COME CAMBIA IL RAPPORTO MEDICO-PAZIENTE AI TEMPI DI INTERNET

Attenzione al bricolage in Sanità

Intervista con Salvo Calì, Segretario Generale SMI

“La conoscenza, cioè l’insieme delle competenze professionali che si acquisiscono attraverso lo studio e l’esperienza, non può essere confusa con l’informazione”. “Un paziente consapevole e informato diventa la prima risorsa terapeutica”. “La consapevolezza del diritto alla salute e all’assistenza, conquista della modernità, modifica l’antropologia del rapporto medico-paziente”. Sono alcuni concetti che emergono dall’incontro con Salvo Calì, Segretario Generale del Sindacato Medici Italiani sul tema del fai-da-te in ambito sanitario e del rapporto medico-paziente.


Su internet ormai si trova di tutto, consigli medici, cure, terapie. E sono sempre di più coloro che percorrono la strada “fai da te” in campo sanitario. Cosa pensa in proposito?
La strada del bricolage in sanità, e non solo, è pericolosa come tutte le semplificazioni di problemi che declinano diversi livelli di complessità. Per intenderci, semplificando al massimo, il ricorso occasionale all’aspirina per sedare un mal di testa è nell’uso comune. Ma questo semplice uso, che a volte può avere effetti collaterali anche drammatici, non giustifica l’uso continuativo senza la conoscenza puntuale dei problemi clinici, che non possono essere certo risolti con l’autoprescrizione. Insomma La conoscenza, cioè l’insieme delle competenze professionali che si acquisiscono attraverso lo studio e l’esperienza, non può essere confusa con l’informazione.

Le informazioni disponibili su internet riscrivono veramente il rapporto con il paziente?
La consapevolezza del diritto alla salute e all’assistenza, conquista della modernità, modifica l’antropologia del rapporto medico-paziente. Pur persistendo l’asimmetria relazionale, legata alle competenze del medico, l’atteggiamento paternalistico del medico è largamente superato anche in funzione delle migliorate informazioni del paziente.

Questa ricerca d’informazione da parte del cittadino non può essere la conseguenza di un rapporto non sempre all’altezza tra medico e paziente?
Il cittadino più informato è spesso più aggressivo, anche in forza di modelli culturali che rimuovono la malattia e la morte, sicché quando si ammala o si muore c’è sempre una causa immediatamente rinvenibile e un colpevole. L’accidente, il fato, la casualità, l’imprevisto, l’errore non appartengono all’attuale orizzonte culturale condizionato dai talk show televisivi, dalla ridondanza di informazioni e da un inquietante determinismo scientifico di stampo ottocentesco, il cui frutto avvelenato è rappresentato da un riduzionismo scientista. La conseguenza è un medico, il cui orizzonte culturale talvolta non è diverso, sulla difensiva, sempre attento all’errore in agguato e alla necessità di prevenirlo, avvalendosi dell’unica risposta “possibile” in questo contesto culturale: diagnostica ed accertamenti sempre più specifici e raffinati, con conseguente lievitazione dei costi.

Il medico come deve prepararsi ad affrontare questo che è un vero e proprio cambiamento culturale? Come si deve approcciare al paziente dei giorni nostri?
Superato il rapporto paternalistico, non già la scontata asimmetria relazionale, una nuova concezione deve affermarsi, partendo da una rinnovata consapevolezza della centralità del paziente e della spendibilità delle sue risorse culturali all’interno dei processi di diagnosi, cura e assistenza. La maggiore longevità connessa all’invecchiamento della popolazione, il conseguente incremento delle fragilità, della riduzione delle condizioni soggettive di autosufficienza, il contesto familiare sempre più ristretto, tutto ciò ridisegna il rapporto medico-paziente che necessariamente si inscrive in un maggiore coinvolgimento del paziente nella gestione delle diverse fasi della sua malattia. Un paziente consapevole e informato diventa la prima risorsa terapeutica.

Non solo è cresciuta anche la tendenza di procurarsi farmaci attraverso internet. Quali sono i rischi in questo caso?
A parte i rischi connessi all’autoprescrizione che in questo caso salta anche il filtro del farmacista, altri rischi sono connessi alla tracciabilità dei farmaci acquistati, cioè alla loro “genuinità”.

Le chiedo un’ultima cosa. Il malato ben informato è un problema per il medico?
Non è un problema, è una risorsa. A patto di non scambiare l’informazione con la conoscenza.



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