FONTANA: UN SETTORE DINAMICO RICCO DI OPPORTUNITÀ

L'ambiente crea posti di lavoro

Intervista con Franco Fontana - Direttore Business School - LUISS

Un settore anticiclico che vede crescere del 7% la propria occupazione anche nel pieno della crisi. Un settore quindi ricco di opportunità. Ma “Il tema ambientale attiene a una diversità di processi economici, sociali e ecologici, ed è quindi necessario possedere una molteplicità di skill per poter gestire un nesso così dinamico e mutevole”. Ecco perché, nel campo, la formazione risulta essere determinante. Di tuto questo abbiamo parlato con Franco Fontana, Direttore della Business School della Luiss che “cercando di cogliere questo trend positivo” ha attivando alcuni percorsi di formazione in grado di fornire le competenze necessarie, per creare figure in linea con quanto richiesto dalle imprese e dagli enti pubblici che hanno deciso di investire in ambito ambientale.


Direttore Fontana, avete registrato negli anni una crescita di attenzione e una maggiore richiesta di formazione in campo ambientale?
Il tema ambientale è recentemente divenuto il nesso cruciale in cui s’incontrano i trend fondamentali che si osservano non solo nell’evoluzione del sistema economico, ma anche nello sviluppo della sensibilità e nei bisogni formativi di operatori economici e non.
L’aumento delle interdipendenze tra diverse sfere dell’economia, e tra diversi ambiti geografici, la gestione di rischi sempre più sistemici e sempre più volatili, il tema energetico e la sua complessa dinamica, la mobilità e la sfida della riduzione della carbon footprint, la connessione tra smart cities, smart grids, e green economy, sono tutti temi che richiamano i principali snodi dello sviluppo contemporaneo e che allo stesso tempo sono però uniti nel punto di vista ambientale. Le grandi imprese e le autorità regolatrici sono state le prime a cogliere l’importanza di questa sfida.
Il riflesso di questo processo lo abbiamo potuto notare nell’attenzione che molti di questi soggetti stanno ponendo al tema ambientale, anche a seguito della progressiva maggior regolazione dei settori chiave da cui provengono le imprese maggiormente sensibili: la chimica e l’energia. Sono questi i soggetti da cui riceviamo la maggior richiesta di formazione in ambito ambientale. Sempre in termini di richiesta di formazione, invece, riscontriamo una minor domanda da parte delle piccole imprese, se non in forme associative. Con sorpresa notiamo anche che alla generale sensibilità che sul tema dimostrano giovani neolaureati non si accompagna tuttavia un investimento in formazione lungo la stessa direttrice, tanto che le richieste di partecipazione ai percorsi di specializzazione a catalogo relativi all’ambiente raramente vengono da questo gruppo di soggetti.

Quali sono i settori più ricercati?
Come accennavo alla risposta precedente, i temi ambientali e le policy attuate a livello sia globale che nazionale pongono una pressione crescente soprattutto sulle imprese operanti in campo energetico e su quelle appartenenti all’industria chimica. La produzione, la distribuzione ed il consumo di energia – specialmente per settori energivori come la chimica – sono gli snodi fondamentali attorno cui si gioca la sfida ambientale, essendo l’energia l’input fondamentale della produzione ma anche tra i processi economici con più esternalità ambientali. Accanto a questo vi sono poi le specificità dei singoli settori, in cui ancora una volta la chimica ha un ruolo importante in termini di carbon footprint ed impatto ambientale. I grandi player operanti in questi settori sono quindi molto attive nella costruzione di percorsi di compatibilità ambientale, percorsi che passano inevitabilmente anche attraverso la formazione di personale qualificato. In conclusione, dal nostro punto di osservazione chimica verde ed energia sono quindi certamente i settori più ricercati.

Quali sono i requisiti che bisogna possedere per avere successo in questo settore? Quali i profili professionali maggiormente ricercato dal mercato?
Le competenze che abbiamo riscontrato essere cruciali nel contesto dinamico di cui abbiamo delineato i contorni precedentemente sono certamente eterogenee. Come detto, il tema ambientale attiene a una diversità di processi economici, sociali e ecologici, ed è quindi necessario possedere una molteplicità di skill per poter gestire un nesso così dinamico e mutevole. Conoscenze in campo giuridico, per gestire la complessa, crescente e pervasiva struttura delle policy ambientali messe in campo da diverse autorità a diversi livelli; conoscenza di tipo tecnico, per poter costruire innovazione in diversi campi e ad un passo sempre più veloce, ri-bilanciando grazie al progresso tecnologico il trade off tra costo di produzione e impatto della produzione; capacità di tipo manageriale, per poter cogliere le sottili interdipendenze e le proprietà emergenti dei sistemi complessi in cui vanno ad operare le imprese, e poter quindi gestire il cambiamento, l’innovazione, la compliance in modo efficace, efficiente e soprattutto profittevole. In linea con questi set di competenze, le imprese chiedono profili professionali che attengono alle aree cruciali della gestione ambientale. Accanto alle figure tecniche – sia dal unto di vista giuridico che ingegneristico – infatti, hanno acquisito sempre più importanza ruoli come quello dell’energy manager, figura quadro relativamente recente ma assolutamente essenziali nel contesto attuale. Il green marketing e la gestione del rapporto con il consumatore e gli stakeholder hanno anche un ruolo fondamentale, spingendo la domanda di gatekeeper che sappiano relazionarsi con i clienti e con le autorità. Lo sviluppo dei mercati finanziari legati all’energia e ad altri settori fortemente connessi al tema ambientale hanno poi portato alla necessità di acquisire risorse umane in grado di operare su mercati complessi, come quello del carbon trading e dei derivati relativi agli scambi sui mercati energetici.

Come scuola di formazione, proponete dei percorsi ad hoc?
Come LUISS Business School abbiamo cercato di cogliere questo trend attivando alcuni percorsi di formazione in grado di fornire proprio le competenze di cui sopra, per creare figure in linea con quanto richiesto dalle imprese e dagli enti pubblici che hanno deciso di investire in ambito ambientale. Abbiamo quindi attivato innanzitutto due percorsi executive. Il primo, EMERGES (Executive Master in Energy Resources and Global Environmental Strategies), è interamente in inglese e dal respiro internazionale, e mira proprio a cogliere la necessità di fornire ai manager operanti nei settori energivori o produttori e distributori di energia le competenze necessarie per gestire la complessità crescente del mercato energetico. È un percorso pensato per figure manageriali che sentano l’esigenza di acquisire una visione più complessa del sistema energetico –dalla produzione di energia, ai mercati per la distribuzione, fino al consumo- per poterne cogliere i trend principali e attuare strategie capaci di mettere a profitto questa conoscenza. Abbiamo inoltre creato EMEIM (Executive Master in Environment Innovation & Management), che invece vuole focalizzarsi proprio sulla dimensione ambientale, e affrontare quindi tematiche relative innanzitutto alla regolamentazione –un punto cruciale in settori dalla importante forte impronta ambientale- e poi relative al project management e all’innovazione in campo ambientale, cruciali leve d’azione per diminuire le esternalità negative dovuto ai processi produttivi e all’utilizzo di tecnologie meno perfomanti, per concludere con l’approfondimento di temi gestionali relativi alla relazione con gli stakeholder, alla responsabilità sociale d’impresa, e alla comunicazione, fornendo quindi gli strumenti fondamentali per potare l’impegno ambientale allo scoperto e instaurare una relazione positiva con i diversi portatori d’interessi e con il mercato. Un ulteriore prodotto che abbiamo realizzato è invece relativo alla mobilità (MEM – Master in Eco-Mobility Management, Economics & Communication), e si prefigge lo scopo di formare executive –ed in via eccezionale anche promettenti giovani laureati- interessati a cogliere le opportunità offerte dagli ingenti investimenti in innovazione operati in quest’area da diversi enti pubblici e privati. Ad oggi, la mobilità ecosostenibile e il “green automotive” sono due trend che stanno profondamente cambiando non solo il mercato ma anche gli stili di vita, e le stime più attendibili (es. Commissione Europea) attestano la crescita del mercato relativo su livelli di assoluto interesse. Gli iscritti a questo master avranno dunque modo di acquisire le competenze necessarie –come costruzione di scenari, gestione di mobilità sostenibile e alternativa, gestione della tecnologia, analisi socioambientali del territorio- per operare su un mercato dalla strabiliante espansione prima di altri, anticipando l’esplosione che avverrà nei prossimi anni.

Come si incontrano le aspettative di chi progetta un futuro in questo settore professionale con le reali possibilità di occupazione?
I settori maggiormente investiti dall’innovazione che la spinta ambientale sta portando nel sistema economico stanno subendo una rivoluzione. In effetti il settore energetico così come quello chimico, ad esempio, dimostrano che i temi ambientali ed i processi ad essi connessi creano chiaramente opportunità di crescita nonostante il periodo economico critico. La crisi, innegabilmente, si sente. E tuttavia chi ha scommesso sulla dimensione ambientale può beneficiare di una situazione più dinamica, in cui ancora nulla è scritto, e l’innovazione continua, la ricerca, ed anche lo scambio di conoscenze rende possibile la crescita delle organizzazioni ed anche, individualmente, di chi scommette sulla propria carriera e la propria formazione in questo settore. Dunque, è proprio in questo momento volatile che è possibile immaginare investimenti in formazione, per approfittare degli spazi di manovra che la rivoluzione che stiamo osservando lascai aperti e che permettono di muoversi per “ampi balzi”, esplorando laddove i rendimenti sono sì volatili ma anche molto consistenti.

Le chiedo un’ultima cosa. Per molti la crisi ha lasciato spiazzata una forza lavoro che si trova oggi impreparata a cogliere le opportunità che, pure, potrebbero sorgere dai mercati verdi. La pensa anche lei così?
È innegabile che nel momento in cui vengono meno alcuni fattori su cui si fondava un sistema in un steady state crescente la rivoluzione che questo implica spiazza gli operatori e coloro che in generale avevano costruito i propri vantaggi competitivi su di una struttura che ora viene meno. La crisi, come detto, crea spazi – che sono opportunità – ma lo fa distruggendo certezze e processi pre-esistenti. È un chiaro esempio di distruzione creatrice schumpeteriana, in cui il nuovo nasce sulle ceneri del vecchio, che viene invece scalzato. È per questo che il senso di spiazzamento che molti si trovano ad affrontare oggi deve essere affrontato avendo occhio solo per le rovine. La distruzione del vecchio lascia spazio per il nuovo. Certo, il nuovo deve essere affrontato con le giuste competenze, che per essere acquisite devono essere accompagnate da un investimento adeguato, non semplice in questi tempi. E tuttavia laddove questo investimenti fosse posto in essere, sarebbe possibile passare dallo spaesamento all’azione proattiva di creazione di opportunità. I mercati verdi offrono queste opportunità, è necessario saperle cogliere scommettendo sulla propria formazione. Accompagnare chi vuole scommettere sul proprio futuro è proprio la missione che ci siamo dati come LUISS Business School.



Archivio
Ricerca libera
Ricerca avanzata >>