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LA CAMPAGNA NAZIONALE ITALIANA SU “IL VALORE ETICO DELLA QUALITA’”

di Mariacristina Galgano, amministratore delegato del GRUPPO GALGANO

L’edizione 2019 della Campagna italiana sul Valore Etico della Qualità

Numerose le aziende  che stanno già prenotando la loro adesione alla   Campagna Nazionale Qualità “Il Valore Etico della Qualità”, l’evento annuale che ha l’obiettivo di  chiamare a raccolta il mondo delle imprese per testimoniare il ruolo strategico della Qualità a beneficio del nostro Paese. Una Campagna di Comunicazione condivisa  tuttora unica nel suo genere in Italia, che ricorda l’importanza  della Qualità come elemento di sviluppo economico, sociale e culturale.

Il Valore Etico della Qualità, con i suoi approcci alla Crescita Culturale delle Persone, alla Lotta agli Sprechi, all’applicazione della Lean Organization e del Miglioramento Continuo può, infatti, cambiare realmente la Storia del nostro Paese, perché è applicabile in ogni settore dell’Industria Manifatturiera, nei Servizi, nella Pubblica Amministrazione e in Sanità, condiziona la nostra vita e dipende da tutti noi.

Anche quest’anno organizzeremo numerosi Eventi di scambio know how, di condivisione di Best Practices e di confronto con numerose realtà aziendali. Le aziende che lo desiderano possono assicurarsi uno spazio di visibilità da subito nel circuito web e nei prossimi mesi nel circuito media cartacei, affissioni e convegni.

Forte l’impatto della edizione 2018 della Campagna, sia per coerenza tra campagna di comunicazione e approfondimento dei contenuti discussi  nella serie di convegni aperti che hanno visto la testimonianza di 16 best practices aziendali e la partecipazione di  manager e imprenditori, sia per capillare diffusione via social  web,  sui principali quotidiani nazionali, magazine e nelle affissioni aeroporti.

L’iniziativa di Alberto Galgano

Eravamo negli anni ’80 quando Alberto Galgano, fondatore nel 1962 di una delle prime società di consulenza di direzione italiane, la Galgano & Associati consulting, decise di avviare la Campagna Nazionale per la Qualità;  per la precisione nel novembre del 1989.
In quel tempo l’economia mondiale era in un periodo di forte crescita, le aziende puntavano a produrre elevati volumi.
Tuttavia da lontano - e cioè dal mondo giapponese arrivavano i primi segnali di “rivoluzione” industriale. Il mercato americano veniva lentamente ma inesorabilmente invaso da macchine di produzione giapponese di elevatissima qualità a costi molto contenuti.
Era cominciata la Rivoluzione della Qualità Totale.

La “rivoluzione “ della Qualità Totale che arriva dal Giappone (ma da un professore americano)

Il mercato delle auto, settore in cui le aziende americano avevano posizioni di forte leadership, e su cui quindi si sentivano particolarmente forti, si trovò sotto attacco grazie al nuovo modello manageriale che vedeva nella qualità l’arma competitiva fondamentale. Veniva inoltre eliminato un consolidato principio manageriale comune secondo il quale “fare qualità” significava sostenere più costi.
Le aziende giapponesi stavano dimostrando che questo non era vero mettendo in discussione tutti i principi manageriali e organizzativi delle aziende occidentali.
Famosa fu una trasmissione americana che scosse un po’ l’opinione pubblica che si chiamava “If Japanese can do it, why can’t we?“. La stessa domanda alcuni anni dopo se la fece Romiti, in Fiat, quando avviò con Galgano il programma Total Quality.
Gli americani scoprirono che dietro a questa rivoluzione vi erano gli insegnamenti di un professore americano, Edward Deming (che solo in seguito divenne famosissimo).
Egli aveva insegnato ai giapponesi, la cui economia era stata distrutta dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale, il concetto di controllo qualità diffuso in tutti processi aziendali, non solo quelli produttivi. L’approccio Company Wide Quality Control, che divenne poi noto come Total Quality.
Il principio era “fare le cose giuste la prima volta” e dunque risparmiare costi di rilavorazione, controllo, ecc. Ma l’elemento più straordinario di questa rivoluzione manageriale era dato dal ruolo degli operatori , che anziché essere visti come dei semplici esecutori diventano protagonisti del processo di Miglioramento Continuo, con una forte e inedita valorizzazione del loro know how.
Inoltre la qualità non veniva più definita come “aderenza alle specifiche”, bensì come “ piena soddisfazione del cliente”.
La qualità usciva quindi dall’ambito tecnico ed entrava nella stanza del Consiglio di Amministrazione come leva competitiva fondamentale.
Concetti scontati oggi, ma che allora rappresentavano un vero e proprio cambiamento culturale.

La risposta dei Paesi Occidentali

Consapevoli del “salto” culturale che questa rivoluzione imponeva alle aziende pubbliche e private, quasi tutti i Paesi occidentali (Stati Uniti, Francia, Germania, Gran Bretagna) diedero vita ad iniziative di comunicazione e diffusione di questi concetti. Venne creata la Giornata Mondiale della Qualità (per volere delle tre grandi Associazioni Mondiali della Qualità: ASQ - American Society for Quality, JUSE – Japanese Union of Scientists and  Engineers, EOQ - European Organization for Quality), il Mese della Qualità e così via.

La decisione di Alberto Galgano

Solo in Italia purtroppo a livello nazionale non venne intrapresa alcuna iniziativa a livello governativo. Alberto Galgano - che a 17 anni era “scappato” di casa per arruolarsi come volontario con gli inglesi per la liberazione dell’Italia, decise, per il profondo attaccamento che aveva per il suo Paese e per le aziende italiane, che bisognava fare qualcosa.  
Egli era consapevole delle enormi potenzialità che le aziende italiane avrebbero avuto se fossero riuscite a fare questo “salto” culturale. Decise quindi, a fronte del vuoto di un’iniziativa governativa, di farsi lui promotore di una Campagna Nazionale della Qualità.
Per farlo ebbe l’intuizione di chiamare a raccolta altre aziende italiane che con lui potessero farsi promotrici di una Campagna di Comunicazione Nazionale che ricordasse a tutti l’importanza della Qualità come fattore chiave per la crescita del nostro Paese.

Il valore etico della qualità, cosa significa?

Ma  cosa si intende per valore etico della qualità?
Oggi dopo tanti anni, in cui questi concetti sono stati in parte già acquisiti, la qualità non ha più solo un valore economico, ma anche un valore etico.
Qualità significa rispetto per i propri clienti, il che presuppone  attenzione e capacità di ascolto, ma anche la capacità di “educare” affinché si possano utilizzare al meglio i prodotti/servizi dell’azienda pubblica o privata che sia.
Ma qualità significa rispetto profondo per le persone che lavorano nella propria azienda, senza nessuna distinzione, anche per quelle che svolgono un ruolo più operativo.
Perché qualità significa investire in formazione e sviluppo delle persone, ma anche  coinvolgimento per ingaggiare le persone nel miglioramento continuo.
Qualità implica rispetto per i propri fornitori che possono diventare dei preziosi “alleati” nel delicato processo di miglioramento della qualità e di innovazione. Fornitori non più come antagonisti, ma come una risorsa importante, ad esempio nella filiera italiana di numerose aziende, per competere a livello globale.
Qualità è però anche intesa come rispetto per il territorio. Significa intavolare un dialogo con gli attori che circondano l’azienda, quali scuole, comunità locali, enti pubblici per fare dell’azienda un elemento di crescita e di prosperità.

La qualità dipende da ciascuno di noi  

Da ultimo, ma forse più importante, la  qualità può avere un valore etico per ciascuno di noi.
Ciascuno di noi può infatti, dare un contributo per migliorare le condizioni economiche sociali all’interno del contesto in cui viviamo. Questo significa essere consapevoli che la qualità di fatto dipende da ciascuno di noi.  È vero che esistono norme, procedure, circolari che possono in parte vincolarci. Ma nessuno ci può vietare nello svolgimento del nostro lavoro di fare un sorriso, di avere un gesto di attenzione per il cliente interno o esterno, di curare il dettaglio, di fare il proprio lavoro con attenzione, avendo sempre chiara la missione che ciascuno di noi svolge.
A  ognuno di noi è  capitato di entrare un giorno in un ospedale, di entrare in una scuola, di andare ad uno sportello bancario o postale e comprendere il valore di un sorriso, di un atteggiamento di ascolto, un piccolo gesto che dipendeva solo ed esclusivamente dalla persona che avevamo di fronte. Qualità quindi significa sapersi mettere nei panni degli altri, nella forte consapevolezza che in una comunità vi è sempre l’elemento chiave della “reciprocità”.
Ciascuno svolge, a fasi alterne, sia il ruolo di cliente che quello di fornitore. Io posso “servire” una persona e poi scoprire che quella persona un giorno sarà il maestro di mio figlio, l’infermiera che curerà la mia madre anziana, il tecnico che mi risolve un problema. Avere questa visione di lungo termine, mettere le basi per una comunità che fa della qualità l’elemento centrale per lo sviluppo non solo economico, ma anche sociale del proprio Paese.

Ecco, ricordarci di questo quando a nostra volta svolgiamo il nostro ruolo manageriale di imprenditori, di professionisti significa comprendere il valore etico della qualità, per la crescita culturale economica e sociale del nostro Paese.
Qualità quindi non significa “attendere” che qualcuno faccia la prima mossa, ma comprendere che ciascuno di noi, nel suo piccolo,  può fare la differenza.


20/06/2019