DOPO ANNI DI DISCUSSIONI IL GOVERNO HA PRESENTATO LA SUA PROPOSTA

Province al riordino

Intervista con Antonio Saitta Presidente UPI - Unione Province d'Italia

Dopo anni di dibattiti, proposte, iniziative, promesse elettorali si è messo mano al riordino delle Provincie. Il provvedimento del Governo ha suscitato polemiche, ma anche apprezzamenti. Una cosa è certa, è un provvedimento che deve necessariamente accogliere alcune correzioni. L’Unione Province d’Italia “ha formalmente presentato un documento e una serie di emendamenti puntuali, chiedendo al Parlamento di intervenire per modificare il decreto e approvarlo nei tempi necessari”. Ne abbiamo parlato con il Presidente, Antonio Saitta.

Dopo anni di discussioni si è messo mani al riordino delle Province. Era necessario? E la modalità attuata è da vostro punto di vista corretta?
Il processo di riordino delle Province, è bene ricordarlo, è stato avviato proprio a partire da una proposta presentata al Governo dall’Upi. Si trattava di una proposta organica che, a partire dalle Province, ricostruiva e modernizzava intorno alle istituzioni locali, ricostruiva il tessuto dell’amministrazione statale sul territorio. Dopo anni di inutili dibattiti sul ruolo e sul futuro delle Province, dettati dalla spinta propagandistica e portati avanti all’insegna di vuoti slogan, anche a partire da quella proposta, il Governo ha varato un provvedimento che, mettendo nero su bianco il riconoscimento della necessità delle Province nel sistema di governo del Paese, ne prevede un riordino e una razionalizzazione. Un testo che, però, a nostro giudizio, presenta molti nodi su cui è necessario intervenire, e che come Upi abbiamo chiaramente evidenziato.
La rigidità dei parametri stabiliti ha prodotto alcuni accorpamenti troppo forzati che non rispettano le vocazioni socio economiche dei territori; le funzioni vanno chiarite perché non ci siano più sovrapposizioni, e le norme che cancellano i livelli democratici eletti non solo non sono ammissibili per un livello istituzionale garantito dalla Costituzione, ma rischiano di produrre ingovernabilità sia nella fase di transizione che nella amministrazione delle future Province.
Su questo l’Upi ha formalmente presentato un documento e una serie di emendamenti puntuali, chiedendo al Parlamento di intervenire per modificare il decreto e approvarlo nei tempi necessari.

Si parla di benefici economici sostanziali. Che produca risparmi. È realmente così?
Il Ministro Giarda nei giorni scorsi ha reso noti alcuni dati di un suo studio sul risparmio previsto dal riordino delle Province, quantificandolo in circa 500 milioni di euro. In realtà, però, il vero risparmio, pari ad oltre 2 miliardi, si avrà dalla razionalizzazione degli uffici periferici dello Stato, questure, prefetture, uffici dei ministeri, sedi Inps, che deriveranno direttamente dal riordino. Anche su questo ci sembra che da parte del Governo ci sia stata un po’ di timidezza. Ci auguriamo che il Parlamento affronti questo tema con maggiore determinazione.

Il processo di riordino è accompagnato da una modifica sostanziale ai tagli operati sui bilanci? E cosa auspicate in tal senso?
Questo è il vero tema, l’allarme che noi continuiamo a lanciare, perché non riguarda le province in quanto istituzioni, ma i servizi che eroghiamo ai cittadini Le ultime manovre economiche hanno secondo noi operato in maniera davvero iniqua, con tagli pesantissimi sugli enti locali, e particolarmente ingiusti sulle Province. La spending review ci ha imposto una riduzione di 500 milioni di euro nel 2012 e nel 2013 con la legge di stabilità siamo arrivati ad 1,2 miliardi. Abbiamo fatto uno studio tra le Province, ed abbiamo accertato, dati alla mano, che se non si ridurranno questi tagli, il 70% delle Province andrà in dissesto nel 2013. Lo abbiamo detto chiaramente: così si sta mettendo a duro rischio la nostra possibilità di continuare ad assicurare ai cittadini servizi essenziali e di qualità, a garantire scuole sicure e accoglienti, strade libere dalla neve e agibili, investimenti e interventi per tutelare il territorio e contrastare il dissesto idrogeologico. Anche su questo abbiamo chiesto al Governo e al Parlamento di intervenire, dimezzando il taglio per il 2013. D’altronde, se, come dice Giarda, dal riordino delle Province si avrà un risparmio di 500 milioni per il 2013, ci sembrerebbe corretto che il Governo tenesse conto anche di questo.

Quali questioni apre questo processo di riordino? Su quali argomenti ci si aspetta ora chiarimenti?
Le questioni aperte sono tante e il 2013 sarà un anno difficile, nel quale dovremo gestire la transizione del riordino. Bisognerà trovare soluzioni per unificare bilanci, personale, patrimonio di più Province, mantenendo sempre efficienti i servizi erogati ai cittadini. Per questo, tra le modifiche che abbiamo chiesto al decreto riordino, vi è il mantenimento degli organi di governo eletti fino al 2014. Solo amministratori con un mandato diretto del popolo possono gestire questo momento di grande mutamento per le comunità e i territori, affrontandolo con l’autorevolezza e la responsabilità che deriva loro dall’essere stati votati per governare al meglio le Province.

Un’ultima domanda. Per molti il riordino delle Province comprimerà servizi ai cittadini e alle imprese non garantendo più l’erogazione dei servizi essenziali alla vita delle comunità. Si corre realmente questo rischio?
Questo rischio si corre solo se si continuano ad operare tagli così pesanti sui bilanci. Non è il riordino il problema, ma la mancanza di risorse per finanziare le funzioni. Le Province avranno competenze molto importanti, dalla gestione, manutenzione e messa in sicurezza di scuole e strade agli interventi per la difesa del suolo e il contrasto al dissesto idrogeologico. Sono tutte questioni delicatissime, perché interessano direttamente la qualità della vita dei cittadini. Non verranno meno perché le Province si accorpano, ma certo non potranno più essere sostenute se alle Province non saranno più assegnate le risorse necessarie per svolgerle.



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