IL LAVORO CHE NON C’È: NE PARLIAMO CON IL PRESIDENTE MOFFA

Le misure per occupazione e formazione

Intervista Silvano Moffa - Presidente Commissione Lavoro - Camera dei Deputati

La recessione “morde” e la disoccupazione sale a livelli record anche in Italia come nella maggior parte dei Paesi di Eurolandia. Ma le cifre impietose su quanti non lavorano solo sono un aspetto del problema. Esse mascherano la realtà di quei lavoratori precari che accedono con una qualche forma non tutelata e con bassi salari. Insomma, occorre agire subito perché con il rallentamento dell’economia siamo sull’orlo di una recessione mondiale dell’occupazione che potrebbe durare un intero decennio. Ne abbiamo parlato con Silvano Moffa, Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.


Ogni indagine, ogni rilevazione statistica emette una sentenza impietosa. In Italia non c’è lavoro e chi lo ha rischia di perderlo. Qual è la sua valutazione in questo preciso momento storico?
La situazione occupazionale è complessa e difficile, a fronte delle conseguenze di una crisi economica senza precedenti e di livello globale, che ha colpito, in particolare, i Paesi dell’Eurozona. Rispetto a tale particolare situazione, ogni Stato membro ha tentato di rispondere adottando politiche congiunturali in diversi campi, pur in un quadro unitario di tendenze normative comunitarie, nell’ottica, innanzitutto, di sanare i bilanci e, successivamente, di rilanciare la produttività e l’occupazione. Sotto questo profilo, l’impegno dell’Italia è stato forte e ha consentito di scongiurare i rischi di una degenerazione della crisi, pur a fronte di evidenti sacrifici posti a carico della collettività in termini di un minor impegno della spesa pubblica in vari settori: uno di questi settori, ovviamente, è stato il mercato del lavoro.
Occorre ora implementare la successiva fase politica – che è assolutamente necessaria – dedicata allo sviluppo economico, al fine di porre le basi per una ripresa delle attività produttive e dei livelli occupazionali, ma è evidente come ci sia ancora molto da fare, anche a livello europeo, tenuto conto che il ritorno ad un normale funzionamento del mercato del lavoro potrebbe essere garantito da una generale ripresa dell’economica, da favorire anche attraverso politiche comuni in campo finanziario e sociale. Alcune analisi sul fenomeno e possibili soluzioni sono state, peraltro, condensate in un documento conclusivo che la XI Commissione (Lavoro) della Camera, che ho l’onore di presiedere, ha approvato a conclusione di una importante indagine conoscitiva sul mercato del lavoro tra dinamiche di accesso e fattori di sviluppo: invito tutti gli utenti della vostra rivista a consultarla (è disponibile anche sul sito Internet della Camera) per acquisire preziosi elementi informativi sul tema.

Le attuali norme – si dice – frenano la voglia di assumere, anche quando questa possibilità esiste. È così?
A mio avviso, nessuna fattispecie normativa di per sé potrebbe disincentivare la spinta all’innovazione e alla ricerca di un soggetto imprenditoriale, laddove vi siano determinate condizioni economiche e sociale propizie ad uno sviluppo delle attività produttive. E’ chiaro, tuttavia, che il funzionamento del nostro mercato del lavoro risente della presenza di taluni elementi distorsivi di carattere burocratico e normativo riguardanti, in particolare, il funzionamento dei centri per l’impiego, la forte precarizzazione dei rapporti di lavoro (a cui fa fronte una tutela forse troppo rigida dei lavoratori a tempo indeterminato), l’assenza di un regime universale di ammortizzatori sociali. Il Parlamento e il Governo in questa legislatura hanno cercato di intervenire anche su tali fattori, attraverso l’adozione di diversi provvedimenti: la recente riforma del mercato del lavoro, fortemente voluta dal Governo Monti, ha acceso i riflettori su questi temi, con alcune luci e molte ombre; tuttavia, prima di dare un giudizio definitivo sulla riforma, è bene ricordare che la stessa legge di riforma ha previsto l’avvio di un attivo monitoraggio rivolto ad individuare soluzioni tese ad un costante miglioramento della normativa.

Misure per occupazione e formazione. Quali strumenti sono oggi necessari per superare questo momento drammatico?
È indubbio che il fenomeno della disoccupazione, soprattutto giovanile, abbia raggiunto vaste proporzioni, risultando in costante crescita e producendo preoccupanti ricadute socio-culturali. Appaiono sempre più necessarie, pertanto, politiche attive del lavoro che sappiano spezzare il dualismo presente nel mercato del lavoro, garantendo ai giovani l’opportunità non solo di trovare lavoro, ma di crescere a livello professionale, nell’ambito di un percorso lavorativo più stabile e continuo, anche in prospettiva della maturazione di adeguate prestazioni previdenziali. In questa ottica formativa, giudico importante valorizzare forme di accesso al mercato del lavoro quali l’apprendistato e gli strumenti contrattuali più stabili, prevedendo, per le ipotesi di temporanea uscita dal lavoro, più estesi interventi di sostegno al reddito che siano accompagnati da idonei processi di riqualificazione professionale, alla stregua di quanto già si prevede – anche se in forma solo abbozzata e tutta da verificare al termine del monitoraggio cui ho fatto riferimento prima – nella legge di riforma del mercato del lavoro a più riprese richiamata. Ricordo, peraltro, che già rispetto a tale riforma, tuttavia, si è avvertita l’esigenza di prevedere ulteriori interventi migliorativi, d’intesa tra Parlamento e Governo, che sono stati inseriti nel decreto-legge cosiddetto “sviluppo”.

Esiste un’agenda politica? Siete in grado di dare risposte precise?
L’impegno dei gruppi parlamentari su tali delicate tematiche è sempre alto, ma non si può ignorare che i margini per una programmazione adeguata dell’agenda politica siano esigui, a fronte di una ristrettezza dei tempi determinata da una legislatura ormai prossima alla scadenza. Fermo restando che sarà necessario valutare gli sviluppi futuri nell’attuale quadro politico, osservo, tuttavia, che tematiche connesse al rilancio dell’economia e alle garanzie dei lavoratori non dovrebbero essere appannaggio di una o dell’altra forza politica, ma rientrare in un discorso comune da portare avanti con convinzione in qualsiasi momento. La XI Commissione è in questo periodo impegnata, ad esempio, nello studio di soluzioni normative necessarie alla risoluzione della questione dei cosiddetti “esodati” e ha intenzione di proseguire con convinzione la sua attività legislativa: è previsto in calendario l’esame di provvedimenti importanti in materia di totalizzazione dei contributi previdenziali, ricongiunzioni onerose, riassetto degli enti previdenziali, sostegno dell'imprenditoria e dell'occupazione giovanile e femminile, con i quali si tenta di portare avanti un’azione di tutela dei diritti dei lavoratori, pur nella consapevolezza che qualsiasi iniziativa parlamentare deve fare i conti con risorse finanziarie limitate.

Libertà di licenziare, libertà di assumere. Il dibattito sulla flessibilità nel mondo del lavoro non si placa. Come la vede lei?
È innegabile che nel nostro Paese la disciplina del contratto a tempo indeterminato si configuri in termini assai rigidi, soprattutto per quanto attiene alla risoluzione del rapporto di lavoro, sebbene talune modifiche positive siano state introdotte in materia con la recente riforma del mercato del lavoro. Ritengo, infatti, che taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro - tra cui, ad esempio, la tendenza spiccata ad una precarizzazione dei rapporti - o alcune caratteristiche peculiari del tessuto imprenditoriale italiano (come il micro-dimensionamento delle aziende) trovino spiegazione (almeno in parte) proprio nella riluttanza degli imprenditori ad assumere i rischi connessi agli elevati costi di uscita dai contratti a tempo indeterminato.
Alla luce di questo, auspico che possa proseguire la tendenza normativa affermatasi negli ultimi tempi, nel segno di un’attenuazione della rigidità in uscita dai contratti a tempo indeterminato, accompagnata da un’apertura della contrattazione a livello decentrato o aziendale, e controbilanciata da un’attività di contrasto alla precarizzazione dei rapporti di lavoro (che non deve tradursi, tuttavia, in una limitazione degli strumenti di flessibilità per le aziende), nell’ambito della realizzazione di un mercato del lavoro bilanciato ed equilibrato, assistito da adeguati strumenti di sostegno al reddito.

Come incentivare forme di lavoro stabili che vengano incontro alle aziende ed evitino la precarietà?
Come già detto in precedenza, ritengo doveroso valorizzare tutti quegli strumenti contrattuali che mirano alla formazione del lavoratore, assicurandogli al tempo stesso le necessarie garanzie sociali e retributive. Giudico in tal senso importante la valorizzazione di strumenti quali l’apprendistato e la somministrazione di lavoro, che coniugano sicurezza e formazione del dipendente con l’esigenza dell’impresa di beneficiare di forme di impiego adattabili alle variabili spesso imprevedibili della produzione. Ritengo che le novità normative di recente introdotte in tali materie, seppur migliorabili, siano state positive e debbano incentivare il legislatore a proseguire su questa strada.

Infine una domanda. I ragazzi, ma non solo, non lo cercano proprio più il posto di lavoro. Un popolo di scoraggiati che tanto, dicono, non lo trovano. Cosa si sente di dire loro?
È stato più volte affrontato – presso la Commissione Lavoro della Camera dei deputati, anche attraverso lo svolgimento di indagini conoscitive specifiche (tra cui quella prima richiamata) – il tema dell’incremento del numero dei giovani esclusi dal circuito di formazione-lavoro: mi riferisco ai cosiddetti NEET, ovvero a coloro che, nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni, non lavorano, non cercano lavoro e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. E’ importante fornire a questi giovani la speranza di un mutamento della loro condizione, attraverso la predisposizione di misure con le quali provvedere alla messa a punto di un sistema di educazione, di formazione professionale, di orientamento e collocamento capace di preparare concretamente il giovane al mondo professionale, favorendo l’incontro tra l’offerta di lavoro e i bisogni reali del mondo produttivo.
Ritengo, tuttavia, che la ricetta migliore per ridare fiducia a questi ragazzi sia rappresentata da una complessiva ripresa dell’economia e dello sviluppo, senza la quale qualsiasi innovazione sul piano normativo rischierebbe di rimanere priva di efficacia: il nostro impegno sarà sempre massimo e orientato a far sì che ciò possa accadere il prima possibile.



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