Università e imprese: per il Rettore Francesco Bonini (LUMSA) "l'internazionalizzazione, basata su una chiara identità, è un importante motore culturale e aziendale

L’Università LUMSA di Roma è un Ateneo non statale attivo da oltre settantacinque anni ma in costante rinnovamento per essere al passo con le esigenze della società, che dagli studi universitari vuole sempre maggiori capacità di formare persone in grado di interpretare il presente e costruire il futuro. Per questo la LUMSA ha avviato un continuo rinnovamento interno, sempre meglio articolando i quattro Dipartimenti – uno è attivo nella sede di Palermo – e progettando corsi di laurea che spaziano dal sociale al Diritto, dall’Economia al Marketing, dalle Scienze politiche a quelle della Comunicazione. Un colloquio con il Rettore Francesco Bonini, insediatosi ormai da un anno, rivela alcune interessanti caratteristiche dell’Ateneo romano.


Rettore Bonini, ma in questi tempi di crisi conviene investire sulla formazione universitaria?
Ricordo che il Ministro Giannini in una intervista di qualche tempo fa sosteneva che “un ciclo d’istruzione universitaria in un Ateneo statale italiano costa quasi come cambiare un’auto utilitaria, Ma cambiare la macchina a volte lo si considera più importante che far studiare il proprio figlio”. Ecco, le famiglie dovrebbero comprendere che senza strumenti conoscitivi adeguati, per i giovani è molto complicato affacciarsi sul mondo del lavoro dotandosi solo della buona volontà o di una idea, sia pur brillante. A tutt’oggi la LUMSA e le altre università, svolgono al meglio questo ruolo di “coaching” per preparare i giovani alla complessità di un mondo che si evolve continuamente.

Ma in tutte le Università è così? Anche in quelle del sud?
A mio parere al sud operano Atenei validi e con tanta tradizione. Oggi al sud occorre creare le condizioni perché le università divengano motori di sviluppo, coagulando le forze migliori del territorio e spingendole a confrontarsi, forti di un lavoro di ricerca e di autovalutazione delle proprie potenzialità, con un contesto che non è più solo locale ma allargato, sempre più “global”. In questo terreno il sud ha assets importanti da giocare e da valorizzare. E noi come LUMSA crediamo veramente nel sud. Da decenni abbiamo guardato con attenzione al Mezzogiorno e molti dei nostri allievi più brillanti hanno scelto il nostro Ateneo per prepararsi. Oltre a facilitare l’accoglienza nella nostra sede romana, abbiamo fatto anche la scelta di rafforzare la nostra presenza a Palermo, e nelle sedi di didattica decentrata di Taranto e Crotone. A Palermo, dove c’è una tradizione molto importante di Servizio sociale, è attivo da anni un Dipartimento di studi giuridici ed ora anche economici, che con grande attenzione al contesto locale intende fornire opportunità di formazione alternative e complementari. Da quest’anno parte un corso di Economia che siamo convinti possa fare la differenza. Il prof. Luigino Bruni, chiamato a dirigerlo, l’ha pensato per affiancare alle tematiche del know how e del know why, il plusvalore dell’attenzione a una visione etica dell’economia. In una regione come la Sicilia intendiamo far crescere economisti in grado di plasmare una nuova modalità di comportamento e di pensiero economico, produttiva di effetti positivi anche nel sociale, che aiuta ad uno sguardo globale.

La sua idea di allargare le potenzialità di un territorio, di un’impresa locale richiama i temi dell’internazionalizzazione…
Certamente. Quello dell’internazionalizzazione è una prospettiva assai importante e riguarda le imprese e le università, sia pure in contesti diversi. Le imprese hanno bisogno di creare prospettive di mercato sempre più allargate rispetto al loro abituale bacino d’utenza “domestico”. Ma per farlo devono attrezzarsi per competere su un mercato con regole diverse, con culture diverse, con una comunicazione diversa, con potenziali acquirenti che hanno gusti diversi da quelli italiani. Dalla nostra parte abbiamo prodotti spesso di valore assoluto, che vanno valorizzati e sostenuti con attente strategie di promozione. Un nostro economista, il prof. Giovanni Ferri, ha compreso che il nostro capitalismo, di origine prettamente familiare, è una caratteristica che va valorizzata e fatta crescere, e per questo ha introdotto nei corsi di laurea LUMSA di ambito economico il programma “ Gli studenti crescono con le imprese di famiglia” con l’intento di far conoscere ai giovani, attraverso uno stage/tirocinio, questo comparto così vitale dell’economia nazionale. E conoscere il nostro tessuto imprenditoriale è il miglior modo per elaborare le strategie capaci di renderlo competitivo “all over the world”, ne sono convinto. Di contro anche le Università sono chiamate ad affrontare la sfida dell’internazionalizzazione. La LUMSA lo sa bene e nella governance interna si è dotata di un prorettorato dedicato appunto alla ricerca e all’internazionalizzazione, diretto dalla prof.ssa Consuelo Corradi. Internazionalizzare, tra le altre cose, vuol dire mettere a disposizione degli studenti una serie di opportunità per formarsi attraverso esperienze che li mettono a confronto con sistemi educativi diversi, che producono risultati che concorrono al benessere dei Paesi europei, E queste best practices, apprese lontano dall’Italia i nostri giovani poi le portano qui, pronti a metterle in pratica e a migliorarle, se possibile, adattandole alla nostra realtà. La LUMSA crede negli scambi culturali e una buona parte dei suoi studenti ha beneficiato di esperienze di studio all’estero che sono state riconosciute come parte integrante del proprio percorso formativo. In questo campo abbiamo anche conseguito delle label europee di eccellenza e contiamo di valorizzare sempre più la grande rete delle università cattoliche, a livello europeo e mondiale, dall’Australia agli Stati Uniti. Siamo attivi su progetti europei e siamo a disposizione dei privati e delle aziende mettendo a  disposizione la nostra attitudine allo studio dei contesti e delle situazioni utili alla crescita su istanze sociali e private.

E la didattica? In cosa la LUMSA si distingue da una qualsiasi altra università?
Tutti i nostri corsi di studio, dalle lauree ai corsi di Alta Formazione, sono pensati con lo studente al centro della nostra attenzione, mettendolo in grado di riservare la maggior parte del suo tempo allo studio e all’approfondimento. I corsi in Giurisprudenza beneficiano di un Programma internazionale che offre insegnamenti impartiti in inglese con scambi di visiting professors e accordi con università anglofone mirati alla professionalizzazione anche in sistemi giuridici diversi da quello italiano. Lo stesso avviene con il curriculum Europe, Governance and Sustainability del corso di laurea magistrale in Economia, Management e Amministrazione d’azienda. Grazie a queste modalità di didattica sono presenti ai nostri corsi sempre più studenti provenienti dall’estero, e questo è un segnale molto positivo.
I nostri docenti, poi, sono scelti con cura, identificando quei profili che sono più adatti agli obiettivi formativi del singolo corso, con un giusto mix tra accademici e professionisti in grado di aggiungere ai contenuti teorici quella conoscenza pratica che il mondo del lavoro si aspetta dai nostri studenti. A supportare la didattica c’è anche un’attività di job guidance che attraverso gli stage e i tirocini, il tutorato e la valutazione dei singoli profili personali, accompagna lo studente a porsi in relazione con il mondo del lavoro, creando così le basi per possibili opportunità d’impiego. I risultati di questa nostra cura nella costruzione dei corsi? Bene, i nostri studenti sono tra i più regolari nel concludere gli studi entro i tempi previsti, con una percentuale superiore di 22 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Mi sembra un ottimo risultato.

La LUMSA è attiva in un contesto, quello romano, dove l’offerta universitaria è assai varia e diversificata. Non risentite della concorrenza?
L’Ateneo è attivo a Roma da oltre 75 anni grazie all’intuizione della sua fondatrice, Luigia Tincani. La storia della LUMSA è contraddistinta da trasformazioni continue che hanno seguito e talvolta anticipato i cambiamenti della società. Negli anni l’offerta universitaria romana si è ampliata, tra atenei statali e non statali, ma la nostra realtà è vitale, attiva e in grado di dare prospettive di formazione assai valide, con corsi che spesso si contraddistinguono per la loro unicità. Come LUMSA abbiamo un vantaggio considerevole: siamo l’unico Ateneo romano attivo al centro di Roma, a due passi da San Pietro e Castel Sant’Angelo, in un territorio ricco di storia e stimoli culturali di altissimo spessore. In questo territorio unico e facilmente raggiungibile anche con i mezzi pubblici, abbiamo ben tre sedi ed una di queste, in via delle Fosse di Castello, è stata ampliata con una nuova e assai moderna sistemazione degli uffici. Il progetto, che sta per essere ultimato, prevede anche una grande biblioteca, che sarà messa a disposizione degli studenti e degli abitanti del quartiere per rendere così la LUMSA un polo culturale “aperto” e accogliente. Inoltre stiamo valutando di allestire un piccolo spazio espositivo per mettere in mostra alcuni reperti di età romana venuti alla luce durante i lavori di scavo ma al momento è solo un’idea.
Riguardo alla concorrenza, penso che sia pure nella naturale competizione tra le università per acquisire nuovi studenti, chi sceglie la LUMSA lo fa perché ne ha conosciuto il progetto formativo e ne condivide le finalità. Abbiamo creato tante occasioni d’incontro tra i potenziali studenti e il nostro Ateneo e questo lavoro ha dato i suoi frutti. Le iscrizioni – anche quest’anno - sono sempre in linea con le nostre aspettative. Insomma, guardiamo al futuro con fiducia.

Rettore Bonini, lei accennava al fatto che la LUMSA può interagire con le aziende. In quali ambiti?
Abbiamo molte possibilità di collaborazione con le aziende. Per un verso intendiamo coinvolgerle sempre più nella formazione dei nostri studenti con stage e tirocini mirati che permettano di valutare la preparazione dei nostri studenti nei contesti operativi di tutti i giorni. Proprio di recente abbiamo messo a punto una collaborazione ad ampio raggio con il Management di primarie aziende nazionali. Il progetto, che si chiama LUMSA Talent Academy, è pensato in collaborazione con HRC Academy, importante business community dei professionisti delle Human Resources, per consentire la creazione di un Network dedicato a creare spazi di affiancamento dei nostri giovani studenti con i manager, che forti della loro esperienza potranno lavorare con ciascuno studente alla definizione di un proprio profilo professionale e personale rendendolo potenzialmente interessante in chiave lavoro, facendo crescere in corso d’opera le skills di ognuno e avviando strategie di orientamento al lavoro in modalità co-working. Il progetto, in cui credo molto, partirà a ottobre prossimo e si avvarrà di due uffici di riferimento nelle nostre sedi di Roma e Palermo. Di recente è stato avviato un altro progetto finalizzato all’acquisizione, da parte dello studente, ma anche di soggetti esterni alla LUMSA, di certificazioni internazionali in ambito lingue, information technology, project management, qualità, ammissione ai college ed alle università internazionali e molte altre ancora. Di queste certificazioni la LUMSA è test center e rilascia attestati validi a livello internazionale. In Italia siamo il primo Ateneo che presenta un’offerta di certificazioni così completa e rispondente ad ogni esigenza.

Dal versante della ricerca, invece, offriamo alle aziende di iniziare percorsi comuni, indirizzati a venire incontro ad ogni esigenza. Mettiamo a disposizione la nostra metodologia di ricerca di determinate esigenze aziendale che abbiano un impatto sia sociale sia sulla produzione. Sono convinto che le aziende possano rappresentare un fattore d’impulso alla ricerca di qualità. Tuttavia è da considerare il fatto che le nostre sono imprese piccole, a matrice familiare, e spesso fanno innovazione senza ricerca. In questo scenario le università e i centri di ricerca pubblici possono offrire ciò che sanno fare meglio: produrre conoscenza. Questo è anche un modo per sgravare dai bilanci aziendali una voce che comporterebbe cospicui investimenti per gestire un proprio servizio di ricerca applicata. Nel nostro paese la dimensione delle collaborazioni tra imprese e università è stata in crescita fino a prima della crisi (NdR: rilevazione 2007 - fonte: Banca d’Italia) ed ha prodotto rapporti che una volta instaurati sono rimasti stabili nel tempo e oltre allo sgravio di bilancio hanno fatto registrare un incremento di produttività. Comunque è ancora molto diffusa tra gli imprenditori la sensazione di una sostanziale distanza tra la ricerca accademica e le esigenze aziendali, orientate a un’innovazione pragmatica che non troverebbe interlocuzione nel mondo universitario.
Mettere su una strada di collaborazione le imprese e le università non è cosa semplice. Le prime devono farsi carico di colmare il gap di conoscenza che le separa dalla comunità scientifica, le seconde devono puntare a una ricerca di qualità elevata nei dipartimenti rilevanti, unendovi una certa capacità di marketing. Non è semplice ma neanche impossibile: una strada da percorrere insieme.