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DOPO ANNI DI SLOGAN È L’ORA DELLE AZIONI CONCRETE

L'occasione autostrade del mare

Intervista con Tommaso Affinita, Amministratore Delegato Rete Autostradale Mediterranee

“Per lungo tempo il richiamo alle Autostrade del mare ha rappresentato poco più di uno slogan”. Solo ora progetto comincia solo ora a dare qualche risultato accettabile. È impensabile che un Paese come l’Italia, per la sua conformazione geografica, si lasci scappare un’occasione così importante. Ma occorre progettualità, risorse, interventi infrastrutturali, volontà politica, condivisione dell’obbiettivo. Tommaso Affinita, Amministratore delegato di Rete Autostrade Mediterranee risponde alle nostre domande.


In un Paese come l’Italia che per conformazione geografica avrebbe opportunità enormi, il tema delle Autostrade del Mare dovrebbe rappresentare un “punto forte” di ogni agenda politica e tecnica. Oggi è così?
Per lungo tempo il richiamo alle “Autostrade del mare” ha rappresentato poco più di uno slogan che esprimeva soltanto l’auspicio di una alternativa marittima al predominante trasporto su gomma; negli ultimi 4/5 anni lo slogan si è tradotto in qualcosa di molto concreto. Si è colta cioè la forte convenienza di trasferire quote crescenti di traffico commerciale dal “tutto-strada” al combinato “strada-mare”, apprezzando la valenza ambientale di questa scelta (minore inquinamento, viabilità meno congestionata), la sua maggiore economicità (più ridotti consumi, minor logorio del parco-automezzi) infine la sua efficacia in termini di fluidità di movimento e puntualità delle consegne.
Si è in tal modo sempre più diffuso un reticolo di rotte marittime che ha positivamente sfruttato appunto la particolare conformazione geografica del nostro Paese: basti pensare all’insularità della Sicilia e dunque alla sua penalizzazione in termini logistici per l’accesso ai mercati europei, un handicap che ora è, in misura notevole, alleggerito dalle numerose “Autostrade del mare” che partono dagli scali siciliani e consentono all’auto-trasporto di giungere rapidamente e comodamente in Spagna come in Austria, Germania e Centro-Europa.
È importante dunque che, nel prossimo futuro, il tema delle “Autostrade del mare” rimanga centrale e prioritario sia nell’Agenda nazionale che nella politica europea dei trasporti.

Cosa ha impedito fino ad oggi un maggior utilizzo dei corridoi marittimi per il trasporto di cose, merci e persone?
Il principale ostacolo è stato finora rappresentato dalle caratteristiche del modello dei trasporti storicamente costruito nel nostro Paese, un modello essenzialmente incentrato sul trasporto stradale, marginalizzando così sia l’alternativa ferroviaria, soprattutto nel cargo, che quella marittima; conseguentemente la politica dei trasporti si è orientata ad indirizzare cospicui flussi di investimenti verso il comparto autostradale, riducendo notevolmente le risorse a disposizione dello sviluppo della rete ferroviaria e soprattutto del comparto marittimo (dalla portualità ai sostegni per il potenziamento e l’ammodernamento del naviglio).
Oggi è sempre più condivisa l’esigenza di un riequilibrio tra le diverse modalità di trasporto che - senza ovviamente rinnegare la centralità del trasporto su gomma - consenta tuttavia di affiancarlo ed anzi di decongestionarlo con modalità alternative certamente efficienti come appunto le “Autostrade del mare”.

Autostrade del Mare significa anche incentivare le infrastrutture interessate, a partire dai porti e dalle circonvallazioni per uscirne. Un bel problema?
Certo, se si vuole promuovere le “Autostrade del mare” occorre intervenire a valle, potenziando le infrastrutture portuali destinate a questo particolare tipo di trasporto, che richiede ad esempio banchine dedicate per velocizzare il traffico, ovvero sistemi intelligenti di informazione e telematizzazione a disposizione degli operatori; permane poi la criticità rappresentata dal cosiddetto “ultimo miglio”, cioè i raccordi tra i nodi portuali e la rete di viabilità. Sono ancora troppi i rallentamenti, i veri e propri “colli di bottiglia” per l’accesso e l’uscita dai porti che finiscono con il penalizzare l’operatività degli auto-trasportatori (per i quali, ovviamente, la velocità di spostamento è un’esigenza assoluta), scoraggiandoli così dall’utilizzare i traghetti in servizio sulle “Autostrade del mare”.

Autostrade del Mare significa altresì incentivare le azienda di autotrasporto a far salire i propri camion sulla nave invece che passare per le autostrade. Come fare?
Su questo versante è stata decisiva l’introduzione in Italia dell’Ecobonus, un incentivo che ha fortemente sostenuto l’auto-trasporto (attraverso meccanismi di rimborso di una parte della tariffa marittima), inducendolo a spostarsi verso le “Autostrade del mare”. Dopo un triennio di piena operatività di tale incentivo, vi sono attualmente difficoltà a livello comunitario per consentire una proroga di tale misura per le annualità 2010-2011; il Governo, con il sostegno della RAM, si sta battendo per superare questo ostacolo e garantire l’erogazione dell’Ecobonus anche per quelle due annualità.
Tuttavia occorre lavorare – e la RAM è fortemente impegnata in questa prospettiva – al superamento di una politica soltanto nazionale degli incentivi, per immaginare invece un “green incentive” di livello comunitario, con una forte valenza ambientale, in grado di sostenere lo sviluppo delle “Autostrade del mare” per l’intera Unione Europea ed anche in proiezione mediterranea in modo da intensificare i traffici con la Sponda nord-africana.

Altrove c’è tutta un’economia in espansione, penso alla Cina o all’India, che esportano beni e prodotti utilizzando proprio il mare per raggiungere l’Europa. Stiamo rischiando di perdere importanti occasioni?
Il rischio per il nostro Paese è senz’altro fondato; dalle economie non più emergenti ma ormai fortemente consolidate dell’East Asia (penso soprattutto alla Cina) proviene ormai un flusso crescente di traffici marittimi diretti verso i mercati europei; perdipiù questi traffici utilizzano navi porta-containers di dimensioni sempre più gigantesche (presto si arriverà ai 20.000 teus per unità) e con grandi pescaggi.
La nostra portualità, in mancanza di adeguati investimenti, (fondali, banchine, attrezzature) verrà ancor più emarginata sia nella tradizionale competizione con i porti del “Northen-Range” (Rotterdam, Amburgo, Anversa si stanno continuamente potenziando) che nella sfida con i nuovi scali nord-africani in grande espansione (da Port-Said a Tangeri).

Rete Autostrade Mediterranee nasce nel 2004 con lo scopo di realizzare il Programma nazionale delle Autostrade del Mare. Come operate e quali obiettivi vi siete dati per centrare l’obiettivo?
RAM è stata recentemente rilanciata con il passaggio del suo capitale al Ministero dell’Economia, che è il nostro unico Azionista, ed attraverso una positiva collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture per il quale la nostra Società ha gestito e gestisce tuttora la politica degli incentivi, dall’Ecobonus al Ferrobonus (per lo sviluppo della modalità ferroviaria) fino agli importanti programmi di formazione professionale per gli auto-trasportatori.
Di particolare rilievo è poi il ruolo della RAM nello sviluppo dei molteplici Progetti comunitari per le “Autostrade del mare” ed il potenziamento dei Corridori marittimi di interesse per l’Italia; sono Progetti che vedono attivamente partecipe la RAM sia come partner di Autorità portuali, Università, Centri di ricerca sia in qualità di leader, come sta accadendo ad esempio per “Adriatic Gateway”, un Progetto strategico per la valorizzazione del Corridoio Adriatico.
Nonostante i pesanti vincoli posti dalla “spending review”, ci sforzeremo di portare avanti con impegno la missione affidata alla RAM, consapevoli del contributo che, per la nostra parte, possiamo dare allo scopo di rendere più efficiente e competitivo il sistema logistico, un asset decisivo per l’intera economia del nostro Paese.



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