FAGANZA: LA CRESCITA DEL PAESE È POSSIBILE SOLO RIQUALIFICANDO LE RISORSE UMANE

Formazione col fiato corto

Intervista con Diego Faganza - Presidente FEDERFORMAZIONE

La competitività del Sistema Italia richiede un investimento convinto sulla formazione. Appare del tutto evidente come sia necessario, soprattutto in periodi di crisi come quello attuale, puntare sul capitale umano per non restare indietro sulla strada che porta alla ripresa e al risanamento. C’è bisogno di tutti. Di giovani laureati ben preparati ai quali bisogna dare una opportunità di metter in pratica le loro capacità; di ragazzi che, avendo disponibilità di tempo e di denaro, acquistino ulteriori competenze attraverso una formazione post-laurea; di un management che sia in grado di traghettare la propria azienda in acque più tranquille. Insomma c’è la necessità di una formazione che sia in grado di fornire a tutti gli attori coinvolti skills professionali innovativi, competenze sempre aggiornate, strumenti attraverso i quali imparare a leggere la complessità del mercato di riferimento e a individuare le migliori strategie produttive e gestionali. Se tutto ciò non accade il nostro Paese non può fare altro che continuare a rincorrere. Ne abbiamo parlato con Diego Faganza, Presidente della Federazione Italiana degli Organismi di Formazione e Orientamento.


La formazione in Italia sembra abbia il fiato corto. Come stanno realmente le cose?
Attualmente il sistema della formazione sembra zoppicare. Non basta essere consapevoli che le risorse destinate alla formazione sono indubbiamente leve che bisognerebbe utilizzare per la crescita e l’aumento delle competenze dei lavoratori e conseguentemente delle imprese e della loro capacità competitiva. E’ necessario che le iniziative siano mirate a colmare le lacune evidenziate dall’attuale condizione di mercato che nella sua complessità dovrebbe vedere quali protagonisti del cambiamento non solo i lavoratori ed il rafforzamento delle loro competenze, ma anche professionisti ed imprenditori quali referenti privilegiati per garantire alle iniziative un impatto sostanziale.
Purtroppo nel nostro Paese, la formazione per professionisti ed imprenditori è affidata ad iniziative sporadiche, non coordinate, poco formalizzate e legate a singole iniziative individuali private; così facendo l’efficienza e la competitività complessiva del sistema produttivo diminuiscono. Pertanto si avverte la necessità di realizzare un piano nazionale per la formazione imprenditoriale che promuova percorsi che sviluppino la crescita di quelle abilità necessarie a gestire un’impresa, attraverso la sperimentazione di metodologie innovative e strumenti pratici.

È solo un fatto di risorse o i mali sono anche di altra natura?
Senza dubbio questi ultimi anni sono stati caratterizzati da un progressivo calo dell’impegno pubblico nella formazione, oltre che dai tagli del sistema regionale basato sulle risorse del Fondo Sociale Europeo. Meno bandi e meno risorse hanno messo in luce una situazione ancora più preoccupante in cui le aziende si trovano a fare i conti non solo con un calo dei consumi, ma anche con notevoli restrizioni nell’accesso ai finanziamenti. Inoltre, le poche risorse economiche messe a disposizione, sono accompagnate da un notevole ritardo nella riscossione dei crediti; già avevo sottolineato la situazione problematica legata alla chiusura dei progetti formativi, in cui le dilazioni di pagamento risultavano essere spesso insostenibili.
In ultimo, il problema non è tanto legato all’ammontare delle risorse offerte, ma sono gli strumenti messi a disposizione che risultano essere spesso non appropriati e allineati alla situazione reale del mercato italiano. L’offerta di formazione finanziata infatti, spesso non rispecchia le reali necessità ed esigenze dei potenziali beneficiari e si tramuta così in occasioni mancate sia per il singolo beneficiario che per l’azienda a cui appartiene.
I problemi quindi sono principalmente di natura economica, anche se bisogna tenere presente che l’Italia ha la spesa più bassa di formazione degli otto paesi maggiormente industrializzati, e quindi la situazione è critica anche dal punto di vista culturale.

Come valuta gli ultimi interventi del Governo sul tema?
Gli ultimi interventi del Governo e in particolare, la riforma del mercato del lavoro hanno messo a rischio la formazione, creando confusione tra investimenti a favore della stessa e solidarietà intesa come sostegno al reddito. Il Governo ha infatti proposto una riforma grazie alla quale costituire fondi di solidarietà bilaterali attraverso accordi e contratti collettivi tra le varie organizzazioni sindacali. In particolare, l’obiettivo del Governo è quello di sostenere il reddito, utilizzando le risorse annuali derivanti dallo 0,30% destinato ai Fondi Interprofessionali per la formazione, penalizzando ancora di più la formazione dei lavoratori.
Gli interventi del Governo quindi mettono a serio rischio il livello formativo delle aziende operanti sul territorio nazionale, arrivando a privilegiare la solidarietà, che a nostro parere pur necessaria, rappresenta una misura atta a diminuire le perdite anziché porre le basi per una ripartenza quanto mai necessaria del sistema nel suo complesso.

Che ruolo gioca la formazione in una fase economica di stallo?
Considerando la fase economica attuale, la formazione gioca un ruolo di primaria importanza per una crescita del paese che è possibile solo riqualificando le risorse umane. Solo attraverso lo sviluppo di un know-how solido, sarà possibile contrastare una concorrenza attualmente basata sul prezzo, che ci vede perdenti in partenza nella corsa con le potenze economiche dell’Est e del Sud del Mondo. L’auspicio è dunque che le istituzioni, con il supporto delle Associazioni di categoria, vogliano dare il via ad un piano nazionale per la formazione del Sistema con l’introduzione puntuale della formazione imprenditoriale, attraverso canali accessibili di finanziamento o attraverso sistemi agevolativi, al fine di garantire la competitività e la crescita del Paese in un momento così complesso e potenzialmente strategico come quello attuale.

Stando così le cose, quali soluzioni auspicate? Quali interventi sollecitate per un recupero di competitività?
Sono auspicabili interventi di formazione innovativi che offrano alle aziende corsi, seminari, workshop e business game su temi che spaziano dalla creatività alla gestione aziendale per fornire agli imprenditori strategie solide da utilizzare in un mercato di tipo europeo. Best practices ed iniziative di formazione imprenditoriale sperimentate a livello europeo sono già raccolte nella Agenda di Oslo e possono rappresentare un utile punto di partenza per riflessioni organiche, cui Governo, Ministero, Parlamento e Regioni dovrebbero tendere al fine di rafforzare un sistema imprenditoriale italiano all’avanguardia.
Una società dinamica e permeabile necessita di un sistema imprenditoriale da cui derivi la garanzia di pari opportunità e promozione dell’ascesa sociale quali chiavi per limitare l’impatto dei tradizionali pregiudizi nei confronti del fare impresa.

Infine Presidente, perché una Federazione di Enti di Formazione e con quali scopi?
FederFormazione è nata per la tutela ed il sostegno agli Organismi di Formazione associati ed il supporto alla loro attività. Intende sviluppare e difendere la professionalità e l'etica nella formazione professionale, promuovendo e incentivando il reciproco aiuto tra tutti i membri dell'Associazione. Vuole rappresentare gli interessi legittimi degli Enti di Formazione e delle Società di Consulenza Aziendale nei tavoli di lavoro Ministeriali, Regionali, Provinciali, in particolare in materia di Istruzione, Formazione e Lavoro; facilitare lo scambio di esperienze e informazioni tra gli aderenti e promuoverne la cooperazione e collaborazione nelle attività di sviluppo delle risorse umane, di formazione professionale ed orientamento.



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