ESSERE CURATI BENE È UN DIRITTO DELL’INDIVIDUO: ART. 32 !

Se ci rubano la salute

Intervista con Francesco Lauri Presidente Osservatorio Sanità

Osservatorio Sanità è un’associazione che si occupa dell’analisi delle prestazioni sanitarie e della loro organizzazione. Creata da un gruppo di esperti di diritto sanitario e di organizzazione sanitaria e da cittadini che hanno subito danni dal sistema sanitario, l’associazione si prefigge due obiettivi: collaborare al miglioramento del sistema sanitario nazionale attraverso l’individuazione degli elementi di difficoltà delle prestazioni erogate e, contemporaneamente, tutelare i cittadini che hanno subito errori medici. Il concetto cui si ispira è di estrema semplicità: mai come in questo momento il sistema sanitario ha bisogno di forti stimoli alla ristrutturazione a favore dell’utenza e che solo attraverso una pressione costante della pubblica opinione e delle associazione indipendenti, potrà eliminare quelle aree di inefficienza che producono i cosiddetti casi di malasanità. Abbiamo incontrato Francesco lauri, che dell’Osservatorio è il Presidente.


Essere curati, e bene, è un diritto. Ma è sempre così?
È un diritto di rango costituzionale, rammentiamo che l'art. 32 recita " La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti". La stragrande maggioranza dei medici italiani rispetta ed onora questo principio, qualcun altro no ed è per questo che esistono associazioni come la nostra, per garantire assistenza ai cittadini che “realmente” hanno subito danni da errori medici.

Cosa si intende con il termine “malasanità”?
È un termine troppo sfruttato, spesso a sproposito. Può voler dire troppe cose o nessuna. Noi preferiamo parlare di "errori di sistema" (es. la mancata comunicazione tra un reparto e l'altro dello stesso nosocomio che determinano un danno per il paziente), oppure di "errate prestazioni sanitarie" che possono essere di due tipi, omissive (es. mancata diagnosi di tumore) o commissive (errore chirurgico in sala operatoria).

Quali sono i problemi principali che spingono cittadini si spingono a segnalare i casi?
Di tutti i tipi: si va dai casi in cui il ritardo o l'errore diagnostico ha determinato l'aumento di neoplasie e la conseguenza riduzione di chance di sopravvivenza ad errori in sala operatoria da cui è derivata la morte del paziente. Ed ancora infezioni ospedaliere, errate terapie, trasfusioni di sacche di sangue infetto ed altre anomalie sintomatiche di un sistema sanitario per certi aspetti deficitario.

Quanto è frequente oggi l’errore medico?
Posso risponderle dal nostro punto di vista, poichè i dati ufficiali sugli errori medici mancano nel nostro paese. Riceviamo circa 1.000 segnalazioni l'anno, la maggior parte delle quali (circa il 50%) riguardano problemi organizzativi del sistema sanitario (es. lunghe liste d'attesa per ricoveri o indagini diagnostiche) o problemi "comunicativi" tra cittadino e personale medico e paramendico. In linea di massima posso dirle che l'errore medico è fisiologico e non va demonizzato. In tal senso sarebbe molto utile al miglioramento dei rapporti tra cittadini e classe medica una maggior autocritica da parte di quest'ultima e soprattutto, una maggiore disponibilità da parte delle compagnie d'assicurazione che, pur di non cacciare soldi, si arroccano spesso su difese risibili, danneggiando il medico che viene costretto, per questo, a subire processi evitabilissimi.

Ma come dimostrare l’errore medico?
Prima che venga intrapresa un'azione civile o un procedimento penale, caratterizzati da interpretazioni giurisprudenziali molto dissimili, è fondamentale il giudizio di medici specialisti circa la sussistenza o meno di un nesso causale tra il danno subito e l'errore medico. In sede civile, le recenti pronunce della Suprema Corte sull'inversione dell'onere probatorio consentono al cittadino maggiori opportunità di tutela in sede risarcitoria. In sede penale, invece, l'attenzione si focalizza sul maggior grado di probabilità scientifica commisurato al presunto errore. A meno che non vi siano macroscopici errori da cui sono derivate lesioni gravissime o addirittura un decesso, noi tendiamo a suggerire la strada dell'azione in sede civile.

Cosa rischia il medico ritenuto responsabile di un errore?
In sede civile vige il principio della responsabilità solidale tra medico e struttura ospedaliera e medico, per cui il cittadino ben può citare in giudizio solo quest'ultima che si rivarrà, eventualmente, sul medico per la parte di sua competenza nel caso in cui venga ravvisata colpa grave. In genere sono soggetti con copertura assicurativa, anche se nel nostro sistema non esiste alcun obbligo in tal senso a carico dell'ospedale, casa di cura o medico. In sede penale, il medico ritenuto responsabile di un reato connesso alle sue prestazioni, subirà una condanna che assai raramente - ed aggiungo per fortuna - si tradurrà in pena detentiva. Valgono le considerazioni spiegate sopra: è preferibile agire in sede civile/risarcitoria.

Va bene, parliamo allora dei risarcimenti…
Dal 4 marzo 2010 è diventato obbligatoria la mediazione in molte materia, tra le quali la responsabilità professionale medica. Il sistema è ancora in rodaggio e sono pochi, pochissimi gli organismi ben organizzati per poter affrontare un argomento così delicato. Nel frattempo si deve registrare la pessima tendenza delle compagnie d'assicurazione a non liquidare i sinistri pur dinanzi ad un errore evidente. Questo non fa che "incattivire" il cittadino il quale per veder salvaguardati i propri diritti si trova obbligato a denunciare il medico, obbligandolo a difendersi. Insomma, direi che alla base dell'alto numero di processi ci sono sempre e solo loro, le compagnie d'assicurazioni.

Infine come procede la lotta alla malasanità di Osservatorio Sanità?
Siamo sempre molto cauti prima di formulare un giudizio di colpevolezza sull'operato del medico, ricorrendo spesso a più di un professionista per ottenere pareri univoci. Basti pensare su 100 segnalazioni, solo il 5/10% ha ad oggetto condotte mediche concretamente censurabili. In tali casi, viene definita con il cittadino una linea d'azione, per lo più in via stragiudiziale, volta all'ottenimento del giusto risarcimento. Viceversa, le segnalazioni da cui non emergano condotte censurabili sono motivatamente archiviate, con l'indicazione al cittadino di non intraprendere azioni temerarie ed onerose.



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