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Ultimo appello al governo


Boccia, presidente della piccola industria di Confindustria: il cuneo è solo il primo passo, ma per ripartire Letta deve fare molto di più.

Enrico Letta? «Meno male che il suo governo è rimasto in piedi; la stabilità è la nostra parola d'ordine». Vincenzo Boccia, vicepresidente di Confindustria con delega al credito e alla finanza per le pmi, oltre che presidente di Piccola Industria, evita i preamboli e va subito al sodo. «Il governo, come del resto il Paese, è all'ultima chiamata.



Superato lo scoglio della fiducia, è il momento di agire senza perdere altro tempo: le imprese si aspettano una roadmap per la ripresa, costruita con azioni concrete giorno dopo giorno, possibilmente senza prese in giro». Il primo passo è la legge di Stabilità da presentare entro metà ottobre, con cui il governo vorrebbe dare un primo taglio al cuneo fiscale sulle imprese, che si apprestano a incontrare l'esecutivo proprio in questi giorni. «Certo, la priorità è la riduzione del cuneo», dice Boccia.. «Ma sarebbe un grave errore pensare che, risolta la questione del cuneo, allora il grosso sia fatto: a dirla tutta, non vorremmo che si tirassero i remi in barca troppo presto». D'altronde gli imprenditori «si aspettano soluzioni quantomeno di medio termine, senza quei piani d'emergenza buoni solo per qualche mese». Per questo, prosegue Boccia, «Letta è ora chiamato a indicare la via della ripresa attraverso interventi coerenti, di ampio respiro e in grado di incidere in modo profondo sull'economia, ricostruendo così quel circuito virtuoso da troppo tempo fermo». Tra le misure più urgenti indicate da Boccia ci sono l'alleggerimento fiscale sui profitti d'impresa, l'abbattimento del costo dell'energia per le aziende, «tra i più alti d'Europa», e naturalmente la detassazione del lavoro. «Il governo dovrebbe fare come in Germania, dove i premi di produzione sono interamente sgravati, mentre qui da noi lo sono solo in parte». Ma per Boccia i compiti non finiscono qui. C'è, per esempio, anche l'annosa questione della montagna di debito pubblico (2.072 miliardi a luglio). «Le dismissioni sono troppo timide, occorre più coraggio», osserva Boccia. Altra questione sollevata dal vicepresidente di Confindustria è il taglio della spesa per fare un po' di cassa per il finanziamento delle misure, per non parlare dei rimborsi della pubblica amministrazione. «Come è facilmente intuibile non ci si può limitare a un solo intervento: i problemi sono tanti e complessi e questo è il momento per vedere che cosa questo governo riuscirà davvero a fare per il Paese e le imprese».

09/10/2013
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Galgano












 


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