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Piccole ma resistenti


La Banca Popolare del Lazio è riuscita ancora una volta a mantenere dritta la barra. L'utile netto è salito a 9,5 milioni, aumentando del 3,5% sul 2011, mentre gli impieghi sono cresciuti del 2,2%, totalizzando 1,3 miliardi di euro

La crisi imperversa per il quinto anno consecutivo, ma la Banca Popolare del Lazio è riuscita ancora una volta a mantenere dritta la barra. Domani l'istituto di credito guidato dal presidente Renato Mastrostefano si riunirà in occasione dell'assemblea, convocata per l'approvazione del bilancio 2012, archiviato con profitti e impieghi in crescita.
L'utile netto è salito a 9,5 milioni, aumentando del 3,5% sul 2011, mentre gli impieghi sono cresciuti del 2,2%, totalizzando 1,3 miliardi di euro. Bene anche la raccolta, che a fine esercizio aumenta la consistenza a 1,4 miliardi (+4,1%), ma i cui costi hanno inciso negativamente sul margine di interesse, ridottosi del 3,6%. Il patrimonio di vigilanza risulta invece pari a 257,9 milioni, esprimendo un tier 1 capital ratio del 17,63% e un total capital ratio del 19,12%. «Tale andamento positivo», spiega Mastrostefano, «è da ricercare in tre diversi aspetti: un radicamento nel territorio che permette un'opportuna analisi del tasso di rendimento che solo la conoscenza della piazza consente». E poi c'è «l'attenta cognizione delle opportunità di business, con l'avvicinamento alle categorie economiche più consolidate». Senza dimenticare «la fiducia da parte della clientela che, comprendendo la nostra strategia, condivide e attiva un ciclo virtuoso di sviluppo». Al contempo la banca con sede a Velletri (Roma), è stata però costretta a effettuare robusti accantonamenti per ulteriori 5,7 milioni (+54% sul 2011) raggiungendo così quota 16,1 milioni, al fine di prevenire il rischio di insolvenza del credito dovuto alla sempre maggiore difficoltà da parte di famiglie e imprese a restituire i prestiti. «Senz'altro la crescente disoccupazione, stante l'aumentato ricorso alla cig e la mancata creazione di nuove attività produttive, ci porta a delineare un quadro futuro non roseo», spiega Mastrostefano. Allargando il discorso «la chiusura di tante realtà aziendali fa ritenere che l'auspicata ripresa sarà sempre più lenta». Certo che se lo Stato onorasse i suoi debiti sarebbe tutto più facile. «Onorare i debiti verso chi ha lavorato è una verità biblica» dice chiaro e tondo Mastrostefano; «è improprio che la Pa abbia tale condotta. I primi 40 miliardi sono solo un acconto del globale del quale peraltro non se ne conosce una precisa quantificazione». Sì ma le banche? «Successivamente, una volta riconquistata la fiducia nel sistema Stato, dovranno impegnarsi ad assistere ulteriormente le imprese». Ma lo stesso Stato «dovrà fare in modo, anche attraverso una riduzione della pressione fiscale, di aumentare la capacità di spesa, soprattutto delle classi più deboli». (riproduzione riservata)

27/04/2013
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