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La Galleria dei giovani artisti internazionali


White Noise Gallery nasce da un'idea di Carlo ed Eleonora, due giovani con una fortissima passione per l'arte e accomunati dalla curiosità verso il contemporaneo.

Carlo, puoi raccontarci la genesi di questo progetto?

Il progetto è nato principalmente dall’incoscienza dei due soci fondatori e dalla loro grande passione per l’arte. Sia io che Eleonora proveniamo da ambienti normalmente distanti da quello delle gallerie avendo studiato rispettivamente ingegneria ed architettura ma siamo sempre stati accomunati dall’amore per l’arte e dalla curiosità insaziabile verso il contemporaneo. Da parecchi anni ormai ci siamo avvicinati al mondo delle gallerie come collezionisti e come collaboratori ed aprire finalmente uno spazio nostro era la logica conclusione di un percorso che, nel caso di Eleonora, è durato quasi dieci anni.
Una volta presa la decisione di aprire uno spazio ci siamo trovati concordi nel volerlo aprire a Roma facendo una scelta apparentemente logica, visto il bacino di potenziali clienti, ma realmente di rottura rispetto alle indicazioni che arrivano dal mercato. Abbiamo deciso di inserirci con una proposta giovane e dinamica in un contesto molto strutturato dal quale la maggior parte degli attori di mercato sta prendendo le distanze.
L’apertura dello spazio fisico a Via dei Marsi è stato come la prima teatrale di uno spettacolo la cui stesura era iniziata anni prima. Dietro al vernissage ci sono stati almeno 8 mesi di duro lavoro di preparazione; era assolutamente fondamentale che la galleria fosse esattamente come la avevano pensata. Aprire un’attività come la nostra, così fortemente dipendente dai rapporti personali, richiede come elemento basilare una totale convergenza fra il modello di business e le idee dei proprietari. Sia io che Eleonora volevamo aprire uno spazio di ricerca, che valorizzasse gli artisti e che potesse dare l’opportunità a più persone possibili di assaporare un pizzico di quello che il mondo dell’arte ha da offrire in questo momento. Per farlo abbiamo cercato uno spazio ampio e particolare che ci aiutasse nella nostra missione di richiamare le grandi gallerie del passato, contraddistinte dall'essere "un po’ meno boutique ed un po’ più museo”.

La crisi non ha risparmiato nemmeno l'arte, con musei spesso alla prese con un calo di visite. Quel'è il tuo approccio per fare di White Noise un nuovo punto di riferimento dell'arte a Roma?

La crisi ha avuto nel mondo dell’arte le stesse dinamiche che ha avuto negli altri settori; in sostanza ha decimato i piccoli collezionisti ed ha moltiplicato i super collezionisti che, negli anni della crisi, hanno letteralmente sgretolato qualunque record d’asta. Sfortunatamente le dinamiche del grande collezionismo sono del tutto precluse alla grandissima maggioranza delle gallerie d’arte e quindi possiamo tranquillamente dire che commercialmente questa crisi ha avuto effetti devastanti per la maggior parte del sistema. Per quanto riguarda i cali di visite nei musei il discorso è molto più complesso e si lega principalmente alle dinamiche di cattiva gestione del patrimonio culturale di questo paese. Un paese in cui l’insegnamento della storia dell’arte è ritenuto meno importante di quello della chimica non può lamentarsi di avere i musei vuoti; nessun adolescente comprerebbe un libro di Baudelaire se da bambino non gli avessero insegnato a leggere.
L’approccio della galleria è figlio diretto di queste considerazioni. Il nostro scopo non è quello di vendere artisti conosciuti a collezionisti navigati ma quello di vendere il lavoro di giovani artisti a collezionisti che non avevano la benché minima idea di esserlo. Questo risultato si raggiunge attraverso un lavoro di ricerca costante verso i nuovi artisti e soprattutto con un approccio facile, non superbo e serio nei confronti del potenziale collezionista. Si può dire che il nostro successo si misurerà sul numero di persone che riusciremo a far innamorare dell’arte: il collezionismo, il desiderio di possedere un’opera per se, è un sottoprodotto inevitabile dell’innamoramento verso un’artista o verso un particolare quadro. Lavorare con giovani artisti ci offre inoltre la doppia possibilità di mostrare qualcosa di veramente contemporaneo ed al contempo ci permette di esporre opere con prezzi realmente abbordabili da tutti con la speranza che sempre più persone capiscano che, a tempo debito, anche un quadro di Picasso è costato meno di un bel maglione.


La tua è una startup sul viale del consolidamento. Cosa ti senti di suggerire a chi vuole provare a "camminare con le sue gambe”?

Il consiglio che mi sento di dare è banalmente quello di osare. L’aspetto fondamentale ed imprescindibile è l’amore per quello che si vuole andare a fare ed in seconda battuta la capacità di osare e di prendersi serenamente, per quanto possibile, dei rischi. Per quanto si possa essere abili nel pianificare il lancio di un’attività non si potrà mai essere in grado di prevederne ogni aspetto e, quando ci si trova davanti al celebre imprevisto, bisogno avere la forza di credere nella bontà della propria idea e di osare. I rischi vanno contenuti e bisogna in ogni caso essere sicuri di avere almeno un paracadute da parte ma l’attitudine a buttarsi ed a sostenere caparbiamente le proprie idee è quello che differenzia un creatore da un esecutore. Quando poi è un ingegnere a violentare la propria natura calcolatrice ed a dare un consiglio del genere questo dovrebbe risultare ancora più pesante.

05/05/2014
redazione@paginemonaci.it
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