SPACCA: CREATIVITÀ E INNOVAZIONE PER USCIRNE PIÙ FORTI

"Modello Marche" contro la crisi

Intervista con Gian Mario Spacca - Presidente Regione Marche

Da sempre si parla delle Marche e si pensa a quelle fantastiche piccole aziende, vera e propria spina dorsale della Regione e dell’intero “Sistema Italia”. Si pensa alla qualità e alla capacità di valorizzare il prodotto; alla creatività e operosità degli imprenditori; all’internazionalizzazione delle aziende. Tutto questo è il “Modello Marche”, oggi anch’esso messo alla prova dalla crisi economica e produttiva. Come sta reagendo questo territorio d’eccellenza dell’Italia? Ci risponde Gian Mario Spacca, Presidente della Regione.


Presidente Spacca, quando si pensa alla Regione Marche, si pensa alle centinaia, migliaia di piccole imprese che rappresentano l’eccellenza produttiva italiana. Quali sono oggi i numeri che meglio descrivono questa realtà?
Regione più industriale d’Italia in rapporto alla popolazione, tra le prime 10 in Europa, le Marche detengono il primato nazionale quanto a poli produttivi e ospitano imprese leader che si affiancano a piccole realtà produttive manifatturiere.
È questo il risultato tangibile del modello di sviluppo marchigiano, noto per la sua capacità di coniugare con vera originalità sviluppo, qualità della vita e coesione sociale. Un modello apprezzato, studiato ed esportato all’estero, dove oggi è conosciuto grazie a un’infinità di marchi divenuti leader nel mondo. Pelli, cuoio e calzature, tessile, abbigliamento, legno e mobile, meccanica, agroalimentare, cantieristica navale: questi i principali settori industriali tradizionali, cui si sono affiancate realtà produttive legate alle nuove tecnologie, alla sostenibilità ambientale, al turismo e alla cultura. E poi ingegno prestato all’illuminotecnica, elettronica, farmaceutica, lavorazione dell’argento e strumenti musicali. Accanto ad aziende piccole e medie, spesso artigiane (nelle Marche una delle incidenze più alte d’Italia), sono presenti realtà di rilievo internazionale, con marchi famosi in tutto il mondo, che hanno in alcuni casi contribuito ad aggregare e diffondere imprenditorialità, dando luogo a processi di specializzazione territoriale.
Le Marche, protagoniste nei mercati mondiali, vantano un modello di sviluppo economico che riesce a coniugare crescita, valorizzazione del territorio e salvaguardia dell’ambiente, ricerca tecnologica e rispetto delle tradizioni culturali. Una regione che sa continuamente reinventarsi e dove si sviluppa creatività e innovazione. L’energica propensione all’export, la presenza stabile di imprese marchigiane oltre confine, l’attrattività di investimenti esteri sono la nuova frontiera.

Come ed in quale misura si manifestano gli effetti della crisi sull’intero sistema delle vostre imprese?
Resiste chi ha impostato un’azione orientata all’internazionalizzazione, specie verso i Paesi emergenti come quelli dell’area BRIC. In questo senso ha sicuramente giovato l’insistente azione della Regione Marche diretta da molti anni in particolare verso quei Paesi: Brasile, Russia, India e Cina. Guardando al quadro complessivo, è comunque evidente l’effetto che la crisi di grandi gruppi industriali ha creato nel tessuto della subfornitura: la vicenda della Antonio Merloni, per esempio, non ha solamente colpito gli oltre duemila dipendenti diretti ma ha messo in crisi altrettante piccole e medie imprese legate al contoterzismo del comparto.
Il 2012 è decisamente l’anno più critico per l’economia italiana ed europea e, quindi, anche per la nostra regione. Agli effetti della crisi del 2008-2009 si è infatti sovrapposta l’ondata recessiva che si è sviluppata a partire dalla metà del 2011. A questo si somma l’incertezza dei mercati e della finanza sia pubblica che privata, incertezza che mina l’intraprendenza dei nostri imprenditori. Una congiuntura da cui non è rimasta esclusa la finanza pubblica: il giro di vite ai trasferimenti statali per lo sviluppo delle imprese ne è una conseguenza. In questo contesto si è sviluppata l’azione virtuosa della Regione Marche che ha promosso in chiave anticiclica un pacchetto di interventi anticrisi: fondo di garanzia, con 13.500 operazioni per 595 milioni di finanziamenti sottostanti garantiti, aiuti alle famiglie, cassa integrazione in deroga.

Con il mercato interno fermo, quanto è importante l’internazionalizzazione delle imprese? E a che punto sono quelle marchigiane?
È fondamentale. Creare forme di collaborazione economica strutturata con i Paesi del mondo che stanno registrando le migliori performance di crescita è la via maestra per resistere alla vera e propria recessione che colpisce l’Italia e l’Europa. È importante capire che non tutto il mondo è in crisi, tutt’altro: ci sono Paesi in cui il Pil cresce a ritmi molto sostenuti e le Marche vogliono guardare a quelle aree. È questa la strategia marchigiana allo sviluppo, declinata ai tempi della recessione. Non puntiamo solo a portare le imprese all’estero, ma anche ad attrarre investimenti del mondo nelle Marche. Lo facciamo spingendo l’acceleratore su percorsi di internazionalizzazione già avviati da molti anni. Le esportazioni non ci bastano più, ma è necessario costruire progetti solidi tra partner economici su profili di natura globale. Questa è la nuova frontiera dell’internazionalizzazione. Solo così l’economia mondiale potrà ritrovare la strada della crescita e l’Europa il suo equilibrio economico e finanziario. Al centro di questa strategia c'è l’impresa, soggetto principale della creazione di reddito e occupazione. Istituzioni, associazioni di categoria, centri di ricerca, università devono assumere questa prospettiva ed accompagnare le strategie d’internazionalizzazione dell’impresa.

Su questi temi siete partiti in anticipo rispetto ad altri. Mi sbaglio?
No, lei ha ragione. Le Marche infatti partono avvantaggiate, perché la Regione ha avviato il percorso di sostegno all’internazionalizzazione già da molti anni. Oggi questo percorso si rinnova: non più solo eventi promozionali per far conoscere le imprese all’estero, ma una vera strategia operativa fatta di promo-commercializzazione per sostenere l’export, assistenza tecnica, investimenti diretti in entrata ed in uscita a sostegno dell’economia regionale. Purtroppo sono ancora poche le imprese che internazionalizzano ed è per questo che la nostra azione è ora rivolta a colmare questo gap: la Regione sta lavorando con grande convinzione per aumentare il numero degli imprenditori che si aprono ai mercati internazionali, sostenendo in particolare la creazione di reti in grado di supportare le micro e piccole imprese in questa attività difficile e impegnativa, supportando la formazione di global manager, agevolando il credito all’internazionalizzazione.

Infine Presidente. Il MIUR e la Regione Marche hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la crescita del sistema Marche. Quali le azioni e le linee di intervento?
Nell’ambito del recente protocollo d’intesa stipulato il 30 marzo 2012, la Regione Marche e il MIUR si sono impegnati ad attivare iniziative congiunte per agevolare e sostenere le attività di ricerca e sviluppo, promuovendo la creazione di aggregazioni pubblico private ad alta valenza tecnologica. In primo luogo con questo protocollo si intende contribuire alla nascita, allo sviluppo e al potenziamento di un distretto tecnologico nelle Marche di rilevanza nazionale ed internazionale nell’ambito dell’Active Ageing e della domotica per l’Ambient Assisted Living, in cui coinvolgere anche il sistema universitario regionale. Va in questa direzione il Bando recentemente emanato dal MIUR che prevede tra gli ambiti prioritari di sviluppo e potenziamento dei cluster quello delle “Tecnologie per gli ambienti di vita”, per il quale la Regione si attiverà per valorizzare le competenze e le specializzazioni presenti sul territorio. Vogliamo infatti proporre, in condivisione con altre realtà regionali, progetti di rilevanza strategica per la crescita e la competitività delle nostre imprese. Il protocollo prevede inoltre lo sviluppo di proposte e progetti innovativi per implementare nuovi ed efficaci modelli di social housing, anche attraverso la creazione di network e partenariati pubblico-privati. L’obiettivo è fornire alle fasce sociali deboli, soluzioni, beni e servizi inclusivi e ad elevata accessibilità, basati sull’utilizzo di infrastrutture tecnologiche avanzate, soprattutto ICT, all’interno delle future smart cities and communities. Anche su queste tematiche il MIUR prevede di emanare uno specifico bando che concerteremo con le Regioni nell’ambito del Coordinamento della Conferenza dei Presidenti. L’accordo con il Ministero prevede infine la messa a sistema degli investimenti e delle iniziative destinate al sostegno e alla valorizzazione della ricerca attraverso un utilizzo sinergico delle rispettive fonti di finanziamento, anche al fine di rendere più adeguati ed efficaci i processi di trasferimento tecnologico e di favorire un sempre maggiore collegamento ed integrazione diretta tra i principali attori del sistema, in particolare tra imprese ed Università. Le linee di intervento si svilupperanno negli ambiti relativi alle tecnologie per l’Ambient Assisted Living (AAL), alle tecnologie per la “green smart home”, alle biotecnologie per il benessere e la salute della persona, alle soluzioni tecnologiche avanzate e ai materiali per prodotti “Made in Italy” personalizzati ed eco-efficienti.



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