L’ENERGIA E L’AMBIENTE AL CENTRO DEI NUOVI PROGETTI DI COSTRUZIONE

PIANIFICAZIONE SOSTENIBILE, PENSANDO "VERDE"

Intervista con Federico Oliva, Presidente INU e Alessandro Calzavara, Presidente ASSURB

Progettare, riqualificare costruire pensando “verde”. L’aspetto della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico acquista una sempre maggiore centralità per dare forma alle città del futuro (e del presente), ma diventa una vera e propria sfida da estendere anche agli edifici esistenti che rappresentano il 95% del patrimonio italiano. Come dire, vale per il nuovo ma deve valere anche per il vecchio. Sul tema ne abbiamo discusso con Federico Oliva, Presidente dell’Istituto Nazionale Urbanistica e Alessandro Calzavara, Presidente dell’Associazione Nazionale degli Urbanisti e dei Pianificatori Territoriali e Ambientali.


Come è cambiato il modo di progettare le aree urbane rispetto al passato?
Oliva - Il cambiamento riguarda innanzitutto l’oggetto della progettazione urbanistica. Nel passato, fino agli ultimi decenni del novecento, le aree interessate dal progetto urbanistico erano prevalentemente quelle dell’espansione urbane, cioè aree agricole che diventavano urbane per garantire la domanda di crescita della città, mentre oggi le aree più importanti sono quelle della città che si trasforma, cioè le aree già edificate da riqualificare, a partire da quelle della dismissione industriale, oltre a quelle più degradate e sottoutilizzate; vale a dire, in sostanza, le aree della riqualificazione urbana. In secondo luogo si da oggi molta più importanza che nel passato alla sostenibilità delle trasformazioni urbanistiche: mobilità, ambiente, salute sono diventati contenuti fondamentali della progettazione urbanistica.
Calzavara - Molto e poco allo stesso tempo. Se da una parte l’elaborazione culturale e disciplinare ha compiuto enormi passi in avanti (sviluppando concetti come quello di sostenibilità, ad esempio), dall’altra si assiste ad una elevata inerzia nelle Amministrazioni e negli operatori di settore, che continuano a “produrre” territorio ancora con approcci che potremmo definire come “tradizionali”, al di là di una leggera “patina” di modernità, molto spesso solo “ideologica”. Ma il problema vero sta proprio nella domanda … il “quid” non è tanto concentrarsi sul concetto di città, ma spostarsi su quello di territorio, altrimenti la visione della produzione edilizia prevarrà sempre sugli approcci sistemici. Viviamo in uno spazio fortemente antropizzato ed integrato, per cui la vera sfida è riuscire a “gestire la complessità” e, quindi, l’integrazione tra funzioni ed usi, obiettivo che in decenni di pianificazione ancora non siamo riusciti a raggiungere, almeno in modo capillare. Capiamoci: questo obiettivo non può essere raggiunto con il vecchio “zoning”, ovvero con la zonizzazione classica, ma solo con la pianificazione strategica e gestionale (anche nel senso “ambientale” del termine).

Cosa ostacola il rilancio urbano? Carenza di idee e progetti, troppa burocrazia o pochi investimenti?
Calzavara - Bisogna intendersi su che cosa si intende per “rilancio urbano”. In termini quantitativi la città gode di ottima salute: il 2007 è l’anno della rottura, l’anno in cui a livello mondiale si è raggiunto il “pareggio” tra popolazione rurale ed urbanizzata. In Europa quasi l’80% della popolazione abita in aree urbane. Una tale crescita comporta comunque una generalizzata diminuzione della qualità del “risiedere”, se si escludono i parametri meramente quantitativo/economici, come il reddito disponibile e la quantità di beni/servizi a disposizione. E questo porta alla negazione di quella “qualità” della vita che è sempre stata caratteristica dell’ideologia “urbana”… fenomeni come congestione ed inquinamento “appannano” l’immagine urbana e contribuiscono a fenomeni “disurbani”, con conseguente aggravamento della efficienza del sistema. Il blocco del rinnovo urbano è nel nostro paese un fenomeno di inusitata complessità: frazionamento della proprietà, dimensione delle società operanti nel settore, elevata propensione alla rendita, complessi meccanismi di intervento, debole infrastrutturazione complessiva non favoriscono certamente il rinnovo urbano / sostituzione edilizia o semplicemente la rifunzionalizzazione o la riqualificazione delle aree.
Oliva - Oggi, nel pieno della crisi globale esplosa nel 2008, mancano soprattutto le risorse e quindi gli investimenti. Molti progetti di qualità sono fermi, proprio perché è fermo il mercato immobiliare, bloccato dalla inesistenza dei finanziamenti alle imprese e dalla forte limitazione del credito alle famiglie; inoltre si è completamente esaurita, almeno nel nostro Paese soprattutto causa del debito pubblico, la disponibilità di risorse pubbliche, necessarie soprattutto per gli investimenti infrastrutturali, in particolare quelli del trasporto collettivo, per i quali la partecipazione dei privati è necessariamente limitata..

Edilizia sostenibile e incentivi fiscali. È possibile fare il punto?
Oliva - Negli ultimi anni l’incentivazione fiscale per il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici ha subito una crescita assai rilevante, tanto che oggi, all’interno di un mercato immobiliare in difficoltà, gli interventi che trovano una minima risposta sono quelli che dispongono di una certificazione energetica elevata; ciò porterà, in una prospettiva non lontana, a buone prestazioni energetiche per tutti gli edifici di nuova costruzione e per quelli di recente ristrutturazione. Resta il grande problema del patrimonio edilizio esistente, assai consistente, le cui prestazioni energetiche sono in genere assai insoddisfacenti: per questo dovranno essere avviati interventi di adeguamento progressivo, se non di sostituzione, come in molti casi di edilizia pubblica.
Calzavara - La pianificazione “sostenibile” può e deve fare molto in termini di aumento della qualità (ambientale, sociale, economica…) insediativa: uno dei suoi ambiti strategici è proprio la riqualificazione / rinnovo del patrimonio edilizio esistente, che generalmente presenta scarse performance. Gli strumenti fiscali messi in campo hanno dato nel complesso un buon risultato: uno studio ENEA sugli interventi di riqualificazione energetica che hanno beneficiato degli incentivi fiscali del 55% (l. 296/06 e s.m.) evidenzia come nel 2010 siano state 405.600 le relative pratiche (dato peraltro sottostimato), per investimenti complessivi superiori a 4.600 milioni di euro. Il risparmio energetico attribuibile agli interventi di riqualificazione energetica è superiore ai 2.000 GWh/anno in termini di energia primaria, con un conseguente valore di CO2 non emessa in atmosfera pari a circa 430 kt/anno e valori medi di risparmio energetico compresi tra 17 e 24 MWh/anno per intervento. Si tratta peraltro di manovre virtuose (specialmente riguardo a quelle a sostegno dei prezzi, a dir poco deleterie) anche dal punto vista economico (in quanto si autosostengono finanziariamente, facendo emergere il “nero” in edilizia), produttivo (spingendo all’ammodernamento un settore molto arretrato) e occupazionale. L’ANIEM (Associazione Nazionale delle piccole e medie imprese edili manifatturiere) stima che nel 2011 il 35% delle PMI italiane abbia effettuato lavori riconducibili a edilizia sostenibile: il settore dell’edilizia “green” copre oggi una media di fatturato per impresa pari al 23% annuo. Come si vede, ancora molto poco, viste le potenzialità e la strategicità del settore.

Sostenibilità è la parola d’ordine. Nella progettazione, oggi, quanta attenzione è data all'ambiente e al verde?
Calzavara - Tanta attenzione ma ancora limitate realizzazioni. I temi ambientali nei periodi di crisi passano in secondo piano (almeno rispetto a quelli primari, come l’occupazione, a cui falsamente sono messi in competizione), mentre proprio il periodo di crisi dovrebbe portare ad un ripensamento del modello di sviluppo e produzione, e la “green economy” allo stato attuale non ha alternative, almeno prendendo come riferimento le attuali nazioni-guida. Dalle reti d'illuminazione al controllo dei consumi degli edifici, dai sistemi per l'approvvigionamento idrico alle tecnologie innovative per la depurazione, dal controllo dell'inquinamento atmosferico alla gestione intelligente del traffico e dei trasporti urbani: l’innovazione mette a disposizione un sempre più sofisticato armamentario. Attenzione però che tale armamenti “tattici” devono inquadrarsi all’interno di una strategia. Fuor di metafora: la trasformazione “fisica” del territorio può raggiungere ottime performance, ma per essere veramente efficace/efficiente deve essere inquadrata all’interno di “buone” azioni di pianificazione, azioni validate attraverso strumenti quali VAS, VIA, VINCA, che a loro volta hanno bisogno di innovazione (sia strumentale che di approccio). Un dato che comunque è ormai universalmente assodato è quello dell’insostenibilità dell’attuale consumo di suolo. La riduzione di territorio rurale è di circa 500 km2 l’anno, ma paradossalmente dei 4 milioni di case realizzate negli ultimi 15 anni, almeno un milione sono rimaste vuote (e l’emergenza abitativa nelle grandi città è ancora problema irrisolto). Ed è proprio questa insostenibilità (anche economica) che sta portando ad una maggiore attenzione nella progettazione (urbanistica ed edilizia).
Oliva - Come ho già accennato prima, la trasformazione urbana, che riguarda la maggior parte dei progetti urbanistici in corso, è molto attenta alle problematiche ambientali fino a declinarsi in termini di sostenibilità. Il verde non è diventato solo un elemento importante del nuovo paesaggio urbano e della valorizzazione immobiliare, ma anche una componente insostituibile dell’ecologia urbana, perché una sua quantità adeguata diffusa nelle nuove trasformazioni garantisce il processo di rigenerazione naturale di arai e acqua, che sono due delle componenti ambientali fondamentali. Nella costruzione di un progetto urbano contemporaneo, la partecipazione dei paesaggisti e degli specialisti ambientali è determinate tanto quanto quella degli architetti e degli urbanisti.

Riscontra poi attenzione da parte degli utenti finali, le famiglie, alle innovazioni proposte?
Oliva - Direi molta più attenzione nel passato per quanto riguarda la quota solvibile dell’utenza finale; facevo prima l’esempio dell’energia, ma anche il verde e la dotazione di servizi sono elementi indispensabili per il successo di un’iniziativa immobiliare. E’ molto cresciuta anche l’attenzione dell’utenza della quota di edilizia sociale, dalla convenzionata a quella in affitto a canone sociale e insieme ad essa la consapevolezza del diritto ad una città migliore; anche in questo settore gli interventi più recenti sono spesso adeguati alle necessità; resta il grande squilibrio dell’esistente, da recuperare.
Calzavara - I lettori disattenti dei fenomeni urbani puntano a sottolineare una incoerenza nei comportamenti degli “utenti finali”, che poi sarebbero quelli che si usava chiamare “cittadini”: se da una parte essi richiedono più vivibilità, più verde, più attenzione per l’ambiente, abitazioni meno impattanti, dall’altra al momento di decidere “cosa” comprare (ovvero dove risiedere) sono altre le variabili che vengono prese in considerazione, quali il “prezzo”. Ma si tratta di un approccio alquanto superato. In prima battuta c’è da chiedersi se sia possibile veramente una scelta, ovvero se il mercato abbia offerto veramente prodotti di qualità (ambientale, localizzativa, di servizi …) e se quindi sia possibile veramente una scelta: purtroppo l’inerzia del “pattume” che è stato prodotto durerà ancora per parecchio tempo. Va poi considerata la variabile “prezzo” dal punto di vista del peso che la rendita ha sulla sua formazione, preponderante nel nostro paese, fatto, questo, che ovviamente porta ad una tendenziale riduzione della qualità intrinseca del prodotto. Comunque, obblighi normativi ed una accresciuta sensibilità a costi ambientali e gestionali portano le famiglie a considerare sempre maggiormente la “casa” come anche un oggetto da valutare nel suo funzionamento, non solo dalle sue “finiture”. Così come maggiore attenzione viene posta nelle features date dal contesto localizzativo (che è un problema “urbanistico”). Prova ne sia che la crisi immobiliare ha colpito meno i prodotti strategicamente localizzati o di elevata qualità, mentre ha colpito pesantemente il prodotto “indifferenziato”.

Nella riqualificazione urbana dove andrebbero indirizzati i maggiori investimenti?
Calzavara - Prima di parlare dell’hardware ritengo sia necessario accennare al software, ovvero il problema fondamentale della riqualificazione urbana rimane l’aspetto gestionale, non solo quello legato alla tradizionale pianificazione, ma anche alla produzione di strumenti innovativi (come piani di gestione urbana – PGUS - o di trasporto urbano sostenibile – PTUS), capaci di affrontare problemi diversi da quelli del controllo della rendita. Dal punto di vista hardware, invece, tutto il nostro territorio è sottoinfrastrutturato, e non solo dal punto di vista dei servizi a rete innovativi, ma anche da quello della tradizionale urbanizzazione primaria (ciclo dei rifiuti, dell’acqua etc.), fatto che crea disservizi e danni ambientali. Il sistema trasportistico è l’altro punto dolente: i livelli di congestione, di disservizio e di efficienza sono ormai uno dei colli di bottiglia dello sviluppo. Eppure la corretta pianificazione dei trasporti permetterebbe non solo un aumento di efficienza complessiva, ma attiverebbe anche positivi interventi di riqualificazione delle aree connesse e servite. Altri spazi aperti rimangono quelli del rinnovo urbano e della sostituzione edilizia, azioni difficili nel nostro contesto socio-economico (e normativo), ma necessari per “ribattezzare” luoghi in funzione di una progettualità per la città futura.
Oliva - In generale la riqualificazione urbana per rimanere all’interno di un mercato già difficile, necessità di un sostegno finanziario che oggi non c’è. “Costruire sul costruito” è uno slogan molto efficace, ma un intervento di riqualificazione (ristrutturazione urbanistica, demolizione e ricostruzione, recupero di un’area dismessa) comporta costi notevolmente maggiori di un intervento su un’area libera, anche se da urbanizzare: la bonifica del suolo inquinato, la demolizione e il trasporto e lo smaltimento delle macerie, la complessità di lavorare all’interno di un tessuto urbano vivo, la frammentazione proprietaria, sono tutti elementi che innalzano il costo della riqualificazione urbana. Non è sufficiente predisporre norme (leggi e piani) ad essa finalizzati, sostenute, come sempre accade, da incentivi volumetrici. Vanno ricercate altre forme di sostegno finanziario, che io intravedo solo in una profonda revisione della fiscalità locale e immobiliare (dagli oneri di costruzione, all’IMU, all’IRPEF) c he garantisca un’incentivazione reale alla riqualificazione urbana.

Berlino, Barcellona, Parigi, Tokio, Milano. Quali sono le città che fanno dell'edilizia sostenibile e dell'urbanistica il loro fiore all'occhiello?
Oliva - Sono tutte città affascinati e importanti per l’urbanistica contemporanea (Milano forse appartiene ad un ranking minore). Quella che io apprezzo maggiormente è Berlino, per il suo assetto complessivo improntato alla sostenibilità e per l’efficienza infrastrutturale ormai di lunga data, Grazie a questi fondamentali, la città garantisce una qualità della vita davvero di alto livello e non solo per poche aree privilegiate (si pensi, per esempio, all’urbanistica sociale storica delle magnifiche Siedlungen!); anche tutti in nuovi interventi, dalla ricostruzione del centro della nuova capitale della Germania riunificata, alla riqualificazione dei vecchi quartieri DDR, mantengono e sviluppano questa impostazione. Molto interessante è anche Barcellona, soprattutto per la grande esperienza di riqualificazione urbana che ha sviluppato a partire dagli anni ottanta del novecento. Non così di qualità mi sembrano invece le trasformazioni urbane di Milano, che tranne qualche eccezione, sono molto condizionate dalle regole speculative del regime immobiliare italiano; forse avremo un miglioramento nel prossimo futuro, perché il nuovo piano che la città si è data nel corso del 2012 è allineato a criteri di maggiore qualità e sostenibilità, rispetto all’urbanistica precedente.
Calzavara - Non è facile stilare una classifica in questo senso… i parametri sono troppi e difficilmente confrontabili. Le città più sostenibili d'Italia, stando agli studi effettuati da Legambiente e dall'Istituto Ricerche Ambiente Italia, sono Belluno, Verbania e Parma… al diciannovesimo posto fa capolino il Sud, con la città di Salerno, mentre all’ultimo posto si posiziona Catania. La classifica tiene conto di parametri come il trasporto pubblico, la presenza di zone a traffico limitato, la percentuale di raccolta differenziata, la gestione delle acque... L’Economist Intelligence Unit (EIU) stila l’European Green City Index (basato su otto indicatori della sostenibilità: il livello di emissioni di anidride carbonica, l’energia, la sostenibilità delle costruzioni, i trasporti, l’acqua, i rifiuti, l’uso del territorio, la qualità dell’aria e la gestione ambiente), una classifica che misura l’impegno di 30 centri urbani di 30 Paesi, a ridurre l’impatto ambientale: nel 2010 Copenhagen si poneva al primo posto della classifica delle città europee più sostenibili, seguono Stoccolma e Oslo, mentre Roma occupa il 14° posto.

Dar forma alla città del futuro. Quali sono le nuove tendenze? Come se la immagina?
Calzavara - Uguali alle attuali! Al di là della boutade, bisogna tenere conto della spaventosa inerzia dei sistemi territoriali ed ambientali, e non attenderci grandi “rivoluzioni”… Solo un esempio: anche azzerando le emissioni antropiche di CO2, non ci saranno inversioni dei trend climatici prima della fine di questo secolo. È in ciò che sta la responsabilità della gestione del territorio: ogni trasformazione indotta “compromette” il territorio e il riparare ai danni fatti richiede enormi risorse. Comunque, la città dovrà essere per forza “smart”: nel 2030 il 60% della popolazione mondiale sarà “urbana”, consumando l’80% dell’energia e contribuendo per una pari percentuale alle emissioni di gas serra. Forum PA definisce una “città smart” come uno spazio urbano, ben diretto da una politica lungimirante, che affronta la sfida che la globalizzazione e la crisi economica pongono in termini di competitività e di sviluppo sostenibile con un’attenzione particolare alla coesione sociale, alla diffusione e disponibilità della conoscenza, alla creatività, alla libertà e mobilità effettivamente fruibile, alla qualità dell’ambiente naturale e culturale. Il punto di partenza non può essere se non quello della riflessione sul consumo energetico, anche perché legato al problema dei cambiamenti climatici. Da qui particolare attenzione dovrà essere posta ai consumi di edifici e trasporti: più aree verdi (assorbono inquinanti, rumore, gas serra e riducono il calore), più edifici intelligenti (connessi e produttori di energia, più che grandi consumatori), più spostamenti sostenibili (aree pedonali, piste ciclabili e trasporto pubblico efficiente), maggiore gestionalità (nel consumo / valorizzazione delle risorse, nel ciclo dei prodotti e dei rifiuti…).
Oliva - La città contemporanea, la città del futuro, è molto cambiata rispetto al passato, in Europa come nel mondo. Oggi la maggior parte della popolazione vive in un’area che possiamo definire urbana, nella quale alle tradizionali periferie metropolitane si sono aggiunte aree a bassa densità sempre più lontane dal centro, che presentano costi insediativi minori, anche se l’aumento dei costi della mobilità e le molte ore trascorse negli spostamenti pendolari quotidiani stanno riducendo questi vantaggi. Proprio la mobilità, prevalentemente affidata all’automobile, è la causa maggiore dell’insostenibilità di questa nuova città, insieme al crescente consumo di suolo e alla mancanza degli spazi pubblici, che sono la quintessenza della città. In futuro mi immagino quindi una pianificazione che affronti queste patologie della città contemporanea sempre più metropolizzata, riorganizzandola sulle due grandi reti della mobilità sostenibile e della rete ecologica, cioè l’insieme delle aree a maggiore naturalità connesse in una trama territoriale, mentre lo spazio pubblico potrà essere sviluppato nelle “centralità” vecchie e nuove che costituiranno un nuovo sistema insediativo policentrico e dove saranno localizzate le funzioni urbane d’eccellenza. Si tratta di un progetto impegnativo, ma non vedo alternative se vogliamo garantire una qualità di fondo alla nostra città metropolizzata.



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