estensione (412 kmq, quindicesimo comune italiano, su oltre 8 mila, per estensione), anche morfologicamente complessa, quindi più difficile da gestire. Ma questo risultato, oggi, ci da forza e rende credibile lavorare per raggiungere traguardi di sostenibilità ancora migliori.

Qui da voi sembra che la crisi non abbia minacciato la sostenibilità, che continua ad essere un requisito importante. Come avete fatto?
La nostra idea è che la tutela dell’ambiente e della salute e la modernizzazione “green” non sono dei lussi bensì dei fattori di nuovo sviluppo, per nuove prospettive di rigenerazione urbana, industriale, economica e sociale. Quindi, pur in un tempo di forti difficoltà finanziarie, specialmente per i Comuni ai quali le politiche centrali hanno riservato in questi anni continui e pesanti tagli di trasferimenti e dunque un impoverimento di risorse e di possibilità, e spesso anche di competenze e di poteri, abbiamo puntato su questi fattori innovativi e di qualità. E’ stato ed è non facile, ma è quanto di più lungimirante si possa fare oggi. Certo è importante anche il contributo di aziende private e singoli investitori, come anche delle aziende pubbliche, unite in un solo sforzo che è di governance condivisa, o quantomeno di obiettivi condivisi. Ma il ruolo dell’Ente locale, della politica nella sua forma più originaria - la tecnica di far crescere la polis e di farne cooperare le diverse parti - rimane decisivo.

Infine Sindaco. Il futuro di Venezia si gioca su quali iniziative, opere, scelte?
Sotto un profilo “ecosistemico” generale, direi nella possibilità che il tema della salvaguardia fisica della laguna e della città (con il suo complesso di opere, dal sistema Mose alla manutenzione dei rii, dal riequilibrio idrogeologico alla manutenzione urbana, dalla lotta al moto ondoso alla soluzione del problema delle grandi navi e del traffico petroli in laguna) si coniughi positivamente con quello della rigenerazione economica (che passa anche per la rigenerazione della zona industriale di Porto Marghera sotto il segno della sostenibilità, direzione nella quale abbiamo compiuto in questi mesi decisivi passi in avanti, con l’adozione del nuovo PAT, con l’importante accordo sulle bonifiche delle aree già industriali e sull’utilizzo di aree già dell’Eni a nuovi fini produttivi, con i nuovi piani di sviluppo delle attività portuali e logistiche, con la creazione dell’ecodistretto del riciclo e dell’energia di Fusina, che è anche un polo di gestione pubblica integrata del ciclo dell’acqua, con l’ulteriore crescita del parco scientifico-tecnologico). Altro aspetto decisivo riguarda il salto di qualità ulteriore della città di terraferma, un tempo non lontano considerata niente più che un sistema di squilibri e di disagi e oggi in forte e positiva evoluzione, con una nuova viabilità in cui prevale il trasporto pubblico (con il nuovo tram) e si sviluppano le zone pedonali e la rete ciclabile (oggi, con oltre 100 km, una delle maggiori d’Italia), con la crescita del sistema dei parchi urbani (e con l’imminente nascita dello stesso parco della laguna nord), del grande bosco (in realtà un sistema di boschi) in continua espansione a est di Mestre, della corona di ex forti militari che sono oasi storico-naturalistiche preziosissime. Sono tutti punti di un ecosistema urbano che rappresentano per noi i capisaldi di un città nuova che si incomincia a vedere e a vivere, oltre i problemi ancora aperti, oltre le difficoltà di cui siamo ben consapevoli.


MEDIE CITTÀ : L’ASCESA DI LA SPEZIA
Intervista con Massimo Federici, Sindaco di La Spezia

“La svolta, il cambio di passo è stato realizzato nell’ultimo quinquennio. Una grande lavoro”. È fiero del risultato ottenuto in ambito ambientale il Sindaco di La Spezia, Massimo Federici. “Abbiamo messo delle concrete e solide basi per un futuro sostenibile della nostra città. Oggi possiamo dire davvero che l’ambiente sarà un asse dello sviluppo della città dei prossimi decenni. Credo e mi impegno per una politica ambientale che crei sviluppo, lavoro, qualità”.

Sul podio Bolzano, Trento e poi La Spezia. Una soddisfazione che nasconde quanto lavoro per ottenere questo riconoscimento?
Tantissimo. Ci troviamo nel mezzo di un grande cambiamento del clima che ha fatto irruzione, drammaticamente, con l’alluvione del 25 ottobre 2011, nella nostra quotidianità. I Comuni, le città, i territori devono affrontare questo cambiamento, condividere una responsabilità verso il nostro futuro. Servono fatti concreti, capacità e coraggio di scegliere. In questi anni abbiamo fatto scelte definitive, mai fatte prima per peso e lungimiranza: dai temi della raccolta differenziata a quello delle restituzione del nostro mare a usi più pregiati, passando per le scelte in campo energetico, i risultati nel campo delle rigenerazione del suolo e all’importantissimo tema, in un‘area tanto fragile, dalla salvaguardia del territorio. Abbiamo messo delle concrete e solide basi per un futuro sostenibile della nostra città. Oggi possiamo dire davvero che l’ambiente sarà un asse dello sviluppo della città dei prossimi decenni. Credo e lavoro per una politica ambientale che crei sviluppo, lavoro, qualità.

Cosa fa di la Spezia un comune eco-ambientale?
La svolta, il cambio di passo è stato realizzato nell’ultimo quinquennio. Una grande lavoro. Ci siamo concentrati sulla realizzazione di piani strutturali vincolanti per le scelte amministrative future. E oggi il nostro Comune possiede piani strutturali nei vari settori, in grado di integrarsi con gli strumenti programmatori già esistenti o di prossima discussione, a partire dalla revisione del Piano Urbanistico Comunale che ci vedrà impegnati già a partire dai prossimi mesi. Oggi il Comune della Spezia ha il piano energetico, il piano della depurazione degli scarichi, il piano della campagna urbana, quello della sentieristica, il piano della raccolta dei rifiuti, cardini fondamentali per uno sviluppo basato sulla sostenibilità.
Ha trovato una cittadinanza attenta e coinvolta nella realizzazione delle “buone pratiche”?
Sì, i cittadini hanno dato in ogni passaggio prova di grande civismo e di partecipazione attiva. E’ una cosa di cui vado fiero e una base fondamentale per sviluppare ulteriormente la nostra politica ambientale. Faccio solo alcuni esempi significativi. La raccolta differenziata porta a porta che coinvolge oggi 33.000 abitanti ha raggiunto il 70% di raccolta differenziata di buona qualità. E poi, il grande e fondamentale impegno dei volontari per la cura della nostra rete sentieristica e nel nostro sistema comunale di protezione civile.
La spinta e l’adesione di associazioni e singoli al progetto per la campagna urbana. Fino alla collaborazione avuta dagli amministratori di condominio per il piano di risanamento di degli scarichi non depurati: tra il 2008 e il 2011 la percentuale degli abitanti equivalenti allacciati al depuratore è aumentata del 7.5%. Senza contare il deciso balzo in avanti del fotovoltaico: siamo passati da 190 kw del 2009 a 827 nel 2012.
Centri minori uguale rischi minori e più facilità di buon governo. È proprio così?
Non è sempre detto. Non è scontato. Serve la capacità di comunicare e coinvolgere, di attivare percorsi di partecipazione attiva. E anche su questo bisogna lavorare. Lo sviluppo della cultura ambientale è una tappa fondamentale. Sia all’interno dell’ente promuovendo l’ambiente come fattore di impegno trasversale per tutti i dipartimenti, sia sul territorio. In questi anni il nostro centro di educazione ambientale Labter è diventato un punto di riferimento importante, è cresciuto per attività e incisività non solo verso i più piccoli, ma anche come fattore di educazione permanente rivolta agli adulti per costruire insieme il futuro ambientale della nostra città.

Infine Sindaco. Come confermarsi anche domani? Su cosa puntare per il futuro?
Tutela e valorizzazione dei nostri beni ambientali e paesaggistici, riduzione degli agenti inquinanti, incentivazione e sviluppo di un’economia verde, incentivazione della produzione agricola locale promuovendo l’imprenditoria biologica e la filiera “a Km 0”: sono queste le linee su cui proseguirà il nostro lavoro. Accanto a ciò la novità di un piano per la mobilità dolce ed ecologica, che guarderà all’integrazione del trasporto su acqua con quello ferroviario e della viabilità. Aspetti di una pianificazione che entrerà a pieno titolo nella revisione del PUC dove vogliamo sia presente la qualità ambientale come parametro misurabile. E poi: completamento, in due anni, del risanamento degli scarichi non depurati per restituire il nostro specchio di mare ad usi più pregiati; estensione entro il 2013 del sistema di raccolta porta a porta a tutta la città migliorando il servizio sotto il profilo organizzativo, attuazione del piano energetico comunale. La nostra sfida energetica punta a un futuro fuori dai combustibili fossili. Per questo continueremo a batterci in sede nazionale perché nel nuovo piano energetico sia messo in discussione il permanere della centrale alla Spezia. E, da subito, drastico abbattimento degli inquinanti, con la battaglia che abbiamo ingaggiato nei confronti di Enel sul terreno dell’AIA.


PICCOLI CENTRI: VERBANIA AL TOP
Intervista con Marco Zacchera, Sindaco di Verbania

Sempre al top delle classifiche nazionali generali. È Verbania, piccolo-medio centro sulle rive del Lago Maggiore che, anche in periodi di crisi, fa della sostenibilità un elemento imprescindibile. “Paradossalmente la crisi dovrebbe invogliare e favorire un atteggiamento ecologicamente più rispettoso”. Marco Zacchera è il Sindaco, lo abbiamo incontrato.

Sig. Sindaco, siete in cima alla classifica – per i piccoli centri - per la ricerca sull’ecosistema urbano. Una consuetudine che si ripete piacevolmente, non è così?
Sì, da alcuni anni siamo al top delle classifiche nazionali generali e dei centri medio-piccoli. È una consuetudine oramai che però è il frutto di impegno, lavoro e condivisione degliu obiettivi con la cittadinanza.

Andando nello specifico, quali sono le buone pratiche che vi hanno portato così in alto?
Innanzitutto abitiamo sulle rive del Lago Maggiore il che ci permette di partire da posizioni di vantaggio per esempio sui dati della qualità dell'aria. La nostra città poi è molto sparsa (Verbania è stata creata nel 1939 unendo Intra a Pallanza - ndr) e quindi non mancano ville, giardini, parchi anche in pieno centro urbano. Devo anche dire che la precedente amministrazione aveva lanciato una raccolta dei rifiuti urbani molto spinta che - dopo molte difficoltà iniziali - ha permesso di raggiungere buoni risultati. Conseguentemente i ragazzi crescono con buoni principi ambientali e la gente collabora abbastanza.

Ecosistema urbano in tempo di crisi e scarsità di risorse. Cosa può dirci in tal proposito?
Che una buona qualità della vita e il rispetto ambientale non creano situazioni economiche più care, anzi, capire che gli imballaggi contano poco rispetto alla qualità dei prodotti, che molto si può riciclare, che le risorse non vanno sprecate. Paradossalmente la crisi dovrebbe invogliare e favorire un atteggiamento ecologicamente più rispettoso.

Infine sig. Sindaco, per confermarvi anche il prossimo anno quale aspetto dovrete migliorare? Ci sono questioni ancora aperte da affrontare?
Non riusciamo più a crescere con la raccolta differenziata: superato il 70% è sempre più difficile migliorare anche perchè la nostra è una città turistica che d'estate raddoppia gli abitanti molto dei quali poco sensibili a queste tematiche. Dobbiamo razionalizzare la rete idrica: noi non abbiamo problemi di acqua e quindi conta poco una forte dispersione, ma comunque andrebbero fatti molti lavori di sistemazione. Quest'anno abbiamo operato sodo sul traffico creando molte “zone 30” mentre vorremmo investire sulle piste ciclabili anche se mancano finanziamenti dedicati ed abbiamo un blocco degli investimenti, come tutti i comuni d'Italia.



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