ECCO LA VITA DEL VOLONTARIO ACCANTO AL MALATO

La persona, la nostra missione

Intervista con Maria Saraceno, Presidente AVO Milano

Che sanità sarebbe senza l’apporto dei volontari? Ce lo chiediamo ogni volta che ammirati osserviamo un uomo, una donna, un ragazzo che offre le sue ore per stringere le mani ad un malato in ospedale, per fargli compagnia, per assisterlo ed ascoltarlo. Fino a diventare un punto di riferimento irrinunciabile. Ma non pensiamo che il volontario sia solo questo. È anche una persona preparata e che per arrivare si è dovuta formare ed avere delle attitudini precise. AVO Milano in questo 2012 ha compiuto 35 anni ed è una realtà ormai consolidata dai numeri. Abbiamo incontrato Maria saraceno, che dell’Associazione Volontari Ospedalieri è il Presidente.


Qual è l'apporto dei volontari in ambito ospedaliero?
Compito dei volontari AVO è occuparsi della "persona" non della sua malattia, rendere più umano il suo percorso ospedaliero, ascoltarla, fargli compagnia, essere la spalla cui appoggiarsi, la mano da stringere che trasmette calore, comprensione ed aiuto silenzioso. Sono aspetti importanti che il personale ospedaliero non può curare per mancanza di tempo e di risorse.

Un tempo i volontari erano per lo più donne, casalinghe o pensionate. È ancora così? Chi sono oggi i volontari ospedalieri?
No non è più cosi, oggi le persone che chiedono di entrare in AVO appartengono a tutte le età e categorie di lavoratori. A Milano abbiamo assistito ad un radicale cambiamento dai primi anni di presenza dei volontari in ospedale, dalla maggioranza di casalinghe e pensionate, pochi uomini, siamo arrivati ad una forte presenza di lavoratori, impiegati, professionisti, insegnanti, ad un buon numero di studenti ed a un aumentato gruppo di uomini.

Riscontra una maggiore propensione oggi, rispetto a ieri a diventare volontario?
Penso che il volontariato sia stato sempre una ricchezza della società, un tempo molto più silenziosa e nascosta, un fatto personale. Oggi che l'offerta di possibilità volontariato è ricca, esistono tante organizzazioni che operano nei campi più vari, e molto pubblicizzata, anche l'esigenza di ricercare una risposta al proprio desiderio di fare qualcosa per chi è in difficoltà ha una risonanza pubblica, non si può più agire in modo autonomo, occorre essere organizzati, seguire regole e leggi. Si dice che il volontariato è di moda, che essere volontario è quasi uno status simbol, ma non si può essere buoni volontari a lungo se non ci si crede, la pubblicità ha probabilmente risvegliato molte sensibilità nascoste.

Quanto tempo dedicano i volontari a questa che è una vera e propria "missione"?
Il volontari AVO dedicano in media tra le tre e quattro ore settimanali del proprio tempo al servizio in ospedale in modo organizzato, in turni concordati in modo che l'ammalato non rimanga deluso nella sua attesa di un amico.

Esistono dei settori, più di altri, in cui i volontari vengono destinati?
Ripeto che i campi in cui operano le varie organizzazioni sono i più vari e quando una persona si rivolge ad una di esse ha di norma ben chiaro il campo di azione. Chi chiede di entrare in AVO sa che il suo compito sarà al letto del malato, negli ambulatori e in pronto soccorsi a cui si potrà aggiungere, secondo le sue "doti" e il suo tempo, anche un lavoro organizzativo a tutto tondo utile alla vita dell'associazione.

Come si diventa volontario? Quanto è importante la formazione in questo ambito?
Certo l'aspirante volontario non viene messo subito accanto al malato, deve prima avere un incontro conoscitivo con volontari esperti, deve seguire un corso di formazione tenuto da formatori, psicologi, medici e infermieri della durata di dieci lezioni, viene poi accompagnato per un periodo di tirocinio della durata di 25/30 turni da un tutor. La formazione permanente con incontri specifici in vari campi è una costante della vita del volontario perché il suo operato non si fossilizzi nell'abitudine.

Quanto lavoro c'è alle spalle per diventare una realtà storica e consolidata qual è AVO?
AVO nasce a Sesto San Giovanni 36 anni fa con cinque volontari, rapidamente si espande ed oggi è presente in tutte le regioni con circa 30.000 volontari. A Milano è presente da 35 anni in 10 ospedale con oltre 900 volontari. Questo penso dia la misura del lavoro che c'è stato per arrivare ad un tale risultato: il superamento delle difficoltà incontrate all'inizio con la diffidenza delle strutture ospedaliere e l'accoglienza che abbiamo oggi e la richiesta di entrare in nuove strutture ripaga del tanto lavoro silenzioso che negli anni tutte le persone che hanno fatto parte di questa associazione hanno svolto.



Archivio
Ricerca libera
Ricerca avanzata >>