RIFIUTI: EMERGENZA E SOLUZIONI, TUTTI I NUMERI DA SAPERE

L’ITALIA DEL RICICLO

Intervista con Edo Ronchi Presidente Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile

L'Italia è l'unico paese dell'Unione Europea che da anni affronta in maniera cronica il problema dello smaltimento dei rifiuti. Sebbene in questi anni gli interventi in materia legislativa si siano susseguiti ininterrottamente da parte di Stato e regioni, ciclicamente la stampa ci informa dell'ultima “emergenza rifiuti”. Accanto a un problema di ordine “civico”, il nostro paese ne affronta un altro, ma di ordine criminale. Al sud infatti, come testimoniato da molte indagini giudiziarie, la camorra e più in generale la criminalità organizzata ha un ruolo fondamentale nella gestione di discariche e inceneritori. Queste alcune considerazioni. Ma poi cosa ci dicono i numeri? E come intervenire? Ci risponde Edo Ronchi, Presidente di quella Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile che da anni produce, sul tema, un dettagliato Rapporto.


Presidente Ronchi, quando si parla di gestione dei rifiuti in Italia si pensa ad un’emergenza costante. È realmente così? Come stanno le cose?
Gli ultimi dati ufficiali pubblicati (Rapporto rifiuti, ISPRA 2011) ci dicono che la raccolta differenziata di rifiuti urbani è arrivata in Italia al 33,6%: al Nord al 48%, al Centro al 24,9% e al Sud al 19,1%. Nel 1998, prima della riforma della gestione dei rifiuti avviata con il Decreto legislativo n.22 del 1998, la raccolta differenziata era all’11% in Italia,con il 19,7% al Nord, il 7,7% al Centro e all’1,5% al Sud. In poco più di un decennio è quindi stato realizzato un profondo cambiamento nella gestione dei rifiuti urbani in Italia: i rifiuti raccolti in maniera differenziata, e avviati a trattamenti e al riciclo, sono passati da circa 3 milioni di tonnellate nel 1998, a 10,7 milioni di tonnellate nel 2009. I rifiuti urbani smaltiti in discarica sono calati dal 76% nel 1998 al 41% nel 2009 (i rifiuti inceneriti sono un po’ cresciuti, dal 7% nel 1998 al 12% nel 2009). Questi dati nazionali indicano che in Italia non c’è un’emergenza generalizzata in materia di gestione di rifiuti urbani, ma che permangono difficoltà in particolare al Sud e in alcune aree del Centro. Permangono,in particolare, alcune situazioni molto critiche note, ma locali, in alcune province, come Napoli e Palermo che derivano da raccolte differenziate ancora basse e da una carenza di impianti di smaltimento (discariche e/o inceneritori). Vi sono poi altre situazioni, la provincia di Roma è la più nota, ma non è la sola, dove al momento non c’è emergenza, ma dove le discariche disponibili sono in via di esaurimento e si stenta a trovarne di nuove, mentre la raccolta differenziata cresce troppo lentamente e la dotazione impiantistica di trattamento dei rifiuti urbani è insufficiente.

I rifiuti, da problema, a valida risorsa economica ed energetica. Siamo ancora lontani dall’ottenere questi obiettivi?
No, non siamo lontani: i rifiuti riciclati in Italia sono già una risorsa importante in diversi settori produttivi. In Italia nel 2010 sono state riciclate 21,5 milioni di tonnellate di rottami ferrosi che sono state utilizzate poi dall’industria dell’auto,da quella degli elettrodomestici, dall’edilizia ecc. Sono state riciclate 5,2 milioni di tonnellate di carta che sono state poi impiegate per produrre imballaggi vari, giornali ecc. Sono state riciclate 3 milioni di tonnellate di legno riutilizzate per la gran parte per produrre pannelli impiegati nell’industria del mobile e in altri settori. Sono state riciclate 1,9 milioni di tonnellate di vetro con le quali sono state prodotte nuove bottiglie e/o lastre di vetro piano. Infine sono state riciclate 800 mila tonnellate di alluminio e avviate al recupero e al riciclo circa 1,4 milioni di tonnellate di plastica. Il sistema del trattamento e del riciclo dei rifiuti in Italia ha un rilevante peso anche economico. Gli impianti che effettuano operazioni di recupero di rifiuti (censiti nel 2008 dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile) in Italia sono ben 5.800, dei quali 4.100 al Nord, 1000 al Centro e 700 al Sud. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti con recupero energetico, censiti nel 2008, medio grandi, con capacità di trattamento superio alle 20 mila tonnellate annue, sono 78 dei quali 52 al Nord,13 al Centro e 12 al Sud. Una valutazione di maggiore dettaglio, territoriale e per flusso di rifiuti, indica che si potrebbe sviluppare ulteriormente il settore del recupero dei rifiuti con alcuni interventi mirati: completando e migliorando gli impianti ,con particolare attenzione al Sud e ad alcune zone del Centro, incoraggiando di più e meglio il riciclo di alcuni materiali(per esempio la plastica e gli inerti), migliorando la normativa,soprattutto quella secondaria.

Cosa significa avviare un percorso virtuoso per gestire tutto il ciclo dei rifiuti? Quali ricadute e ripercussioni in ambito economico, ma anche energetico?
Applicando realmente e in tutte le sue parti la Direttiva europea 98/2008. Quindi applicando concrete ed efficaci politiche di prevenzione per ridurre le quantità dei rifiuti prodotti, applicando ovunque e effettivamente la gerarchia europea nella gestione dei rifiuti,quindi assicurando priorità,ovunque, alle raccolte differenziate e all’avvio al riciclo e rendendo radicalmente residuale lo smaltimento in discarica. I margini di miglioramento,a livello nazionale, sono ancora ampi, si potrebbe puntare su un raddoppio delle quantità avviate al riciclo dei rifiuti urbani (65% e oltre 20 milioni di tonnellate) e fare salti anche maggiori nel riciclo dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione .

La Fondazione pubblica ogni anno uno studio sul Riciclo dei rifiuti. Degli ultimi dati disponibili, quali sono i più significativi?
Nel 2010 il riciclo in Italia è tornato a crescere recuperando la caduta del 2008-2009. Considerando i principali 6 materiali riciclati (rottami ferrosi, alluminio, carta, vetro, legno e plastica), si torna sopra 33 milioni di tonnellate di materiali riciclati, con un aumento consistente, del 40%, rispetto al 2009, dovuto soprattutto al fortissimo aumento di riciclo dei metalli ferrosi (+ 68 % circa). Buona è stata anche la ripresa del riciclo dell’alluminio (+18 %), del legno (+15,4%), della carta (+9,3%) e del vetro (+7,5%). Il riciclo della plastica invece ha fatto registrare un, sia pure modesta, flessione nel 2010 (-0,7%).
Attenzione, tuttavia, che nel 2011 e nel 2012 la flessione dei consumi e delle produzioni, si è già fatta sentire anche nei settori del riciclo dei materiali. L’industria del riciclo ha un’importanza strategica per l’Italia, Paese povero di materie prime. Se non si presta attenzione a questo settore c’è il concreto rischio di un suo trasferimento a Paesi di nuova industrializzazione come la Cina, l’India, il Brasile e del Sudest Asiatico.
Occorrono interventi per favorire lo sviluppo della filiera del riciclo, per incoraggiare investimenti, innovazione tecnologica e per stimolare il mercato nazionale dei materiali riciclati.

Cosa impedisce di ottenere risultati migliori?
Mancano i decreti attuativi del Dl.vo 3/12/2010 n. 205, di recepimento della Direttiva 98/2008. In particolare: i criteri per i sottoprodotti e per la cessazione della qualifica di rifiuto; le modalità di attuazione e di calcolo degli obiettivi per la preparazione per il riutilizzo e per il riciclaggio; le norme tecniche per il digestato di qualità, la disciplina dei centri di raccolta, per le piattaforme in procedura semplificata; le modalità e i criteri di introduzione della responsabilità estesa del produttore. Mancano dati certi e aggiornati sia sulla produzione che sulla gestione dei rifiuti inerti di C&D che si stima che rappresentino circa il 40% dei rifiuti speciali.
A fronte di un obiettivo UE del 70%, secondo stime ANPAR, la percentuale di rifiuti da C&D avviati a riciclo in Italia nel 2010 è di circa il 10% ( Regno Unito 79%, Germania 37%). Per raggiungere l’obiettivo UE servono interventi per rendere prioritario l’utilizzo dei materiali riciclati, per superare le carenze nei capitolati d’appalto,per promuovere buone tecnologie disponibili e centri dedicati.
Occorre inoltre rivedere realmente e sostanzialmente il SISTRI, il sistema di tracciabilità dei rifiuti,che dopo 7 proroghe ha dimostrato di essere inefficiente.
Occorre completare la rete dei centri di raccolta dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, semplificare il ritiro “uno contro uno”, modificando il DM 65/2010.
Infine occorre sempre tenere alta la guardia contro gli smaltimenti illeciti di rifiuti e le ecomafie che continuano a produrre difficoltà alle attività industriali del settore.

Infine Presidente. Di Green Economy ormai se ne parla diffusamente. Ma dai comportamenti dei governi internazionali, è anche un futuro realisticamente possibile?
La green economy, cioè un’economia basata sulla qualità ambientale, sulla riduzione degli impatti ambientali, locali e globali, è una tendenza già in atto in vari settori: dalle energie rinnovabili, all’efficienza energetica,dal riciclo dei rifiuti a iniziative per una mobilità più sostenibile, da beni e servizi certificati e ad elevate prestazioni ecologiche allo sviluppo di servizi ambientali. Il punto non mi pare se si svilupperà la green economy, ma in che misura e con quali tempi. La green economy sarà in grado, prima di crisi ambientali, ecologica e climatica, catastrofiche e irreversibili di convertire lo sviluppo verso la sostenibilità? La risposta a questa domanda dipenderà solo in parte dalle politiche dei governi, per ora complessivamente inadeguate e che, dopo il Summit mondiale delle Nazioni Unite di Rio +20 del 2012, dedicato proprio alla green economy, speriamo possano ricevere una spinta verso un maggiore impegno. Molto dipenderà anche dai cittadini che sono in grado di orientare e influenzare gli indirizzi delle produzioni e dei consumi, dalle imprese, grandi e piccole, che sono poi quelle che realizzano nuovi prodotti e nuovi servizi di qualità ecologica e dallo sviluppo e dalla diffusione dell’ecoinnovazione, che può facilitare e rendere più conveniente la svolta ecologica .



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