Investire nella scienza e conoscenza
per favorire l'inserimento nel mondo del lavoro

Intervista al Prof. Sauro Longhi prossimo Rettore dell'Università Politecnica delle Marche.


Rettore, oggi un giovane su quattro non lavora (dati Istat) e le prospettive di ripresa appaiono ancora troppo incerte. Perché un ragazzo appena uscito dal liceo dovrebbe scegliere di proseguire gli studi all'Università?
In un recente Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà sulla transizione dei neolaureati dall'Università al lavoro, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia dell'Università Cattolica e con il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, si evidenzia come la scelta dei giovani di proseguire negli studi universitari è di per sé un fattore che favorisce l'inserimento nel mondo del lavoro. Tale dato è ancor più evidente se si combina con la scelta di frequentare un corso di laurea che fornisca competenze richieste dal mercato del lavoro, di svolgere degli stage durante e dopo gli studi e di rendersi disponibili a cambiare il proprio luogo di residenza.
Seppur con le difficoltà legate al difficile quadro congiunturale che si riflettono inevitabilmente sul tasso di disoccupazione giovanile, mi sento di dire che l'Università Politecnica delle Marche rappresenta una valida opportunità per quella ragazza o  ragazzo appena usciti dal liceo, sia per le nostre Facoltà capaci di offrire corsi appetibili per il mercato del lavoro, sia per l'attento servizio di orientamento che svolgiamo verso gli studenti e sia per la vicinanza al sistema produttivo grazie alle attività di placement (stage, tirocini, career day, ecc.) e allo stimolo dell'imprenditorialità grazie agli spin-off.
La nostra esperienza di Università “tecnico-scientifica” ci pone di fronte una differente visione della realtà: nei nostri ambiti (ingegneria e medicina sono esemplari casi di questo scenario) non riusciamo a rispondere con numeri sufficienti all’elevato numero di richieste di laureati, maggiormente con laurea specialistica, capaci di lavorare nelle aziende del territorio e nella ricerca e sviluppo in particolare.
Questo scenario ci mostra chiaramente che il tema del lavoro è estremamente delicato e non vanno mai fatte generalizzazioni: il lavoro è cambiato fortemente negli ultimi anni e dobbiamo avere la curiosità necessaria per capire e prevedere come continuerà a cambiare. Non nego che i dati siano preoccupanti, ma occorre leggerli bene. E se chiedete ai nostri uffici di placement vedrete anche voi che la situazione è tutt’altro che drammatica.
Così nei settori economici e statistici i nostri studenti in uscita dalla Facoltà di Economia trovano ottime opportunità di impiego nel marketing, nella contabilità, nel commercio internazionale, dove la conoscenza di una lingua straniera introduce un sicuro vantaggio. La stessa situazione si presenta ai nostri studenti in uscita dalle Facoltà di Agraria e Scienze. L’agricoltura e l’agro-alimentare sta assumendo un ruolo sempre più importante e su questo trend i laureati in agraria, disponendo di ampie competenze sull’ambiente e sugli alimenti, trovano ottime opportunità in termini di occupazione. E per terminare questa brevissima panoramica, un ambito che sta assumendo un forte sviluppo è quello che viene ricompreso nella blu economy e che sempre più si riferisce alle opportunità di lavoro e business generate dagli ambienti marini e costieri. Pertanto su questi scenari trovano importanti opportunità i laureati in biologia ed in particolare i laureati in biologia marina, che sono chiamati ad occuparsi del controllo e tutela di ecosistemi.
Il tema mi permette di sottolineare la sempre maggiore necessità di contatto dell’Università con il mondo del lavoro. Dobbiamo lavorare maggiormente con le aziende del territorio per favorire l’avvio di percorsi comuni che vedano negli stage, nei dottorati cofinanziati e nel continuo confronto gli strumenti necessari per combattere questo momento particolare della storia italiana.
Il nostro Paese avrà sempre più bisogno di laureati ed in particolare di laureati su aree tecnico-scientifiche, che sono di sicuro supporto allo sviluppo della “società delle conoscenza”, utile strumento per creare serie e significative opportunità di occupazione per i giovani. Il mondo è sempre più competitivo pertanto i nostri giovani dovranno essere sempre più preparati per affrontare questa sfida, e l’Università può aiutarli, ecco perché devono iscriversi ad un percorso universitario, meglio ancora se di tipo tecnico-scientifici come quelli offerti dall’Università Politecnica delle Marche.
L’invito ad iscriversi all’Università è ovviamente estero anche alle ragazze ed ai ragazzi in uscita dalle scuole tecniche, perché anche loro possono trovare nel percorso Universitario la necessaria maturazione e crescita per un significativo rafforzamento delle conoscenze e competenze tecnico-scientifiche.

Non teme che il progressivo impoverimento delle famiglie possa in qualche modo spingere i giovani a cercarsi subito un impiego piuttosto che studiare per altri 4-5 anni?
Può essere uno scenario possibile, ma mi sembra troppo negativo. Paradossalmente gli economisti industriali hanno sempre osservato una relazione inversa fra la ricchezza di un territorio e la propensione allo studio dei giovani. Nelle zone più industrializzate il numero dei giovani che sono tentati di entrare subito nel mercato del lavoro è maggiore vista la facilità di ingresso in quelle aree e il più alto costo opportunità che devono sostenere nel proseguire gli studi (rinuncia di un posto di lavoro e relativo stipendio per frequentare).
Ritengo inoltre che le famiglie possono impoverirsi economicamente, ma sono sicuramente culturalmente ricche se confrontate con il passato. Sono consapevoli dell’importanza della conoscenza e, come le rispondevo nella domanda precedente, debbono essere consapevoli che esistono ancora settori fiorenti dove l’unico segreto per crescere i propri figli e avere un lavoro gratificante è investire in cultura e conoscenza.
Se guardiamo al panorama europeo e diamo un orizzonte più ampio al nostro lavoro, alla base del progetto Horizon 2020 vi sono da un lato la convinzione che il potenziale del sistema universitario europeo non sia pienamente sfruttato, e dall’altro quella di un crescente fabbisogno di istruzione superiore. Si prevede che nel 2020 il 35% della forza lavoro europea richiederà una qualificazione di livello universitario. Questa percentuale oggi è pari al 26%, e in Italia solo al 21%.
Abbiamo ancora molto da fare e famiglie, giovani, aziende e istituzioni debbono essere partecipi di questo percorso.
Sicuramente non trascuriamo la difficile situazione economica che la nostra società sta attraversando e proponiamo aiuti concreti, ad esempio da alcuni anni la nostra Università ha introdotto un’esenzione dal pagamento delle tasse universitarie per gli studenti con genitori in cassa integrazione, per evitare che nel difficile periodo congiunturale si impedisca a giovani volenterosi di investire nel proprio futuro con un serio percorso di studio.
L’Università Politecnica delle Marche punta ad un sistema universitario aperto e competitivo come forza positiva, innovatrice e fondamentale per un paese che vuole tornare a crescere per tornare a svolgere per il Paese ed il nostro territorio quella funzione di “motore sociale” che nel passato ha contribuito ad elevare lo stato economico e culturale dei figli rispetto a quello dei padri, permettendo così quello sviluppo socio-economico e democratico e di giustizia degli ultimi decenni, ma che ora sembra essersi molto attenuato.

Se dovesse dare tre consigli al mondo accademico italiano, cosa direbbe?
Una visione di lungo periodo deve contenere 3 parole chiavi: coraggio, cambiamento e giovani. Il coraggio negli ultimi anni e mancato, così come l’apporto di giovani, di cambiamenti ne sono stati proposti ma solo di tipo normativo, forse troppi e senza una programmazione a lungo termine.
Il sistema universitario nel quale operiamo ha subito negli ultimi anni significativi cambiamenti non sempre destinati ad incrementare qualità ed efficienza. Abbiamo assistito ad azioni politiche che hanno minato il ruolo pubblico dell’Università, e che hanno contribuito alla formulazione di giudizi denigratori nei confronti dell’Università e di quanti vi operano al suo interno. Di fatto è stato attenuato ed, in alcuni casi ostacolato, il ruolo di propulsore di crescita che l’Università riveste nelle società più avanzate; società che fanno della scienza e della conoscenza, e del loro utilizzo in uno sviluppo sostenibile, elementi di crescita e progresso. In questo scenario, giovani con talento, con passione per la ricerca e che intendono investire il proprio futuro nell’Università, trovano poche certezze e prospettive molto limitate, difficili anche da pianificare.
È necessario reagire, ritrovando all’interno dell’Università tutte le motivazioni, tutte le risorse, tutte le competenze e le professionalità per porre l’Università al centro di quel rinnovamento che la società sta chiedendo per dare una nuova spinta propulsiva al Paese; favorendo non solo gli aspetti legati all’innovazione e all’economia, ma anche quelli socio-sanitari, necessari per affrontare il progressivo invecchiamento della popolazione, quelli ambientali, per evitare il consumo dissennato del territorio e delle sue risorse, ed incidere così sugli aspetti sociali per porre l’istruzione e l’accrescimento dei saperi al centro dei valori della nostra società. Solo con questi obiettivi sarà possibile favorire l’osmosi tra ricerca e didattica, utile a produrre ricadute culturali dalle nostre aree scientifiche più attive a vantaggio del Paese.

Rettore, esiste una caratteristica dell’offerta didattica dell’Università Politecnica delle Marche che la rende unica nel panorama degli atenei Italiani?
Considerando che gli studenti e il loro apprendimento sono posti dell’Università Politecnica delle Marche al centro dell’offerta formativa, gli obiettivi a medio e lungo termine della nostra Università sono finalizzati a rendere l'offerta formativa sempre più attrattiva dal punto di vista della qualità. Per capire meglio l’appeal dell’Ateneo nei confronti degli studenti si presterà particolare attenzione al monitoraggio e all’analisi dei risultati, delle iscrizioni e alla verifica del grado di soddisfazione da parte degli iscritti verso il sistema universitario nel suo complesso. Saranno istituzionalizzate delle banche dati e dei report sulla soddisfazione e l’attrattività della nostra offerta formativa. L’obiettivo è quello di dare il massimo rilievo alla qualità della didattica, focalizzando l’attenzione sui contenuti, sulle metodologie e sugli strumenti di valutazione, facendo interagire gli Studenti con le strutture didattiche primarie (Dipartimenti) e quelle di coordinamento (Facoltà).
Saranno favoriti nuovi progetti didattici in grado di valorizzare l’interdisciplinarità coinvolgendo più Facoltà e Dipartimenti per soddisfare specifici bisogni formativi rilevati sul territorio o frutto dei primari ambiti di ricerca dell’Ateneo. Saranno favorite azioni volte ad accrescere l’attrattività delle nostre lauree magistrali, anche oltre i confini regionali e nazionali, attivando corsi fortemente specialistici e connessi ai settori di ricerca di eccellenza, prevedendo nel contempo interventi utili ad armonizzare l’offerta formativa di primo livello.
In questo contesto si inseriscono le nostre 5 Facoltà: Agraria, Economia, Ingegneria, Medicina e Chirurgia, Scienze, che offrono corsi di laurea di ottimo livello capaci di formare figure professionali al passo con i tempi, un esempio tra i tanti il corso di laurea sul controllo ambientale e protezione civile.

Collegamenti con il mondo del lavoro nazionale ed internazionale. Cosa può dirci in proposito?
La nostra idea in questo va nella direzione del potenziamento delle attività di orientamento e placement come forme di accompagnamento attivo al percorso formativo dello studente. L’occupabilità dei nostri studenti rientra, tra l’altro, tra i parametri di assegnazione dei fondi di funzionamento ordinario.
Nei recenti adeguamenti normativi le Università sono un nuovo soggetto del mercato del lavoro che svolge attraverso le attività di placement e di orientamento una funzione di collegamento tra il territorio e il mondo accademico. Si dovranno ulteriormente incentivare le attività di stage, tirocini e internship, per avvicinare il mondo del lavoro ai percorsi formativi, così come azioni di incontro tra gli studenti e le aziende (career day, job meeting, servizi strutturati di banche dati, attività di orientamento professionale concretizzati in colloqui formativi, assistenza alla redazione del curriculum, seminari o workshop tematici, …) ed interagire con gli altri soggetti che si occupano nel territorio delle tematiche di placement. Queste azioni dovranno anche essere coniugate per i tre livelli di uscita dall’Università. Le azioni di placement dovranno in ogni caso iniziare già nei primi anni di entrata all’Università per accompagnare gli studenti fino all’uscita, evitando così di svolgere solo il ruolo d’intermediazione tra Università e mercato del lavoro.
L’Università potrà inoltre contribuire direttamente all’occupazione incrementando ulteriormente le iniziative di trasferimento tecnologico migliorando la conoscenza e l’interazione fra studenti e mondo imprenditoriale, la cultura brevettuale e la creazione di start-up valorizzando le possibili ricadute delle attività di ricerca svolte dai nostri dottorandi e più in generale dalle attività di studio e approfondimento dei nostri studenti.
Inoltre si dovrà favorire la costituzione di associazione tra i laureati per la valorizzazione delle professionalità prodotte dall’Ateneo. Si dovranno incrementare le connessioni con i nostri laureati valorizzando il loro ruolo nella società attraverso la creazione di un network di Alumni di Univpm, utilizzando per questo le più moderne tecnologie come i social networks. Come spesso accade, sono gli stessi laureati che spesso contribuiscono al finanziamento o al potenziamento di specifiche attività di ricerca e sviluppo dell’Università in cui hanno studiato.
In questo ambito rientra anche il potenziamento delle politiche di Ateneo tese ad aumentare la web reputation dei nostri dipartimenti e dei nostri corsi. In particolare lavoreremo al fine di migliorare la nostra attrattività nel mondo del web sia attraverso metodi di monitoraggio legati al posizionamento sui motori di ricerca, sia nel mondo social con attenzione ai moderni canali partecipativi della ricerca (es. ResearchGate) ed ai canali classici, già avviati nella nostra università, da potenziare e monitorare. La valutazione e l'incremento della web reputation della nostra università passerà anche attraverso i blog degli studenti, i wiki già presenti on line e legati ai nostri corsi, i portali web non ufficiali nati negli anni: tutto sarà finalizzato ad instaurare una conversazione continua e proficua sia verso il mondo dei fruitori della nostra offerta didattica, sia verso il territorio, che verso il mondo della ricerca internazionale.

Quanto è importante il contesto territoriale nei risultati che consegue l’Università Politecnica delle Marche?
Per i prossimi 6 anni del mio mandato ho elaborato un programma di azioni riassunte da uno slogan Univpm2020, necessario per portare la nostra università ai traguardi europei previsti per il 2020 così come favorire la crescita di Ancona come città universitaria.
Il territorio in cui vive la mostra Università è costituito da eccellenze con grandi competenze sia nell’ambito sociale che in quello economico, pertanto il ruolo dell’Ateneo è principalmente quello di partecipare attivamente ad una generale valorizzazione di queste eccellenze. Nello stesso tempo una contaminazione reciproca permette la nascita di nuove idee e nuove best practices che sono di stimolo per una crescita del territorio e con sicure ricadute sul miglioramento della qualità delle nostre attività didattiche e scientifiche. In questo ambito costituiranno elementi essenziali la partecipazione e l’organizzazione di eventi finalizzati a valorizzare l’incontro, la promozione di iniziative culturali nel territorio, il potenziamento del ruolo di servizio della nostra missione di ricerca verso le attività sociali ed economiche. L’altro vettore intrinseco della nostra missione è il generale concetto del trasferimento tecnologico che affonda le sue radici nella didattica e nella ricerca di qualità e che costituisce il reale motore delle azioni sopra descritte.
Rispetto ai responsabili del Governo del territorio, l’Università si porrà come interlocutore corresponsabile della crescita della Nostra Regione, delle sue attività economiche e dei suoi servizi di interesse sociale, come quello socio-sanitario e quello ambientale. Sarà quindi sempre accolta favorevolmente la possibilità di confronto e dialogo, con un approccio costruttivo, rispettoso dei ruoli, ma consapevole del grande valore che il territorio ha per Noi e di quello altrettanto essenziale che la nostra attività ha per le Marche.
Si potenzieranno quindi le azioni sinergiche tra il Nostro programma Univpm2020 e il programma Marche 2020 proposto come motore di sviluppo della Regione per la futura programmazione regionale generale e settoriale. In quest’ottica le priorità del prossimo Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR 2014-2020) risultano molto chiare e concentrate sulla ricerca e l'innovazione, su specifiche smart specialization, sulle piccole e medie imprese e sull'attenuazione del cambiamento climatico: tematiche a cui è riservato l’80% delle risorse. Attività tutte che trovano nel programma Univpm2020 la loro valorizzazione e che quindi potranno apportare sinergici contributi al prossimo FESR delle Marche.
Con la Regione sarà poi necessario riaprire il tavolo di trattative per garantire un proficuo avvenire alle Scuole di Specializzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia, vero fulcro della formazione di specialisti nel settore medico e quindi, di fondamentale importanza per un servizio sanitario di eccellenza. Nello stesso tavolo si dovranno pianificare tutte le necessarie convenzioni per equiparare realmente le retribuzioni dei giovani ricercatori medici a quelli dei loro colleghi inquadrati come ospedalieri. Azioni che si dovranno tutte armonizzare nel piano sanitario regionale dove l’Università dovrà continuare a svolgere il suo fondamentale ruolo, anche potenziando il suo intervento.
Da un punto di vista organizzativo si consoliderà la positiva esperienza dell’Ufficio di Trasferimento Tecnologico dell’Ateneo, valorizzando ulteriormente la sua autonomia e dinamicità e ampliandone l’efficacia verso tutte le strutture di ricerca dell’Ateneo.
Un’iniziativa che si dovrà ulteriormente incentivare è il conferimento di borse di studio di dottorato e di assegni di ricerca direttamente da aziende operanti nel territorio. Questo strumento nel passato ha permesso un incontro proficuo tra il mondo delle imprese e l’Università con ricadute significative da entrambi i lati, frutto del lavoro sinergico svolto. Questo ha consentito l’apertura di tematiche di ricerca all’Università proposte dal mondo delle imprese e la valorizzazione delle competenze e capacità dei nostri Dottori di Ricerca presso le aziende.
Infine con le altre Università della Regione si valuterà caso per caso i progetti da condividere in un’ottica di armonizzazione e valorizzazione delle buone pratiche, che tenga anche conto delle nostre capacità organizzative-gestionali, del percorso virtuoso finora compiuto da un punto di vista finanziario per un bilancio solido e delle nostre specificità e dimensioni. Non va dimenticato che abbiamo più del 33% degli studenti universitari delle Marche.



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