L’ACCESSO ALLA PROFESSIONE IN ITALIA È IL PROBLEMA MAGGIORE

E io faccio il medico... all'estero!

Intervista con Biagio Papotto, Segretario Generale CISL MEDICI

Fino a ieri dire di essere un medico era sinonimo di una professione affascinante, di accesso al lavoro per lo più immediato, di carriera. Oggi è ancora così? Quanto il numero chiuso per entrare in Università di fatto mina la formazione dei futuri medici? E quanto poi il medico laureato, specializzato e quindi preparato ha la certezza – come dovrebbe essere e come è stato fino a non pochi anni fa - di un posto di lavoro di qualità e di una retribuzione giusta? Lo abbiamo chiesto a Biagio Papotto, Segretario Generale CISL MEDICI.


Il camice bianco presenta ancora il suo fascino antico. In 20 anni si è registrata una crescita del 30% di medici iscritti agli ordini professionali. A cosa è dovuto questo boom?
Il boom delle iscrizioni a medicina e chirurgia c’è stato negli anni 70’ – 80, ma tra qualche anno l’Italia potrebbe essere priva di medici da inserire nel mondo del lavoro, ciò dovuto al numero chiuso per l’accesso a medicina. Ecco, oggi, fa la sua apparizione la medicina low cost che è in costante crescita anche grazie al periodo di crisi che il paese sta vivendo. Medicina low cost non vuol dire medicina di scarsa qualità, ma solo organizzazioni di tipo no-profit o strutturate per essere improntate al risparmio. E’ in fase di grande espansione soprattutto per quanto riguarda le attività ambulatoriali e di odontoiatria. Certo, per una piccola percentuale di iscritti, il rapporto con questa grande professione è ancora basato sull’amore viscerale ma penso che i più vengano attratti dal guadagno futuro che rispetto ad altre professioni è ancora ragionevolmente migliore.

Come valuta l’offerta formativa sanitaria? Abbiamo strutture idonee ad offrire una qualità elevata dell’insegnamento?
Purtroppo anche su questo versante, fatte le dovute eccezioni che non fanno la regola, ci si trova di fronte a formatori che non amano il compito di trasmettere con orgoglio ciò che a loro volta hanno appreso, si spera da buoni maestri. Una volta c’era la possibilità durante il corso di anatomia di entrare il sala settoria, oggi ciò non è possibile per la cattiva organizzazione in ambito dei vari istituti, per la mancanza di sale studio, regolarmente informatizzate, e per la carenza di leader didattica. Oggi la formazione dovrebbe farsi anche dentro le strutture dell’S.S.N.. Abbiamo ottimi ospedali dove lo studente troverebbe percorsi formativi adeguati.

Per quanto riguarda invece l’accesso al mondo del lavoro, quanto tempo passa mediamente dopo aver conseguito il titolo?
Mi sia consentito dire che questo è il vero punto dolente che coinvolge in modo sconfortante la politica nel suo più alto gradino del percorso che è chiamata ad assolvere: l’interessamento della res pubblica e di coloro che con senso di abnegazione, onorati da mille difficoltà, giungono alla laurea in medicina e chirurgia per poi essere posteggiati nelle scuole di specializzazione, credendo di aver dato loro un futuro nel mondo del lavoro, da cogliere all’indomani della sospirata specialità. E’ assolutamente falso. In primis perché l’entrata in una scuola di specializzazione è un terno al lotto, in secundis si deve cominciare a guardare con attenzione alla capacità del discente, quindi stilare una graduatoria di merito, trasparente e lontana da quel nepotismo tanto vituperato, che dia forza e sia da stimolo per quanti si cimenteranno per migliorarsi continuamente. Questa è l’unica strada che condurrà alla creazione delle eccellenze, così come avviene in altri Paesi della C.E. . Oggi va di moda il precariato, con il blocco delle assunzioni, il blocco del turn over, molti medici arrivano al mondo del lavoro oltre i 35 anni.

Quali sono le difficoltà che il giovane medico deve affrontare?
Il doversi inserire nel mondo del lavoro. Oggi si deve fare riferimento alla grave situazione economica che ha creato delle regressioni talmente violente da far tremare popolazioni che sino a ieri erano sorrette da un’economia stabile. Oggi al contempo, questa patologia va curata, a costo i enormi sacrifici, onde impedire la ineluttabile migrazione dei nostri giovani, certezza del nostro futuro.

Perché tanti giovani medici decidono di andare a far fortuna all’estero?
Perché all’estero, vedi Germania, Francia, Inghilterra, sono organizzati meglio e guardano al giovane, qualsiasi sia la provenienza da un paese comunitario o extracomunitario, meritevole che si impegna valorizzando il proprio tempo; per esempio, il giovane medico in Germania, dopo un primo accertamento curriculare, se valutato positivamente, viene subito immesso al lavoro, retribuito, con assegnazione in tutte le branche collaterali relative alla disciplina scelta. Viene quotidianamente seguito da un tutor a cui dovrà relazionare il lavoro svolto durante la giornata. Il comportamento della governance aiuta a far crescere il medico che si formerà assumendosi quelle responsabilità che lo faranno, domani, protagonista di un’attività nobile ed utile alla comunità.

C’è poi la particolarità che questa è tra le professioni più gettonate dalle donne tanto che molti, forse esagerando, vedono il futuro della sanità sempre più “rosa”. Perché? In quest’ambito le donne faticano meno ad emergere?
Rispetto al 2008 il numero totale di dipendenti dell’SSN è aumentato dello 0,8%, le donne dell’1,8%. Su 107.333 medici, 38.216 sono donne. In generale, le donne rappresentano il 63% dei dipendenti dell’SSN. E’ chiaro che sotto il profilo professionale, ritengo non vi sia alcuna differenza fra i due sessi e che se le donne sapranno aggregarsi troveranno un futuro ancora migliore per quello che concerne la leadership che oggi, molte volte, è appannaggio dell’uomo. Non va però ignorato il ruolo che la donna mantiene in ambito sociale, quindi non va eluso l’impegno che le parti sociali dovranno profondere per permettere alla donna di interpretare a pieno il ruolo che si appresta ad avere.

Quale consiglio può dare ai giovani che vogliono intraprendere un percorso in ambito sanitario?
Essendo un innamorato del mio lavoro tenterei di essere un cupido del lavoro del medico, trasferendo ogni risorsa utile per permettere al giovane medico di comprendere l’importanza del lavoro intrapreso. Tutto questo condito da un utile consiglio: di imparare quante più lingue parlate possibili, partecipare alla vita lavorativa di una Europa comunitaria, e solo allora decidere dove vivere appieno la propria scelta lavorativa.



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