NEL 2011, L’ITALIA PRIMO PAESE AL MONDO PER INSTALLAZIONI FOTOVOLTAICHE

CHE SPRINT PER IL FOTOVOLTAICO

Intervista con Alessandro Cremonesi, Presidente Comitato IFI

Il fotovoltaico supera l'eolico e diventa la prima fonte energetica rinnovabile d'Italia, a eccezione dell'idroelettrico. Un sorpasso storico avvenuto a febbraio 2012: 10.678 GWh del primo contro i 10.568 GWh dell'eolico. A maggio la distanza è aumentata ulteriormente: 14.490 GWh contro 11.541 GWh. I dati sono stati forniti dall'Ufficio studi di Confartigianato che sottolinea come oggi, soltanto con l'energia prodotta dal fotovoltaico, potrebbe essere soddisfatto il fabbisogno delle famiglie di tutto il Sud Italia (14.451 GWh). È questo un dato importante che ci da lo spunto per capire con Alessandro Cremonesi, Presidente del Comitato Industrie Fotovoltaiche Italiane, il presente e il futuro di questa importante fonte rinnovabile.


Per il solare, gli ultimi anni sono stati di forte accelerazione in tutta Europa. Come si presenta oggi la situazione?
La crescita globale del settore è stata quasi a tre cifre negli ultimi tre anni. L’Italia, insieme con la Germania, ha fatto da traino per lo sviluppo di questo settore. Ad oggi, ¾ del mercato mondiale risiede in Europa e, di questo, un terzo è appannaggio dell’Italia.

È possibile fare il punto sulla produzione di energia solare in Italia? Quali sono i numeri di questo mercato?
Nel corso del 2011, siamo stati il primo Paese al mondo per installazioni fotovoltaiche: il 44% di tutte le installazioni realizzate a livello mondiale. Ad oggi la produzione elettrica nazionale da fonte fotovoltaica rappresenta oltre il 6-7% dei consumi elettrici nazionali, grazie a oltre 13,5 Gw di potenza cumulata installata.

È costoso produrre energia elettrica proveniente dal sole?
Il sole è la fonte di energia rinnovabile più equamente distribuita sul nostro pianeta la più semplice da utilizzare e, quindi, la più socialmente sostenibile. Il costo di produzione è solamente legato all’insieme dei componenti in grado di tradurre l’energia del sole in energia elettrica. Parliamo in sostanza di moduli fotovoltaici, gruppi di conversioni e pochi altri componenti. Nel corso degli anni, la componentistica fotovoltaica ha avuto cali consistenti nei prezzi, dovuti principalmente alle economie di scala e di apprendimento tecnologico, alla maggiore disponibilità delle materie prime, silicio metallurgico in primis.

E usufruire di tale tecnologia è costoso dal lato dell’utente finale?
In Italia siamo prossimi a giungere a quella che si definisce la grid parity. In altre parole, quel livello di costo in cui energia prodotta da fonte solare rispetto ad energia prodotta da fonte fossile si eguagliano ed una diventa sostituibile economicamente con l’altra. Ciò che è positivo per un produttore di energia fotovoltaica, anche piccolo, è che, raggiunto il ritorno dell’investimento iniziale relativo al costo dell’impianto (circa 8 anni), la restante parte – un impianto fotovoltaico ha durata media 25-30 anni – non è più soggetta ad alcun onere, anzi potrà riceverne un guadagno netto, vendendo l’energia prodotta e non consumata.

Cosa fare per creare maggior consenso intorno a questa fonte di energia? In sintesi, come accrescere il mercato?
È necessario fare in modo che non ci si concentri solo sul valore e sul ritorno economico immediato, ma che si inizi a trasmettere ai diversi soggetti, dall’utenza domestica a quella industriale commerciale, che l’auto produzione di energia elettrica è un modo per raggiungere l’autonomia e l’indipendenza energetica da soggetti e da variabili terze. Questo aiuta ogni singolo utente ad essere più responsabile nei propri consumi e soprattutto ad affrancarsi da quelli che potranno essere nel tempo i gravosi aumenti della bolletta elettrica dovuti al sempre crescente aumento dei prezzi dei combustibili fossili.

Sugli incentivi cosa può dirci?
Gli incentivi sono stati in passato e a tutt’oggi lo sono ancora, uno strumento per stimolare la domanda, a vantaggio quindi dell’utente finale, fino al raggiungimento di quella che prima ho definito come la grid-parity, ossia la parità di costo per un utente tra l’acquisto di energia da fonte fotovoltaica e l’acquisto di energia prodotta da fonte fossile. È necessario questo chiarimento, in quanto molti soggetti credono che gli incentivi vadano alle manifatture e quindi al sistema industriale. Ma ad oggi non è così.
Quello che auspichiamo per un futuro sempre più sostenibile per il settore è che si intervenga anche con strumenti da indirizzare al sistema produttivo più virtuoso, attraverso sgravi fiscali e/o crediti di imposta verso quelle realtà che investono in occupazione qualificata, innovazione di processo e brevetti su nuovi prodotti.

Fotovoltaico è anche business. A rischio bolla?
Il fotovoltaico è un settore economico. Giovane, ma che in pochi anni è riuscito ad esprimere numeri macro in Italia e nel mondo di tutto rispetto: per l’Italia parliamo di oltre 15 miliardi di € di fatturato nel solo 2011 e di oltre 120.000 occupati nel settore tra diretti e indotto.
È pur vero che la crescita repentina di un settore porta con sé sacche meno virtuose, quali ad esempio, la speculazione e l’aggressività sul mercato fino a raggiungere vere e proprie pratiche di dumping, al solo fine di accaparrarsi quote di mercato. Questo è ciò che è avvenuto negli ultimi due anni, soprattutto a vantaggio di aziende produttrici cinesi, sovvenzionate al limite del lecito e aiutate finanziariamente – con tassi di interesse prossimi allo zero - da banche governative. Un fenomeno che ha messo in seria crisi tutta l’industria del fotovoltaico, in Germania, negli States e con gravi ripercussioni anche in Italia.
Proprio per questo, IFI, insieme con le altre principali associazioni del fotovoltaico sta chiedendo da alcuni mesi a gran voce che, nel V Conto Energia di imminente approvazione, sia inserito un premio per l’utilizzo di componentistica europea, tale da consentire il parziale riequilibrio di un mercato in preda a gravi turbative competitive e la sopravvivenza, quindi, dell’industria nazionale ed europea in uno dei settori economici a maggior potenziale di crescita, anche strategica, per i prossimi anni.

Infine Presidente. Qual è la mission e le competenze del Comitato IFI?
IFI nasce per tutelare la crescita industriale nazionale in questo settore. Siamo fermamente convinti che, mettendo a punto il giusto mix composto da regole certe e stabili, parità competitiva e la stesura di un piano energetico di lungo termine, il fotovoltaico possa diventare per questo Paese uno dei principali asset economici. Non va nascosto che oggi stiamo lottando con tutte le nostre forze con l’obiettivo di non farla scomparire, ma se leggeremo un atteggiamento saggio e lungimirante da parte di questo e dei prossimi Governi, riusciremmo presto a dotarci anche degli strumenti necessari per riuscire a indirizzare questa industria sempre più verso l’eccellenza produttiva e l’innovazione.



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