LO SPAZIO C’È, MANCA LA VISIBILITÀ : AL VIA LA “RIVOLUZIONE DELLO SGUARDO”

A caccia di idee per cambiare il Paese

Intervista con Fabrizio Sammarco - Presidente ItaliaCamp

ItaliaCamp ha una grande ambizione: invertire la tendenza. Nasce per soddisfare le esigenze della società civile ancor prima che queste emergano, con rapidità, chiarezza e semplicità. Il suo obiettivo è quello di contribuire attivamente allo sviluppo di una diversa coscienza partecipativa, attraverso un nuovo modello di coinvolgimento delle persone; individuare e sostenere la formazione di nuove leadership individuali e collettive che possano lavorare concretamente per il bene del Paese; e promuovere idee che mettano al centro il cittadino, nel rispetto dei principi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Una sfida da giocare insieme. Un gruppo vivo, eterogeneo e affiatato come Italiacamp è l’habitat naturale di intuizione e creatività, e la migliore premessa a dei grandi traguardi. Fabrizio Sammarco è il Presidene, lo abbiamo incontrato.


Presidente, come è nata l'idea di ItaliaCamp e con quale obiettivo?
È mattina presto. Un aula universitaria si riempie piano piano. Facce assonnate prendono posto riemergendo dai bagordi della serata. Nell'attesa del docente il vocio cresce. Cresce. Diventa assordante. Fatto dei progetti, dei disegni, dei sogni di ciascuno. Sul cambiamento. L'idea di ItaliaCamp è nata qui. Nell'esatto momento in cui abbiamo messo piede all'Università, respirando l'aria frizzante tipica di ogni ateneo.
L'esperienza negli Stati Uniti poi, dove nel campus di Harvard abbiamo partecipato per la prima volta ad un «barcamp» innamorandoci a prima vista di questo nuovo modello di confronto, ci ha convinto della necessità di lanciare anche in Italia, un modello nuovo di confronto basato principalmente sui contenuti.
Sin dall'inizio, nel 2009 primo anno di grave recessione economica a livello globale, l'obiettivo non è stata la semplice riproduzione di un modello, bensì la creazione di una modalità del tutto nuova di interlocuzione che potesse in qualche dare visibilità, nei confronti del mondo delle imprese, ai progetti e le soluzioni innovative provenienti dalla società civile ed in particolar modo dagli ambienti accademici, dalle Università, molte volte ignorati per varie ragioni.

Non tutti conoscono il barcamp. Di che cosa si tratta? Quali le difficoltà a replicare un modello non tipicamente italiano?
La parola «barcamp» è l'unione dei due termini inglesi «bar», luogo solito dell'incontro e della chiacchiera con gli amici, e «camp», ovvero campus, accampamento, insieme di persone che si fermano in maniera quasi permanente in un determinato luogo. Il barcamp vuole essere innanzitutto un momento di dialogo, di dibattito e di confronto informale e si differenzia dai modelli classici di conferenza perchè non prevede relatori prestabiliti ma ciascun partecipante, sia esso studente o professore, ha cinque minuti di tempo per esporre la sua idea, accreditandosi, allo stesso tempo, sia come spettatore che come protagonista dell'evento.
Basta già questo a capire quante siano state, all'inizio, le difficoltà nel proporre anche nel nostro Paese un modello di questo tipo ed infatti all'interno stesso del gruppo fondatore, il modello barcamp suscitava non poco scetticismo. A distanza di quasi tre anni gli scettici sono diventati ottimisti e la formula del barcamp si è accreditata, a livello Paese, come modello di successo.

Qual è il fattore distintivo di ItaliaCamp?
Così come nel barcamp ciascuno è insieme protagonista e spettatore, in ItaliaCamp ogni attore ha il medesimo valore perchè ciascuno ha una rilevanza specifica a seconda del campo di interesse e di azione. Concentrandosi su di un azione ben precisa, ciascun soggetto, sia esso un impresa, un istituzione, un ricercatore o un semplice individuo, è protagonista ed artefice dell'intero processo.
La «vera inversione di tendenza» che ItaliaCamp ha proposto in Italia nasce dalla considerazione delle diverse esigenze degli interlocutori coinvolti, la cui azione sinergica e combinata può produrre grandi risultati. Nel modello ItaliaCamp le università e la società civile creano e propongono, le imprese realizzano e le istituzioni facilitano e promuovono.

ItaliaCamp ha realizzato un modello di partecipazione che propone alle istituzioni idee per sostenere la crescita del Paese ed un nuovo modello di sviluppo. Com'è stato accolto?
Come anticipato e come sempre accade agli inizi ItaliaCamp, anche per il modello «innovativo» di confronto, ha dovuto sgomitare per mostrare i suoi reali valori nei confronti delle imprese, delle istituzioni e della società civile. A seguito dei grandi successi in termini di idee raccolte e presenze ai primi incontri organizzati a Roma (ottobre 2010) a Bruxelles (febbraio 2011) e Milano (maggio 2011) ed in particolare della crescente fiducia dimostrata nei nostri confronti dalle istituzioni, ItaliaCamp ha iniziato a rappresentare un vero e proprio valore aggiunto, in termini di «solutions finder» per il sistema delle imprese, le università e la società civile.
Un esempio perfetto di collaborazione istituzionale è stato il «Greening Camp» che organizzato lo scorso 31 maggio in stretta sinergia con il Ministero per l'Ambiente, ci ha visti impegnati nella ricerca e selezione di progettualità di policy e di business sul tema della green economy, della sostenibilità ed in particolare delle smartcities. L'elevato numero e soprattutto la qualità delle idee presentate hanno fatto si che i modelli di interazione tra l'Associazione e l'istituzione, possano oggi esser considerate come una vera e propria «best practice» di collaborazione con le istituzioni.

Crede oggi ci sia in Italia spazio per far emergere idee nuove di persone forse ancora sconosciute ai più ma di altissima qualità e profilo personale?
Lo spazio, forse, c'è sempre stato. Quello che invece mancava era la visibilità. Con ItaliaCamp abbiamo proposto una vera e propria «rivoluzione dello sguardo» abbiamo cioè dato visibilità e rilevanza anche e soprattutto mediatica a nuovi soggetti portatori di soluzioni innovative per vecchie nuovi problemi. Questa rivoluzione dello sguardo ci ha consentito di «parlare» alla società civile, all'università alle istituzioni, con il medesimo linguaggio: quello dell'investimento sulla propria idea e sul proprio Paese.

A caccia di idee quindi per cambiare il Paese. Ne sono emerse di significative?
Da qualche giorno ho iniziato a pensare che la prima idea vincente sia stata la stessa idea di ItaliaCamp. In effetti quando si riescono a coinvolgere circa 1300 persone a fine giugno a Catanzaro e 6 Presidenti di Regione che a fine evento accettano di poter avviare tavoli di lavoro per la realizzazione delle idee raccolte nelle varie Regioni, ci si rende conto che qualcosa nel Paese è veramente già cambiato.
Di idee significative ne sono emerse tante e tra queste sicuramente la più conosciuta oggi è «SRL per Tutti», un idea che ha proposto l'abbattimento dei costi legali di apertura di una società ad 1 euro per gli under 35 e che adottata prima dall'Antitrust è stata inserita nel pacchetto liberalizzazioni del Governo Monti come S.S.R.L. (società semplificata a responsabilità limitata )diventando legge e dunque modificando le norme del Codice Civile.
«Remocean» è il nome di un altra idea, presentata da un gruppo di ricercatori partenopei del CNR, che propone tra le altre cose la ricostruzione della linea della costa mediante la lettura del moto delle onde del mare. L'idea è stata sostenuta dal fondo di Atlante Ventures Mezzogiorno per 1 milione di euro. Se la Costa Concordia avesse avuto il congegno a bordo forse sarebbe andata diversamente.

Dall'Associazione è nata una Fondazione, ce ne può parlare?
L'idea della Fondazione è nata nel momento in cui ci siamo resi conto dell'esigenza di valorizzare nella migliore maniera la rete che progressivamente abbiamo costruito con il sistema imprenditoriale del nostro Paese. In effetti oggi fanno parte della Fondazione alcune delle realtà strategiche del sistema Italia tra cui Poste Italiane, Wind, Sisal, Unipol, RCS media group, FS, Fondazione Roma, Enel Green Power e INPS.
Soggetti che hanno deciso di investire nel processo ItaliaCamp supportando la fase di realizzazione di quelle che sono le migliori progettualità provenienti dall'Università e dalla società civile, valutate soprattutto per la loro capacità di rilanciare lo sviluppo e dunque l'occupazione.

Infine Presidente , molti scoraggiati nel nostro Paese fuggono all'estero per cercare gloria e carriera. Altri restano e provano ad emergere tra mille difficoltà. Lei da che parte sta?
Sono della parte di chi vuole cambiare il nostro Paese per non cambiare Paese. ItaliaCamp è dalla parte delle imprese che a volte non riescono a trovare le giuste progettualità in termini di attrazione di investimento e profitti che vorrebbero e dunque non sono stimolate ad investire appieno nella ricerca proveniente dalle università e dalla società civile. ItaliaCamp è anche dalla parte delle Istituzioni che molte volte, soprattutto a livello locale, non riescono ad individuare interlocutori affidabili con i quali rilanciare processi di sviluppo ed innovazione concreti. ItaliaCamp è dalla parte di chi crede che la propria vita possa intrecciarsi con la storia del proprio Paese.



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