AUMENTA IL GRADIMENTO DEI CITTADINI VERSO LE CASE DI CURA ACCREDITATE

Quanto piace l'ospedalità privata

Intervista con Fausto Campanozzi, Segretario Nazionale CIMOP

Il gradimento dei cittadini nei confronti degli Istituti privati accreditati è in continuo aumento. Strutture per lo più all’avanguardia, specializzazioni rappresentate al massimo livello, tempi d’attesa ridotti, accessibilità alle strutture. “È ormai da tempo che il comparto ospedaliero privato si è posto come alternativa valida all’ospedale pubblico per la molteplicità di prestazioni sanitarie dall’area dell’emergenza-urgenza all’area socio-riabilitativa”. A parlare è Fausto Campanozzi, Segretario Nazionale della Confederazione Italiana dei Medici dell’Ospedalità Privata. Lo abbiamo incontrato.


È opinione collettiva che le prestazioni e le strutture dell’ospedalità privata riscuotano sempre più “successo” da parte dei cittadini. Un luogo comune?
Nel corso degli ultimi 20 anni i cittadini hanno imparato a valutare e scegliere le strutture ospedaliere del Servizio Sanitario Nazionale, sia pubbliche che private accreditate. Tutte le indagini statistiche effettuate da vari Istituti di ricerca epidemiologica negli ultimi dieci anni hanno confermato un sempre maggiore indice di gradimento dei cittadini verso le case di cura private accreditate.
Prestazioni sanitarie offerte, tempi d’attesa, accessibilità alle strutture. Oggi come si pone l’ospedalità privata nei confronti della cittadinanza?
È ormai da tempo che il comparto ospedaliero privato si è posto come alternativa valida all’ospedale pubblico per la molteplicità di prestazioni sanitarie dall’area dell’emergenza-urgenza all’area socio-riabilitativa. I tempi di attesa, spesso fondamentali ai fini della cura e della prevenzione, rappresentano il problema critico del pubblico, perché non è ammissibile, come accade in alcune realtà, prevalentemente al Centro-Sud, attendere mesi per effettuare alcuni esami diagnostici, come ad esempio una Mammografia. Nel settore privato i tempi e le liste d’attesa sono sicuramente più brevi, grazie ad una più efficiente gestione della macchina organizzativa che riesce ad evitare le pastoie burocratiche di cui è vittima la pubblica amministrazione.

Al cittadino dovrebbe interessare poco se la struttura sia pubblica o privata, ma essere curato al meglio. Nella realtà è poi così?
Si, l’interesse del cittadino è essere curato al meglio, non importa dove. In effetti è questo il principio ispiratore della Legge di Riforma Sanitaria 502, varata all’inizio degli anni ’90: il cittadino con i suoi bisogni al centro del Servizio Sanitario Nazionale, e la “libera scelta del luogo di cura”.
In realtà la Riforma non è stata mai attuata appieno. L’introduzione dei budget e dei tetti di spesa per le strutture sanitarie private, ha rappresentato un forte fattore limitante a tale diritto per il cittadino.

Risorse e costi. Come si finanzia la struttura privata? E quali sono i costi da sostenere da parte del cittadino che ne richiede le prestazioni?
Le strutture private accreditate con i Servizi Sanitari Regionali sono soggette alla stipula di accordi contrattuali con le ASL, in cui vengono individuate le tipologie di prestazioni e determinati i volumi di attività e i tetti di spesa invalicabili. In genere è un eufemismo definire l’Accordo con le ASL un contratto, perchè il più delle volte si tratta di vere e proprie condizioni imposte agli erogatori privati. Il cittadino che richiede prestazioni nelle strutture sanitarie private accreditate in genere non ha costi aggiuntivi, se non quelli previsti dalla normativa di alcune regioni, ad esempio i ticket, che si applicano in ugual modo sia nel pubblico che nel privato.

Non ci sono più soldi, le Regioni devono coprire un deficit sanitario di proporzioni enormi. Come si ripercuote tutto questo sulle strutture private?
Ecco la nota dolente. La crisi globale comune alla maggior parte dei paesi europei si ripercuote in particolare sulla Servizio Sanitario del nostro Paese, che a differenza di molti altri dell’area euro è totalmente finanziata dallo Stato. I bilanci di quasi tutte le Regioni centro-meridionali sono in rosso alla voce sanità, tanto che alcune di esse sono sottoposte a piani di rientro imposti dal Governo Centrale ed altre Commissariate per la sanità. In aggiunta il regime di rigore imposto dal governo Monti comincia a far saltare i conti anche di qualche Regione del Nord, fino a poco tempo fa ritenuta virtuosa.
La conseguenza è la contrazione dell’offerta che si traduce nel settore pubblico con un tentativo di razionalizzazione della rete ospedaliera e quindi con la chiusura di ospedali, col conseguente disagio degli operatori sanitari che sono soggetti al trasferimento presso altre strutture pubbliche e per i cittadini che perdono dei punti di riferimento locali.
Nel privato accreditato la crisi si sta traducendo in quasi tutte le Regioni con una riduzione del finanziamento delle strutture (budget e tetti di spesa) e di conseguenza i proprietari delle case di cura hanno riversato la crisi sul personale dipendente attuando tagli e concorrendo a creare un grave problema occupazionale nel settore, soprattutto nelle regioni del Sud e del Centro, Lazio in testa, già afflitte storicamente da un più elevato tasso di disoccupazione.
Ovviamente anche i cittadini utenti ne risentono perché perdono il riferimento con le professionalità esistenti nel privato, che oggi più di altre oltre alla competenza e alla qualità riescono ad attuare la tanto evocata “umanizzazione del rapporto”.

Quanto influiscono nella considerazione dei cittadini e nell’opinione che poi si da anche della sanità privata, gli scandali e le inchieste che vedono coinvolti spesso manager e politici?
L’ingerenza della Politica nei sistemi di funzionamento dell’apparato è il male più grave della Sanità Italiana. Basti pensare alle nomine dei Direttori Generali delle ASL, quasi sempre di espressione politica e quasi mai dotati di autonomia professionale, come dovrebbe essere. E se la scelta è politica può capitare che sia a nocumento della professionalità e delle capacità.
Come ho già detto, la Sanità rappresenta la più importante voce nel bilancio dello Stato e delle singole Regioni, quindi è inevitabile che in quel settore si concentri l’interesse del malaffare. I cittadini percepiscono il marciume che esiste nel sistema politico, difficilmente gli scandali nel settore influenzano la loro opinione sulla sanità pubblica o privata che sia.

Infine, quali sono le note dolenti? Dove migliorare affinché la domanda di salute dei cittadini trovino risposte adeguate e puntuali delle strutture ospedaliere, pubbliche o private che siano?
In Italia le risorse economico-finanziarie dedicate alla Sanità sono insufficienti. Il modello proposto dal Servizio Sanitario del nostro Paese è tra i migliori al mondo: rappresenta un valore universale di riferimento che consente a tutti i cittadini, a prescindere dalla nazionalità, dalla razza e dal sesso, di essere tutelati nella propria salute. Non credo che siano necessari ripensamenti sui principi ispiratori del nostro welfare. È necessario, di contro, uno sforzo comune, di nel pubblico come nel privato, per l’eliminazione degli sprechi, più frequenti nel pubblico, per recuperare risorse necessarie alla costruzione di una rete virtuosa e integrata pubblico/privato, capace di rispondere in maniera ancora più efficiente alle richieste di salute dei cittadini, sempre più spesso costretti a ricorrere alle prestazioni sanitarie in strutture private che operano al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale.



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